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03.04.2021 - 16:04

‘Anche ‘Bernesi’ hanno votato per Moutier giurassiana’

Trecentosettantaquattro voti di differenza tra ‘sì’ e ‘no’, uno scarto che ha sorpreso tutti. Ecco come viene spiegato.

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Keystone
La gioia degli autonomisti

18 giugno 2017: Moutier dice ‘sì’ al passaggio al Canton Giura. Ma i voti che separano favorevoli e contrari sono soltanto 137. Fioccano i ricorsi. E la prefetta del Giura bernese invaliderà la consultazione: per “problemi di ‘turismo elettorale’, domicili fittizi, gravi mancanze nell’organizzazione” del voto e “propaganda inammissibile” da parte delle autorità locali. Quasi quattro anni più tardi, il risultato della votazione-bis è inequivocabile: 2’114 ‘sì’ e 1’740 ‘no’, 374  voti di scarto. Tanti da scoraggiare anche i ricorrenti più temerari. Il risultato non è ancora cresciuto in giudicato. Ma all’orizzonte non si profilano ricorsi.

Domenica alle 18 è stato il presidente dell’ufficio di voto Claude Mottaz a proclamare il risultato. Il cittadino di Moutier una mezz’oretta prima ha strabuzzato gli occhi quando ha contato i plichi da 50 schede disposti dai 26 scrutatori sui tavoli della Sociét’halle: 34 quelli con scritto sopra ‘no’, 40 e rotti quelli con un ‘sì’. «Là ho capito che il ‘sì’ aveva vinto». Poi lo scarto si è rivelato in tutta la sua ampiezza: 374 schede. In una lunga giornata carica di «tensione», dove ha sentito «tutto il peso della responsabilità», Mottaz ha tirato un sospiro di sollievo. Perché se da un lato «nessuno se lo aspettava», dall’altro è «meglio così»: «Se ci fossero state poche decine di voti di differenza, qualcuno avrebbe potuto dire ‘hanno contato male’».

Altra musica in piazza. Laurent Coste ha festeggiato fino a notte inoltrata. Il portavoce del comitato ‘Moutier, Ville jurassienne’ e presidente del Mouvement autonomiste jurassien (Maj) non nasconde la sua sorpresa. «374? Me l’aspettavo solo nel più bello dei sogni. Speravo in 350, ma anche questo era un sogno». «Rispetto al 2017 – osserva – il campo del ‘no’ ha perso quasi 200 voti, forse in parte anche per effetto dei rigidi controlli di sicurezza. Mentre noi ne abbiamo guadagnati una settantina». 

Il travaso di voti non va giù a Marcelle Forster. «Onestamente faccio fatica», ammette». Impegnata a favore del ‘no’, la ex politica socialista si dice «davvero sorpresa». Anche perché «tutti ci dicevano che la nostra campagna – non identitaria, con un messaggio positivo – era eccellente». Pierre-Alain Brenzikofer, caporedattore del ‘Journal du Jura’: «Il comitato MoutierPlus ha scelto di non usare bandiere o altri simboli identitari. E all’inizio della campagna, per la prima volta gli autonomisti erano sulla difensiva. Ma poi gli argomenti del ‘no’ non hanno fatto presa sugli autonomisti ‘di cuore’». «I fautori di Moutier ville jurassienne sono soprattutto riusciti a imporre il discorso che, per sbloccare la situazione, non c’era altra soluzione che votare ‘sì’. Qual era il progetto dei contrari? Lo statu quo, nient’altro», afferma Pascal Bourquin, giornalista alla redazione locale del ‘Quotidien Jurassien’.

Brenzikofer è convinto che «perfino dei pro-bernesi stavolta abbiano votato per il Giura». Per «farla finita una volta per tutte, avere la pace e fare in modo che il Giura bernese possa finalmente affermarsi come regione dinamica, senza più la palla di Moutier al piede». Marcelle Forster evoca un separatismo «quasi atavico». «Qui i separatisti, i giovani soprattutto, sono militanti. Noi Bernesi non lo siamo. E chi è diventato maggiorenne dal 2017 deve aver votato in massima parte sì». 

Laurent Coste scompare in una stanza del segretariato del Maj. Riemerge poco dopo. In mano ha un grande cartellone rosso del ‘sì’. «Ne abbiamo appesi 60 ai lampadari, in una notte. I Bernesi non avrebbero mai potuto farlo, perché non hanno una base. Mentre il sostegno che noi abbiamo avuto è stato incredibile». Dai quadri appesi alle pareti, tra una selva di bandiere biancorosse giurassiane, i ‘Padri del Giura’ Roland Béguelin e Roger Schaffter sembrano ammiccare.

 

 

 

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