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Fiorenzo Dadò (Ti-Press)
29.11.2020 - 15:520
Aggiornamento : 16:18

Dadò: 'Alleanza del centro dice poco, ci si profili sui temi'

Il presidente del Ppd cantonale: 'Dopo la pandemia avvierò una discussione interna. Ma in Ticino quel nome dice poco'

'Alleanda del centro', il nuovo nome che il Partito popolare democratico nazionale assumerà da gennaio dopo l'approvazione ieri in assemblea, non convince per nulla il presidente del Ppd ticinese Fiorenzo Dadò. «Abbiamo cinque anni di tempo per decidere se aderire alla nuova denominazione», precisa, aggiungendo di voler indire una consultazione interna al partito ticinese sulla questione «non appena sarà passata la pandemia». Tre gli scenari possibili: «Potremmo adeguarci e assumere la nuova denominazione, oppure mantenere l'attuale nome o, ancora, trovare una via di mezzo».

In Ticino, tuttavia, viene a mancare una delle ragioni principali per cui è stato deciso il cambiamento a livello svizzero, ovvero il riferimento cristiano nel nome presente in francese e tedesco, ma che non c'è in italiano. «Da noi la questione non si è mai posta: prima il termine era 'conservatore' ora è 'democratico'. Diverso, evidentemente, è in Svizzera tedesca». La questione, per il presidente del Ppd cantonale, va però oltre la semplice cancellazione del nesso religioso: «'Alleanza del centro' in Ticino non significa nulla, non ha nessun mordente». C'è poi la ragione di fondo: «Più che il nome, sono i principi a fare la differenza. Bisognerà quindi profilarsi sui temi facendo riferimento ai nostri valori. Noi, in Ticino, lo facciamo e lo abbiamo dimostrato con il sostegno – contro l'opinione del partito nazionale – all'iniziativa per le imprese responsabili (bocciata dalla maggioranza dei Cantoni, ma approvata dalla popolazione ticinese, ndr.). Quando ci sono di mezzo dei temi etici forti, come in questo caso, il partito deve rispondere presente, qualsiasi nome porti: non si può transigere e tergiversare su queste cose. Sono i fatti a parlare, non le denominazioni». Ciò nonostante, chiosa Dadò, «do fiducia al mio presidente nazionale: se lui ritiene che, a livello svizzero, bisogna cambiare il nome per avere successo, si faccia anche questo tentativo».

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