(Keystone)
L'analisi
16.11.2018 - 06:100
Aggiornamento 13:43

Pagamenti e app, eppure la scelta ai consumatori non manca

L'apertura dell'inchiesta dell'autorità svizzera sulla concorrenza apre il dibattito sui confini tra tecnologia e finanza e su chi ha sconfinato nel terreno dell'altro

La presunzione di innocenza dovrebbe valere sempre e non solo per le inchieste penali. Anche nel caso di inchieste amministrative, come quella dell’autorità svizzera per la concorrenza (ComCo) aperta nei confronti di alcuni istituti finanziari ‘sospettati’ di boicottare deliberatamente le soluzioni di pagamento digitali mobili Apple Pay e Samsung Pay a tutto vantaggio dell’applicazione Twint studiata e realizzata in casa dalle stesse banche. Già detta così suona stramba come ipotesi anche al più strenuo difensore del libero mercato. È come accusare i concessionari Porsche di non offrire ai propri clienti anche la possibilità di comprare la Ferrari. Sono marchi diversi appartenenti a gruppi automobilistici diversi e che operano in concorrenza tra di loro. Gli appassionati di auto sportive – che possono permetterselo, ovviamente – in questo modo hanno la libertà di scegliere tra i due ‘cavallini rampanti’ (simboli distintivi delle due auto). A nessuno salterebbe in mente di accusare una delle due case automobilistiche di limitare l’azione dell’altra, anzi. Nel caso sollevato dell’inchiesta della ComCo, l’ipotesi è che le banche e le società di emissione di strumenti di pagamento si siano accordate per non sbloccare le proprie carte di credito per l’uso di Apple Pay e Samsung Pay, nell’intento di favorire la soluzione svizzera Twint e non aprirsi al mercato internazionale.

Da una recente indagine della Scuola universitaria professionale di Lucerna è emerso che i pagamenti con app installate su smartphone, almeno in Svizzera, non decollano. Alla fine dello scorso ottobre le transazioni commerciali con questo tipo di strumento sono state 1,75, milioni che corrispondono a una quota di mercato dello 0,5%. Di queste, circa un milione sono state effettuate con l’app Twint ‘incriminata’. Si tratta di cifre molto marginali in un mercato dominato ancora dal contante (oltre il 70% delle transazioni avviene con monete e banconote). Un dato che conferma che il processo di digitalizzazione dell’economia è sì iniziato, ma alcune abitudini dei consumatori sono dure da cambiare, soprattutto se le soluzioni di pagamento offerte da un moderno sistema finanziario, quale è quello svizzero, non mancano di certo (le carte senza contatto abbondano).

Semmai sono proprio le soluzioni come Apple Pay e simili ad aver invaso il campo finanziario. Il confine tra tecnologia e finanza è diventato sempre più labile tanto che il settore bancario sta rincorrendo quello tecnologico e non è detto che a vincere – nel lungo termine – sarà il primo. Oggi ci sono Apple Pay e Samsung Pay. Domani, verosimilmente, una Apple Bank o una Samsung Bank.

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