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26.07.2020 - 13:440
Aggiornamento : 15:41

Almeno 20 cellule mafiose attive in Svizzera

Secondo la FedPol, tra i cantoni più toccati dal fenomeno anche il Ticino e i Grigioni

"Fate attenzione, dopo il denaro dei mafiosi, arriveranno anche loro". Questo avvertimento di Giovanni Falcone, il procuratore ucciso da Cosa Nostra a Capaci (Sicilia) nel 1992, sembra ormai essersi avverato: secondo l'Ufficio federale di polizia (Fedpol) sarebbero almeno 20 le cellule mafiose attive nella Confederazione, cui fanno capo circa 400 persone.

Una cifra fornita da Fedpol alla "NZZ am Sonntag" e confermata a Keystone-ATS che si basa su stime delle autorità antimafia italiane e di esperti di criminalità organizzata. I Cantoni più toccati dal fenomeno sarebbero il Ticino, il Vallese, i Grigioni, ma anche città e agglomerati di molte località svizzere.

Il rapporto 2019 di Fedpol parla di centinaia di affiliati operativi nella Confederazione, perlopiù persone che non danno nell'occhio e con un lavoro, residenti in Svizzera da decenni. Tutte le maggiori organizzazioni sono presenti sul territorio: dalla mafia siciliana alla Camorra napoletana, fino alla 'Ndrangheta calabrese, forse quella più importante, considerata dal magistrato calabrese Nicola Gratteri la "Deus ex machina" del traffico internazionale di cocaina con ricavi per decine e decine di miliardi di euro l'anno.

Operazione antimafia

Ad aver suscitato clamore negli ultimi giorni e un ritorno del tema "criminalità organizzata" all'attenzione dei media è stata la vasta operazione antimafia organizzata dalle autorità svizzere assieme a quelle italiane il 21 di luglio scorso. Obiettivo: un clan 'ndranghetistico, con arresti e perquisizioni eseguite nei cantoni Ticino, Argovia, Soletta e Zugo. In Svizzera, una persona è stata arrestata, mentre gli inquirenti hanno messo le mani su armi, munizioni e denaro contante.

L'azione è il risultato di un procedimento penale condotto dal Ministero pubblico della Confederazione, in particolare per sospetto di sostegno o partecipazione a un'organizzazione criminale, riciclaggio di denaro, ricettazione, messa in circolazione di monete false, l'importazione, l'acquisizione e deposito di monete false e sospetta violazione della legge federale sugli stupefacenti.

Il procedimento penale è attualmente in corso nei confronti di sei persone di nazionalità italiana, la maggior parte delle quali risiede in Svizzera. Gli imputati vivono nella Confederazione da molti anni e, presumibilmente, all'esecuzione di attività illegali hanno affiancato l'esercizio di attività legali, come investimenti, concessione di prestiti o persino la gestione di un ristorante, attività che costituiscono una sorta di investimento dell'organizzazione criminale in grado di rafforzarne il vigore criminale.

Autorità troppo passive

Secondo l'ex procuratore pubblico Paolo Bernasconi, citato dal domenicale zurighese, per anni mafiosi e loro sodali hanno potuto aprire società bucalettere in Ticino e in Mesolcina, utilizzate per celare le loro attività criminali mentre polizia, procure, autorità comunali e del registro di commercio stavano a guardare.

Insomma, secondo Bernasconi, fattosi un nome a suo tempo per la lotta alla criminalità organizzata, si sta avverando quanto profetizzato da Falcone. Prima arriva il denaro, ma poi anche gli stessi mafiosi.

Abbiamo le mani legate

Quanto alla Mesolcina, stando al settimanale le organizzazioni criminali utilizzano le molte società bucalettere spuntate come funghi per lavare il denaro frutto di attività criminali. Solo nella valle grigione di lingua italiana sono registrate circa 2000 società di questo tipo per una popolazione di 8300 abitanti.

La sindaca di San Vittore, Nicoletta Noi, è consapevole del problema ma dice di avere le mani legate nei confronti di questo modus operandi che contempla anche, oltre alla fondazione di società fittizie, anche l'acquisto di terreni. Gli abitanti sono contenti quando ciò accade, perché almeno qualcuno vuole costruire.

Poca consapevolezza

Per la ricercatrice Madeleine Rossi, autrice di un rapporto sulle mafie in Svizzera, le autorità elvetiche fanno troppo poco per informare la popolazione su questo pericolo. Manca quindi il controllo sociale necessario e le famiglie mafiose possono agire indisturbate, facendo del paese ospite un punto d'appoggio per le loro attività criminose. Le autorità inquirenti hanno poi poca esperienza nel contrasto a questo fenomeno, aggiunge al giornale, tanto che negli ultimi dieci anni sono stati arrestati poche decine di mafiosi.

Secondo il rapporto della Rossi risalente al luglio 2019, la mafia italiana, e il particolare la 'Ndrangheta, ha ormai fatto radici in Svizzera. Anche se non la si vede, la 'Ndrangheta è ben presente in Svizzera, aveva spiegato la ricercatrice e giornalista indipendente al giornale romando "Le Temps". Gli arresti di diversi membri della cellula di Frauenfeld (TG) in questi ultimi anni, ne sono la prova. E si tratta solo di una cellula tra altre in Svizzera, in particolare in Ticino, aveva rincarato.

A suo parere, la presenza della mafia è dovuta a due ragioni principali: per essere dimenticati e riciclare denaro. Alcune persone in fuga riescono persino a ottenere un permesso B, come fu il caso di due mafiosi arrestati in Alto Vallese nel 2016. Queste persone restano molto discrete e vivono come tutti, aveva affermato Madeleine Rossi.

Per quanto riguarda le attività della 'Ndrangheta, il riciclaggio è sempre più difficile, ma sempre possibile in Svizzera. Le grandi banche sono sempre più puntigliose a questo riguardo, ma altre sono meno attente. Inoltre anche il settore della ristorazione e quello alberghiero permettono il riciclaggio, aveva sostenuto.

"In Ticino diversi bar sono vuoti tutto il giorno, ma realizzano un giro d'affari importante": anche se non è una prova, è un indizio importante, secondo la giornalista.

A suo parere, i politici in Svizzera conoscono bene il tema, ma qualche freno importante sembra impedire loro di passare all'azione. La posta in gioco a livello finanziario è infatti molto elevata e alcune professioni ampiamente rappresentate al Parlamento federale ne approfittano, secondo la specialista.

L'espansione della 'Ndrangheta va aumentando e questo sarà anche il caso in Svizzera, aveva aggiunto la Rossi, secondo cui tuttavia non bisognava cadere nella paranoia né stigmatizzare l'intera comunità calabrese o italiana.

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