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(Keystone)
09.02.2021 - 08:38
Aggiornamento : 18:25

Riforma Avs, l'Alleanza del Centro pensa al referendum

"Una riduzione delle rendite delle donne è fuori questione", afferma il presidente Gerhard Pfister

Ats, a cura de laRegione

Il presidente dell'Alleanza del Centro Gerhard Pfister minaccia di lanciare un referendum contro il progetto di riforma dell'AVS. "Una riduzione delle rendite delle donne è fuori questione", ha affermato dalle pagine dell'edizione odierna del "Blick".

"Non possiamo sostenere la proposta attuale, in quanto non risolve i problemi bensì li aggrava", ha detto in un'intervista concessa al quotidiano svizzerotedesco il consigliere nazionale del canton Zugo. A suo giudizio, l'opinione della base del partito in merito è chiara: "Mi sono arrivate molte reazioni, in particolare di donne, contrarie a un tale progetto".

L'aumento dell'età pensionistica delle donne (da 64 a 65 anni), considerando il fatto che la penalizzazione delle coppie sposate non è stata abolita, viene respinto, aggiunge Pfister. "La nostra posizione che prevede nove anni di transizione e 700 milioni di franchi è il minimo indispensabile per un compromesso".

'Riforma necessaria'

Il presidente dell'ex PPD è però cosciente che una riforma del sistema pensionistico è necessaria: "Non siamo riusciti a metterne in piedi una vera e propria in 20 anni, dobbiamo rompere l'impasse". Tuttavia, la pensione per le donne a 65 anni può essere accettata solo con una compensazione decente, insiste il leader della formazione di centro, invitando tutte le forze politiche a lavorare insieme.

Una decina di giorni fa, la Commissione della sicurezza sociale e della sanità del Consiglio degli Stati (CSSS-S) ha esaminato la riforma dell'AVS. L'organo parlamentare ha tra le altre cose chiesto di ridurre le misure di compensazione proposte dal Consiglio federale per alleviare le conseguenze del previsto aumento dell'età pensionabile.

Concretamente, la commissione vuole che a beneficiare delle misure siano solo le donne che andranno in pensione nei sei anni successivi all'adozione della riforma, invece dei nove auspicati dall'esecutivo. In questo modo, i costi scenderebbero da 700 a 440 milioni di franchi nel 2030.

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