Svizzera
15.11.2018 - 10:220

Inchiesta Comco: ipotesi di boicottaggio dei pagamenti mobili

La reazione di banche e istituti di credito svizzeri coinvolti nell'inchiesta della Commissione della concorrenza.

La Commissione della concorrenza (Comco) ha aperto un'inchiesta contro diverse banche e istituti finanziari svizzeri, sospettando un loro boicottaggio delle soluzioni di pagamento mobile di operatori internazionali. Lo ha annunciato stamane lo stesso gendarme della concorrenza, che ha effettuato perquisizioni presso gli istituti in questione. L'inchiesta, aperta il 13 novembre, permetterà di chiarire - indica la Comco in una nota - se diversi istituti finanziari si sono accordati per boicottare le soluzioni di pagamento mobili offerte da operatori esteri come Apple Pay e Samsung Pay. Il sospetto è che gli istituti finanziari si siano accordati per non sbloccare le proprie carte di credito per l'uso di Apple Pay e Samsung Pay, nell'intento di favorire la soluzione svizzera TWINT. Oggetto dell'indagine sono Aduno Holding AG, Credit Suisse (Schweiz) AG, PostFinance AG, Swisscard AECS GmbH e UBS Switzerland AG.

Il sospetto che le banche e le società di emissione di carte di credito proteggano TWINT dalla concorrenza internazionale non è nuovo. Perché quindi scatta proprio ora un'inchiesta? "Abbiamo ottenuto nuove informazioni", spiega il vicedirettore della Comco Olivier Schaller all'agenzia AWP. La Commissione ha bisogno di indizi di possibili accordi illeciti, indizi emersi ora grazie a nuove informazioni. L'inchiesta dovrebbe durare un certo tempo. Simili indagini sono molto esigenti, aggiunge Schaller.

Gli istituti finanziari interessati si mostrano fiduciosi che le accuse si riveleranno infondate. Postfinance coopera con la COMCO per chiarire i fatti, comunica ad esempio la filiale della Posta, la quale si dice convinta di non aver violato la legge sui cartelli. In una presa di posizione UBS scrive che non commenta inchieste in corso, ma afferma di aver tentato già nel 2016 di accordarsi con Apple Pay sull'utilizzo delle proprie carte di credito. "Pur avendo offerto svariate alternative purtroppo non è stato possibile raggiungere un'intesa con Apple Pay per una collaborazione", sostiene la grande banca. Da parte sua Credit Suisse è convinta che gli addebiti si dimostreranno privi di fondamento. "Attraverso la nostra filiale al 50% Swisscard già oggi offriamo ai consumatori l'accesso ad Apple Pay e Samsung Pay", si legge in una presa di posizione. Inoltre l'istituto sta conducendo da diversi mesi colloqui con Apple, Samsung e Google per l'introduzione delle loro applicazioni di pagamento per i clienti di Credit Suisse.

La stessa Swisscard si mostra sorpresa di essere stata coinvolta nell'inchiesta. I suoi clienti possono ricorrere ad Apple Pay dal novembre 2016 e dall'agosto 2017 anche a Samsung Pay. La società si dice fiduciosa che le accuse si riveleranno inconsistenti. La Comco non indaga contro TWINT, ma nel quadro dell'inchiesta contro gli istituti finanziari ha perquisito anche i suoi locali di Zurigo, ha indicato la controllata delle sei principali banche elvetiche (Banca cantonale vodese BCV, Credit Suisse, PostFinance, Raiffeisen, UBS e Banca cantonale di Zurigo ZKB) nonché dell'operatore dell'infrastruttura del mercato finanziario SIX, che gestisce anche la Borsa svizzera. TWINT in un comunicato si dice sorpresa dell'azione dell'autorità.

Inoltre, la stessa TWINT aveva chiesto qualche tempo fa alla Comco di indagare sul comportamento discriminatorio di Apple nei suoi confronti, perché l'azienda americana ostacola l'uso dell'app TWINT sui dispositivi iOS. Una decisione in materia - viene affermato - è attesa a breve, come conferma anche Schaller all'AWP. Più precisamente Apple blocca l'accesso della concorrenza alla tecnologia Near field communication, la più rapida per il pagamento senza contatto. Pertanto TWINT è costretta a ripiegare sulla lettura di codici QR o sulla trasmissione di dati via bluetooth, opzioni che allungano chiaramente il processo di pagamento.

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