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26.11.2021 - 09:24
Aggiornamento: 17:15

Parmelin ai Cantoni: ‘Chi ha più contagi agisca in fretta’

Il presidente della Confederazione in una lettera: ‘Chi ha pochi contagi e molti vaccinati reagirebbe male ad altre misure a livello nazionale’

parmelin-ai-cantoni-chi-ha-piu-contagi-agisca-in-fretta
Keystone

Di fronte a una situazione “critica", con un carico ospedaliero che potrebbe aggravarsi “in qualsiasi momento e molto rapidamente”, i Cantoni, soprattutto quelli con il più alto livello di contagi e il più basso tasso di vaccinazioni, devono mettere in atto tempestivamente tutte le misure possibili per evitare che la situazione vada fuori controllo. È questo il contenuto di una lettera di quattro pagine inviata ai Cantoni dal presidente della Confederazione Guy Parmelin e resa nota dal TagesAnzeiger.

La variante Delta, osserva Parmelin, comporta decorsi più gravi rispetto a tutte le varianti precedenti. “Questo significa che le persone non vaccinate dovranno ricevere cure mediche intensive più spesso e per un periodo di tempo più lungo dopo un’infezione”. I cantoni devono quindi preparare il proprio sistema sanitario a reggere l’urto di un carico di lavoro elevato, e ciò comporta che nella presa a carico dei pazienti Covid devono essere coinvolti “gli ospedali privati, gli anestesisti liberi professionisti e gli specialisti dei centri chirurgici ambulatoriali” e che “il rinvio di operazioni non urgenti deve essere preparato con cura”.

“I cantoni più virtuosi non tollererebbero misure nazionali, a rischio la solidarietà”

I Cantoni, insomma, devono prepararsi a scenari simili a quelli dei Paesi vicini, e dovranno mettere in campo ogni misura possibile, poiché il Consiglio federale metterà in consultazione una qualche decisione a livello nazionale solo quando “i Cantoni, da parte loro, avranno preso tutte le misure e avranno esaurito le loro possibilità per fermare lo sviluppo negativo”. E l’indice in questo caso è puntato soprattutto verso i Cantoni che presentano attualmente alti tassi di contagio e bassi livelli di vaccinazione rispetto ad altri Cantoni (come ad esempio il Ticino ndr) che invece hanno fatto progressi in questo campo e presentano una bassa incidenza, e la cui volontà di tollerare altre misure drastiche a livello nazionale potrebbe essere “probabilmente bassa”. Attuare troppo presto restrizioni per tutti, virtuosi e non, “metterebbe a dura prova la solidarietà tra vaccinati e non vaccinati da un lato e le regioni con alti e bassi tassi di vaccinazione dall’altro”, secondo Parmelin.

Stesso discorso per quanto riguarda gli ospedali dei Cantoni che aderiscono meglio alle misure di protezione e hanno alti tassi di vaccinazione, che verrebbero utilizzati a pieno regime per alleviare il sovraccarico delle strutture dei Cantoni con tassi di contagio elevati, i cui pazienti dovrebbero forzatamente essere trasferiti. Ciò potrebbe essere il caso, cita Parmelin a titolo di esempio, degli ospedali di Zurigo, che potrebbero riempirsi presto dei pazienti gravi dei cantoni della Svizzera centrale. I cantoni con un alto numero di casi e bassi tassi di vaccinazione, dunque, “devono contribuire a far sì che le strutture ospedaliere degli ospedali dei centri non cantonali non siano eccessivamente appesantite”. Le misure da prendere, per i cantoni con il maggior numero di contagi, per il presidente della Confederazione devono essere prese rapidamente: stop allo shopping natalizio e ai grandi eventi, ed estensione dell’obbligo della mascherina.

Il problema, sottolinea il TA, è che diversi cantoni non hanno rispettato le raccomandazioni del Consiglio federale circa, ad esempio, i test ripetuti nelle scuole e il certificato Covid per il personale e i visitatori delle strutture di cura e per anziani: ciò che è successo, ad esempio, a Svitto, che ha il secondo più alto numero di nuovi contagi e il secondo più basso tasso di vaccinazione, così come a Uri e Obvaldo.

I Cantoni: “Ci prendiamo la nostra responsabilità, ma Berna faccia la sua parte”

Non si è fatta attendere la risposta, sempre tramite una lettera, dei direttori cantonali della sanità: da un lato, si dicono pronti ad assumersi le proprie responsabilità e mettere in atto le misure chieste già “con urgenza” dal Consiglio federale, dunque estensione dell’obbligo della mascherina e dell’uso del certificato Covid e test ripetuti nelle scuole, ciò che molti cantoni hanno iniziato già a fare nei giorni scorsi e che altri faranno nell’immediato; dall’altro, sottolineano che “i compiti dei cantoni comprendono anche l’esecuzione delle vaccinazioni, il monitoraggio dei concetti di protezione e la garanzia della capacità nei reparti di terapia intensiva”.

I direttori della sanità chiedono, ancora una volta, che anche il Consiglio federale faccia la sua parte con misure a livello nazionale. “Le possibilità includono un’estensione nazionale dell’obbligo della mascherina principalmente nei luoghi chiusi, un aumento del telelavoro, restrizioni di capacità o requisiti più severi per i concetti di protezione”. Ma, come sottolinea il TagesAnzeiger, in base alla Legge Covid solo i cantoni possono agire circa eventuali restrizioni di capienza.

La dichiarazione di ieri del consigliere federale Alain Berset sul fatto che il Consiglio federale non vuole ancora attuare alcuna misura a livello nazionale non è andata giù a tutti i Cantoni. Guido Graf, direttore del dipartimento Sanità e Socialità del Canton Lucerna, dichiara: “A volte ho la sensazione che il Consiglio federale stia guardando un virus cantonale. Avrei voluto che il governo federale facesse di più”. Non si capisce, ad esempio, perché in un cantone le mascherine siano obbligatorie al cinema e in altri no. “Inoltre, sono mesi che chiediamo alla Confederazione di andare avanti con le vaccinazioni di richiamo. Ora siamo molto in ritardo con questo”, conclude Graf. Gli fa eco il collega zughese Pfister: “Ci prendiamo le nostre responsabilità e prepariamo diverse misure”. Pfister, sottolinea però, a sua volta, che “misure uniformi sono più facili da comunicare e sono anche meglio comprese dalla popolazione”.

“Dal nostro punto di vista, ulteriori misure nazionali devono ora essere discusse”, ha detto ieri il portavoce della conferenza dei direttori cantonali della sanità Tobias Bär. “Possono essere presi in seguito se la situazione si deteriora ulteriormente”. A livello nazionale, i direttori della sanità suggeriscono di prendere in considerazione un’estensione dell’obbligo di indossare la mascherina, un aumento del telelavoro o restrizioni di capacità: più o meno le misure che il Consiglio federale suggerisce ai Cantoni.

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