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27.11.2019 - 05:50

Lotta alla mafia, 'Berna la estenda anche al Moesano'

Lettera della sindaca di San Vittore e deputata a Coira, Nicoletta Noi-Togni, al Dipartimento federale di giustizia e polizia: 'Non c'è solo il Ticino'

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Nicoletta Noi-Togni

Se il Ticino avrà un ruolo centrale nel contrastare il crimine organizzato italiano attivo da svariati anni anche in Svizzera, questo potrebbe comportare un ulteriore travaso di malaffare nel confinante Moesano; perciò Berna nella propria strategia federale di lotta alla malavita tenga presente il rischio e includa le grigionesi Mesolcina e Calanca, già note per essere sedi di svariate centinaia di ‘società bucalettere’ sulla carta legalissime ma nella realtà in odor di malaffare. A chiederlo al Dipartimento federale di giustizia e polizia (Dfgp) con una lettera inviata lunedì è la sindaca di San Vittore e granconsigliera a Coira Nicoletta Noi-Togni, il cui appello prende spunto dalla risposta che Berna ha dato il 14 novembre a un’interpellanza del consigliere nazionale ticinese Fabio Regazzi.

Strategia federale 2020-23

Contrastare la mafia italiana – aveva spiegato il Consiglio federale – è una delle priorità della strategia 2020-23 in materia di lotta alla criminalità del Dfgp. Questo partendo da una doppia constatazione: “La presenza di lunga data, i legami familiari con la Svizzera, la vicinanza linguistica e la struttura organizzativa specifica delle mafie italiane permettono loro di infiltrare l’amministrazione, l’economia e la piazza finanziaria in una misura mai constatata per nessun’altra organizzazione criminale”. Peccato – ha riconosciuto recentemente l’Ufficio federale di polizia – che la Confederazione abbia a lungo sottovalutato la forza delle mafie italiane in Svizzera. Da qui la strategia approntata dal Dfgp per il prossimo quadriennio, la cui pubblicazione è prevista verso fine 2019.

Come si fa col terrorismo

Tale strategia contempla metodi di collaborazione che permetteranno alle varie autorità di combattere in modo interdisciplinare le organizzazioni criminali sul modello della lotta al terrorismo. La futura strategia e i metodi di collaborazione – aggiungeva Berna – richiedono un approccio globale che coinvolga le autorità interessate della Confederazione, dei Cantoni e della società civile. A ogni modo – veniva aggiunto – la collaborazione tra Confederazione e Cantoni, tra cui il Ticino, già oggi “è ben consolidata”. Considerato che il rischio di attività mafiose “è elevato soprattutto nei cantoni di confine meridionali e in particolare in Ticino”, il piano d’azione “sarà incentrato sul cantone italofono ed elaborato congiuntamente con le autorità cantonali”, mentre la cooperazione con le autorità italiane “sarà intensificata sul piano strategico e operativo”.

Le società bucalettere

Spiegazioni che hanno fatto sobbalzare la sindaca di San Vittore, fra le personalità del Moesano più sensibili, insieme ad altre, nel contrastare durante gli ultimi anni il fenomeno delle cosiddette ‘società bucalettere’, entità giuridiche di comodo che sfruttando una legislazione grigionese più blanda rispetto ad altre sotto il profilo dei controlli, si insediano nel Moesano dove eludono abbastanza facilmente – lo hanno fatto per svariati anni e lo fanno tutt’oggi nonostante l’avvio di controlli più serrati – il fisco e le norme antiriciclaggio.

'L'Italia è vicina anche qui'

Da qui la richiesta della sindaca e deputata affinché le misure pensate per il Ticino siano estese anche alla regione del Moesano (valli Mesolcina e Calanca) ed eventualmente a tutto il territorio della Svizzera italiana. Il Moesano infatti “condivide con il limitrofo Ticino non solo lingua e cultura ma anche le problematiche che concernono le regioni di frontiera, dato che il confine con l’Italia, anche per il Moesano, è prossimo”. Quanto alle ‘società bucalettere’ che “nascondono spesso un tessuto criminogeno ad alta potenzialità”, viene ritenuto da Nicoletta Noi-Togni un problema “tutt’oggi privo di misure veramente efficaci per combattere il fenomeno”. La sindaca e deputata ha parimenti chiesto al Consiglio di Stato retico se intenda intervenire anch’esso presso il Consiglio federale affinché il piano d’azione antimafia “sia esteso anche alle nostre regioni grigionitaliane in favore di più sicurezza e protezione della popolazione moesana e se necessario anche poschiavina e bregagliotta”.

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