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24.09.2021 - 14:16
Aggiornamento: 15:55

Test gratuiti per tutti fino al 10 ottobre

Le persone in attesa di ricevere la seconda dose di vaccino potranno invece farsi testare gratuitamente fino al 30 novembre. La misura è stata posta in consultazione

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Keystone

Le persone che hanno già ricevuto una prima dose di vaccino, potranno farsi testare gratis fino al 30 novembre prossimo per poter ottenere un certificato Covid affinché non vengano penalizzate finanziariamente.

Lo ha stabilito oggi il Consiglio federale, specificando che per garantire il tempo sufficiente per la consultazione con i Cantoni e i partner sociali (fino al 28 di settembre), il governo proroga di dieci giorni, cioè fino al 10 ottobre, l’assunzione dei costi dei test per tutti. Una decisione finale verrà presa il primo di ottobre.

L’esecutivo prevede inoltre per i turisti di facilitare l’ottenimento di un certificato Covid allestendo un organo nazionale di notifica, che dovrebbe essere operativo dall’11 di ottobre.

L’aumento, dal 13 settembre, del fabbisogno di test per i certificati Covid e la proroga di dieci giorni dell’assunzione dei costi genereranno spese supplementari stimate a 160 milioni di franchi. A questi se ne dovrebbero aggiungere altri 120 con il prolungamento fino alla fine di novembre del finanziamento dei test delle persone che hanno ricevuto soltanto la prima dose di vaccino.

Il vaccino è meglio del test

Davanti ai media, dopo la consueta riunione settimanale del Consiglio federale, il ministro della sanità Alain Berset ha nuovamente invitato la popolazione a farsi vaccinare, il modo migliore e più veloce a suo avviso per uscire dalla pandemia.

Laddove il tasso di vaccinazione è più elevato, riscontriamo anche un’incidenza minore delle infezioni, ha spiegato Berset, secondo cui il tasso di immunizzati è ancora troppo basso (62-63% si è vaccinato una sola volta) rispetto ad altri Paesi vicini.

Tale situazione non consente di abbassare la guardia e un po’ ci preoccupa – al pari delle proteste contro il certificato Covid, anche la maggioranza della popolazione approva l’operato dell’esecutivo, ha sottolineato – alla luce dell’arrivo della stagione fredda e di quanto accaduto l’anno scorso, quando il numero di infezioni è risalito rapidamente proprio in questo periodo dell’anno. I test, insomma, sono uno strumento importante per il depistaggio dei focolai, sia nelle scuole che nelle aziende, ma il rimedio principe rimane la vaccinazione.

A tale proposito, ha detto Berset, il Consiglio federale sta per firmare un contratto per procurarsi il preparato di Johnson & Johnson, un vaccino “tradizionale” che si aggiungerebbe a quello di Moderna e di Pfizer/BioNtech.

Un impulso alla vaccinazione

A giustificazione di una proroga della gratuità dei test, Berset ha dichiarato che dal 13 di settembre, ossia da quando è in vigore un obbligo più esteso del certificato Covid, il numero di persone che ha deciso di farsi immunizzare è cresciuto. All’inizio di agosto venivano eseguite 8mila vaccinazioni al giorno in media, cifra salita a 20mila a metà settembre e 30mila adesso.

Alla luce dell’incremento delle vaccinazioni, il governo propone quindi che la Confederazione si assuma i costi dei test (test antigenici rapidi e test PCR salivari aggregati) fino a fine novembre per quelle persone che hanno ricevuto la prima dose, ma che non dispongono ancora di un certificato Covid. In questo modo, il Consiglio federale vuole far sì che anche le persone che necessitano di più tempo per decidere se farsi immunizzare o meno, non debbano essere penalizzate finanziariamente dall’estensione del pass sanitario, ha detto Berset.

Per avere tempo per la consultazione e incentivare l’aumento delle vaccinazioni, il Governo ha inoltre stabilito di posticipare di dieci giorni, dal 1° al 10 ottobre, il termine a partire dal quale i costi dei test antigenici rapidi finora assunti dalla Confederazione dovranno essere pagati di tasca propria. Fino a questa data tutti i test antigenici rapidi saranno rimborsati, inclusi quelli per il rilascio del certificato Covid.

Test, un costo non indifferente

Considerati anche i desideri espressi da più parti, e il tasso di vaccinazioni in aumento, l’esecutivo ha deciso di essere più flessibile per quanto attiene ai test. Tuttavia, ha puntualizzato il consigliere federale friburghese, ciò non toglie che il Governo non ha cambiato idea su un aspetto: non tocca alla collettività assumersi i costi per i test di quelle persone che non si sono fatte ancora immunizzare.

