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‘Le donazioni di organi sono una cosa nobile ma, come dice la parola stessa, devono rimanere donazioni’
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05.04.2022 - 16:00
Aggiornamento: 20:28
Ats, a cura de laRegione

‘La modifica della legge sui trapianti è eticamente sbagliata’

Il giorno dopo i favorevoli, a prendere la parola sono i contrari alla nuova normativa. Su cui il popolo dovrà esprimersi alle urne il 15 maggio

La modifica della legge sui trapianti è sbagliata da un punto di vista etico, medico e giuridico e non vi sono prove che porti a maggiori donazioni di organi. È quanto sostengono i contrari alla nuova norma, sulla quale i cittadini saranno chiamati a votare il 15 maggio.

La modifica legislativa introduce il cosiddetto modello del consenso presunto. Con esso, chi non intende mettere a disposizione i propri organi dopo il decesso deve dichiararlo esplicitamente. Oggi, invece, in Svizzera vale il principio opposto: la donazione è possibile solo se l’interessato in vita si esprime a favore, ad esempio con una tessera di donatore o con il testamento biologico.

La strada sbagliata

Il comitato, composto da rappresentanti di Ps, Pev, Udf, Verdi liberali, Centro, Plr e Udc, si oppone però alla modifica. Nessuno, sottolineano gli oppositori, nega l’importanza della donazione di organi, che può salvare vite. La strada scelta viene però valutata come quella sbagliata.

Il corpo è una delle cose più personali che appartengono a un essere umano, e proprio per questo in uno Stato di diritto ogni intervento medico avviene solo previo consenso. Questo principio deve valere ancora di più per uno degli interventi più invasivi possibili: l’asportazione di un organo, sottolineano i contrari alla nuova norma. Lo Stato non può decidere per le persone e un silenzio non può essere interpretato come un’approvazione automatica.

Il silenzio non basta

«Le donazioni di organi sono una cosa nobile ma, come dice la parola stessa, devono rimanere donazioni», sottolinea la consigliera nazionale Verena Herzog (Udc/Tg). Sull’argomento, è necessaria un’ampia campagna informativa, oltre che un dibattito pubblico. Ad ogni modo, «lo Stato non può trattare i morenti come fonte di pezzi di ricambio, senza chiederlo esplicitamente».

Il fatto che il silenzio venga considerato un’approvazione viene vista come una violazione dello Stato di diritto, secondo l’ex consigliera agli Stati Verena Diener (Verdi liberali/Zh). I principi medici prevedono il consenso per ogni intervento, persino per un prelievo di sangue o un vaccino, e l’asportazione di un organo è una delle operazioni più importanti che si possano effettuare su un essere umano. Non è quindi pensabile violare proprio in questo caso i principi che vengono applicati in campo medico.

«"La dignità della persona va rispettata e protetta", si legge nella Costituzione federale, e "la forza di un popolo si commisura al benessere dei più deboli dei suoi membri", è scritto nel suo preambolo, e non c’è nessuno di più debole che una persona al momento della morte», evidenzia il consigliere nazionale Andreas Gafner (Udf/Be). «Proprio per questo serve un "no" alle urne il prossimo 15 maggio: per evitare che un diritto fondamentale dei più deboli venga abolito».

Peso sulle famiglie

La nuova legge prevede di interrogare i parenti sulle presunte volontà della persona deceduta, se questa non si è espressa nel corso della sua vita. Chiedere una rapida decisione in un momento di lutto va contro l’etica, afferma ancora il comitato. A differenza di quello che sostengono i fautori del testo, si tratta di un peso aggiuntivo, poiché in caso di "no" la famiglia verrebbe accusata di scarsa solidarietà.

«Con la nuova legge, prima si dice che diventerà donatore di organi chi non ha fatto niente per opporsi, poi però si lascia comunque ai parenti la possibilità di intervenire, una vera e propria incoerenza», secondo Susanne Clauss, co-presidente del comitato. «Lo scopo di sgravare le famiglie non viene quindi raggiunto, ma viene anzi posto maggiore peso sulle loro spalle».

Oltre a questo, viene considerato irrealistico riuscire a informare in maniera esaustiva sei milioni di adulti in Svizzera sul fatto che si devono registrare in caso di opposizione alla donazione di organi. Sarebbero così in particolare le persone da ambienti svantaggiati a vedersi asportati gli organi senza un vero consenso. Infine, non è provato che una normativa di questo genere porti a un effettivo aumento delle donazioni.

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