(Keystone)
Svizzera
19.10.2018 - 12:120

'Intelligence, è ora di darsi una mossa'

Il capo del servizio delle attività informatiche traccia un bilancio dei suoi primi 100 giorni alla guida. Il nostro Paese sempre più spiato soprattutto dagli 007 russi

"La ricreazione è finita": questo il messaggio lanciato oggi dal capo del servizio delle attività informative (SIC), Jean-Philippe Gaudin, dopo i suoi primi cento oggi alla guida dell'intelligence elvetica, a tutti quei servizi segreti che intendono attaccare infrastrutture o organizzazioni internazionali con sede in Svizzera. Come c'era da aspettarselo, nella presentazione odierna davanti ai media, sia Gaudin che il consigliere federale Guy Parmelin hanno accennato, incalzati dai giornalisti, al caso di spionaggio cui è stata bersaglio la Svizzera da parte di agenti dell'intelligence militare russa (GRU), alcuni dei quali arrestati in Olanda grazie anche alla cooperazione elvetica. Bersaglio degli 007 russi, mediante cyberattacchi, figuravano l'Agenzia mondiale antidoping a Losanna e, altre organizzazioni, tra cui il Laboratorio di Spiez (BE). Grazie alla nuova legge, che conferisce maggiori possibilità di intervento, e alla cooperazione con altri servizi, è stato possibile sventare gli attacchi, ha sostenuto Gaudin, secondo il quale i risultati non sarebbero stati gli stessi senza i nuovi strumenti di indagine messi a disposizione del SIC con la rivista legge entrata in vigore a inizio settembre 2017.

Presenza russa si è rafforzata

Ad ogni modo, nelle parole di Gaudin, la presenza di agenti dello spionaggio russo in Svizzera è sempre stata importante; anzi il numero di loro ufficiali nel nostro paese è cresciuto negli ultimi tempi, ha dichiarato il vodese di 55 anni con una lunga carriera militare alle spalle. Tale presenza viene monitorata, anche in relazione ad una possibile tentativo da parte dei russi di influenzare le prossime elezioni federali dell'autunno 2019, eventualità che preoccupa anche altri Paesi, come gli Stati Uniti. Insomma, si tratta di un tema che non lascia indifferente il SIC che intende presentare contromisure al Governo all'inizio dell'anno prossimo. Gaudin ha giustificato il basso profilo tenuto dalla Svizzera nella vicenda degli agenti russi con la volontà di discrezione che dovrebbe caratterizzare il lavoro di intelligence. Uscire allo scoperto come fatto da altri paesi con dichiarazioni roboanti, "non fa per me". Meglio lavorare nell'ombra. Ogni informazione che filtra nei media, può ostacolare un'operazione, ha spiegato.

Tutti spiano tutti

Ad ogni modo, Gaudin ha voluto precisare che non ci sono solo i Russi che spiano. Nel nostro ambiente, "non ci sono amici, ma solo interessi". Quando gli interessi collimano, allora si può cooperare, altrimenti no. L'operazione contro gli agenti russi rappresenta anche un messaggio lanciato a tutti coloro che avrebbero intenzioni simili, ossia che "ci sono delle linee rosse da non oltrepassare". Lo spionaggio contro infrastrutture elvetiche e organizzazioni internazionali, oppure l'uso della Svizzera quale trampolino di lancio, arrecano pregiudizio al nostro Paese sia a livello di aziende e amministrazione, sia per quanto attiene al posizionamento della Confederazione nel mondo quale sede di conferenze e numerose organizzazioni internazionali, ha sottolineato il capo del SIC.

Terrorismo, pericolo rimane elevato

Oltre al pericolo dei cyberattacchi, per il responsabile del servizio di intelligence elvetico rimane tutt'ora elevato il pericolo del terrorismo, specie di matrice islamica, e ciò benché da due anni non si registrino attacchi in Europa di una certa importanza, né partenze dalla Svizzera di combattenti intenzionati a raggiungere lo Stato Islamico. Il pericolo maggiore, secondo Gaudin, è rappresentato dalla radicalizzazione e dal ritorno in Svizzera di combattenti, con famiglia al seguito. Si tratterà di "una sfida importante e complessa per la Svizzera".

SIC, bisogno di rafforzamento

La presenza di Gaudin e del ministro della difesa Guy Parmelin è stata anche l'occasione per far il punto della situazione sull'attuale situazione del SIC e sul suo futuro. Secondo Gaudin, il servizio è efficiente e lavora bene, ma deve essere rafforzato per far fronte ai nuovi compiti conferitigli dalla legge. Si prevede quindi di rimpolpare l'organico: 28 posti di lavoro sono stati autorizzati dallo stesso Parmelin, di cui 26 destinati per fronteggiare i pericoli Cyber e il controspionaggio. Secondo Gaudin "è importante migliorare la reattività del SIC e la capacità di anticipare gli eventi". Il rafforzamento degli effettivi è dovuto anche alle sollecitazioni dei Cantoni affinché vengano avviate sempre più operazioni. "Al momento, i mezzi del SIC sono però limitati, e sono quindi obbligato a fissare delle priorità", ha spiegato Gaudin. Il responsabile del SIC, assieme a Guy Parmelin, ha sottolineato che la legge prevede l'uso di mezzi speciali di sorveglianza solo se sussistono indizi seri nei confronti di una persona. La collaborazione col Consiglio federale e il Tribunale amministrativo federale è stata buona, ma si può ancora migliorare. Finora, ha aggiunto Gaudin, sono state ordinate quattro operazioni di sorveglianza rafforzata, per un totale di 40 misure.

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