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14.12.2020 - 20:35

Sospeso l’esame del dossier Politica agricola 2022

Il Consiglio degli Stati segue il parere della commissione preparatoria. Vani gli appelli della sinistra e del consigliere federale Parmelin.

Berna – Schiaffo oggi, benché atteso, per il Consiglio federale: per 28 voti a 15, il Consiglio degli stati ha deciso, come proponeva la sua commissione preparatoria, di sospendere l'esame della Politica agricola 2022 (PA22+).

La maggioranza ha sostenuto che il progetto, nella sua versione attuale, comporti soltanto punti negativi. Approvati invece i mezzi finanziari per gli anni 2022-2025 e un postulato in cui si chiede di illustrare il futuro orientamento della politica agricola. Il dossier va al Nazionale.

Non perdere il treno

In aula non sono quindi stati sufficienti gli appelli, soprattutto da sinistra e da parte dello stesso consigliere federale Guy Parmelin, di non rinviare un progetto che farà soltanto perdere tempo prezioso. La popolazione, che chiede sempre più prodotti sostenibili, e i diretti interessati vogliono risposte che possono venire solo dal Parlamento: il progetto potrà sempre essere migliorato nel corso delle discussioni.

Per i fautori della politica agricola così come elaborata dal governo, è urgente un quadro legale stabile per una professione sottoposta a forti pressioni. Se si rinvia il dossier, l'agricoltura elvetica rischia di perdere il treno, ossia di trovarsi impreparata agli sviluppi internazionali in questo settore e alle sfide ecologiche che si presenteranno in futuro.

Svantaggiosa per i contadini

Gli ambienti più vicini al mondo contadino hanno criticato un progetto che a loro parere chiede sempre di più agli agricoltori in fatto di sostenibilità, caricandoli di obblighi ma senza migliorarne il tenore di vita. Le esigenze supplementari e più elevate pretese dal settore, la riduzione dei pagamenti diretti, il rischio di una caduta dei prezzi e del reddito, la diminuzione del grado di auto approvvigionamento, non offrono all'agricoltura prospettive a lungo termine.

Per quanto riguarda le risorse finanziarie, il plenum le ha aumentate rispetto a quanto proposto dall'esecutivo per il periodo 2022-2025. Per i pagamenti diretti sono previsti poco più di 11 miliardi di franchi (+162 milioni in più rispetto a quanto proposto dall'esecutivo). Gli importi destinati alla promozione della produzione dovrebbero ammontare a 2,143 miliardi (+24 milioni).

La maggioranza ritiene giustificato mantenere almeno il livello degli anni scorsi, tanto più che le basi giuridiche della politica agricola rimarranno per il momento pressoché invariate, a causa della sospensione dei lavori sulla politica agricola a partire dal 2022 (PA22+).

Critiche da contadini

Particolarmente critici col progetto sono i contadini e l'Udc. L'11 agosto scorso, dalle colonne della "Neue Zürcher Zeitung", il presidente dell'Unione svizzera degli agricoltori (Usc), Markus Ritter, aveva criticato aspramente la politica agricola della Confederazione.

"Quello che mi preoccupa enormemente - aveva dichiarato - è che in Svizzera ci vengono imposte sempre più normative. Ma quando si tratta di carne di manzo e pollo importata, Berna chiude semplicemente gli occhi".

Il rapporto sulla riforma agricola dice esplicitamente che standard per la sostenibilità dei prodotti sono impossibili da inserire negli accordi di libero scambio, precisa il presidente dell'Usc, che è pure consigliere nazionale per il Ppd (Sg).

"Se il Parlamento ci imporrà tante regolamentazioni quante ne prevede la riforma agricola, io non potrò accettare l'accordo di libero scambio con il Mercosur", il mercato comune dell'America meridionale che comprende Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay", aveva minacciato.

Secondo Ritter ci sono due opzioni per l'agricoltura svizzera: "o otteniamo con i voti dei liberali-radicali una politica agricola di prossimità, che lascia spazio al libero scambio; oppure ci avviciniamo ai Verdi e chiudiamo la porta al libero mercato".

Nel febbraio scorso Ritter aveva proposto un'alleanza con il partito ecologista. I contadini sarebbero chiamati a introdurre standard ambientali leggermente più elevati e in cambio sosterrebbero i Verdi nelle loro richieste concernenti le importazioni agricole. Gli ecologisti si erano dichiarati pronti a discuterne.

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