Si tratta anche di una questione di costi, ha spiegato il ministro socialista. La settimana scorsa sono stati eseguiti 600mila test in vista dell’ottenimento di un certificato; con l’arrivo dei mesi freddi, tale numero dovrebbe salire a un milione a settimana, pari a circa 47 milioni di franchi (sempre a settimana) in caso di proroga illimitata. “Si tratta di un importo estremamente importante”, ha sottolineato, aggiungendo che tale aspetto è stato anche ciò che ha convinto il Governo a limitare in un primo momento l’assunzione dei costi fino al primo di ottobre.

In ogni caso, ha tenuto a precisare il consigliere federale viste le voci che gli sono giunte all’orecchio, nulla cambia per quelle categorie di persone che già godevano della gratuità: i giovani sotto i 16 anni, le persone che per ragioni mediche non possono ricorrere alla vaccinazione, per chi accusa sintomi della malattia e anche per chi intende rendere visita a un parente ricoverato all’ospedale o in una casa per anziani.

Coordinamento nazionale per i test PCR salivari aggregati

Nella sua seduta, il Consiglio federale ha inoltre deciso che, in aggiunta ai programmi di test cantonali, dalla metà di ottobre saranno coordinati a livello nazionale test PCR salivari aggregati per garantire lo svolgimento su larga scala di test in caso di focolai e test ripetuti aggregati in tutti i cantoni.

I test ripetuti nelle scuole, strutture sanitarie e aziende saranno gestiti da fornitori di servizi esterni. Inoltre, è posta in consultazione la possibilità di consentire la partecipazione individuale a pagamento a test PCR salivari aggregati per il rilascio del certificato di test Covid-19. Questa procedura permetterà un’identificazione più affidabile delle persone contagiate rispetto ai test antigenici rapidi.

Organo di notifica

In merito all’organo nazionale di notifica per i certificati Covid, ha affermato Berset, tutte le persone che sono state vaccinate con un preparato approvato dall’Agenzia Europea per i medicinali e hanno bisogno di un certificato per arrivare in Svizzera possono richiedere un certificato Covid svizzero. Ciò dovrebbe agevolare anche la partecipazione dei turisti alla vita sociale nel nostro Paese.

I Cantoni, stando al Governo, sono responsabili del controllo dei documenti e del rilascio dei certificati. Per facilitare la richiesta del documento alle persone che entrano in Svizzera e per sgravare le autorità cantonali, il Consiglio federale vuole istituire un organo nazionale per la notifica elettronica dei certificati Covid. Questo permetterà a chi è stato vaccinato o è guarito all’estero di caricare elettronicamente le informazioni e i documenti necessari per il rilascio del certificato.

L’attuale periodo transitorio per l’impiego di certificati di vaccinazione leggibili dall’essere umano previsto fino al 10 ottobre sarà pertanto prorogato di due settimane fino al 24 ottobre. In questo modo tutte le persone che entrano in Svizzera avranno tempo sufficiente per ottenere il certificato. Il Consiglio federale sottopone a consultazione anche questa proposta fino al 28 settembre.

Le persone vaccinate all’estero con un vaccino presente solo nell’elenco dell’OMS possono ottenere un certificato solo se residenti in Svizzera. Le persone interessate devono presentarsi di persona all’ufficio di contatto del loro cantone di residenza.

Paesi a rischio, aggiornato elenco

In accordo con gli altri Stati Schengen, la Segreteria di Stato della migrazione ha aggiornato l’elenco dei Paesi a rischio: in considerazione dell’evoluzione della situazione epidemiologica, sono revocate le restrizioni per l’entrata in Svizzera delle persone in provenienza dall’Uruguay, mentre sono state introdotte restrizioni per chi giunge nel nostro Paese dall’Albania, dall’Armenia, dall’Azerbaigian, dal Brunei, dal Giappone e dalla Serbia. Le nuove disposizioni entreranno in vigore lunedì 27 settembre, a partire dalle ore 00.00.

Non possono entrare in Svizzera i cittadini stranieri in provenienza da un Paese a rischio che desiderano soggiornare per un breve periodo nella Confederazione, ma non possono attestare alcuna vaccinazione riconosciuta. Questo vale in particolare per i turisti. Le persone in possesso di un passaporto svizzero o di un permesso di soggiorno valido possono entrare in Svizzera da qualsiasi Paese in qualsiasi momento.

Modulo d’entrata

Tutte le persone che entrano in Svizzera devono presentare un modulo d’entrata. Inoltre, chi non è vaccinato o non è guarito deve presentare un test negativo.

Ulteriori informazioni sui requisiti per l’entrata in Svizzera sono disponibili sui siti web della Segreteria di Stato della migrazione e dell’Ufficio federale della sanità pubblica. Lo strumento online “Travelcheck” permette di verificare quali persone in provenienza da quali Paesi e a quali condizioni possono entrare in Svizzera.

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