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16.08.2018 - 14:360

Al voto per trattati internazionali di rango costituzionale

Lo propone il Consiglio federale, ponendosi l'obiettivo di coinvolgere ancora di più il popolo. L'incremento degli oggetti posti in votazione sarà limitato

Coinvolgere ancora di più il popolo in politica estera. È l'obiettivo che si pone il Consiglio federale secondo cui in futuro anche i trattati internazionali, che per la loro importanza si trovano allo stesso livello della Costituzione federale, vanno sottoposti a referendum obbligatorio. Stando all'esecutivo, la modifica costituzionale proposta comporterà al un limitato incremento degli oggetti posti in votazione.

Attualmente sono sottoposti a referendum facoltativo i trattati internazionali di durata indeterminata e non denunciabili, quelli che prevedono l'adesione a un'organizzazione internazionale, oppure che includono disposizioni importanti che contengono norme di diritto o per l'attuazione dei quali è necessaria l'emanazione di leggi federali. Sottostanno a referendum obbligatorio, invece, l'adesione a organizzazioni di sicurezza collettiva, come la Nato, o a comunità sovranazionali, vedi l'Ue.

La proposta di modifica costituzionale accolta ieri dal governo è stata inviata in consultazione fino al 16 di novembre. Tale decisione poggia su un mandato del Parlamento che ha approvato nel 2016 una mozione dell'allora consigliere nazionale, oggi agli Stati, Andrea Caroni (PLR/AR). Per Caroni si tratta di colmare una lacuna mediante una modifica della Costituzione, in particolare dell'articolo 140 ("Referendum obbligatorio").

Il referendum obbligatorio per i trattati internazionali a carattere costituzionale fa già parte del diritto costituzionale non scritto (referendum sui generis, così denominato nel rapporto esplicativo del Consiglio federale), precisa una nota odierna dell'Ufficio federale di giustizia (UFG).

L'ancoramento esplicito nella carta fondamentale migliora, secondo il Consiglio federale, l'attuazione pratica di questo diritto popolare, crea maggiore sicurezza del diritto, aumenta la trasparenza e rafforza la legittimazione democratica del diritto internazionale.

La modifica della Magna Carta proposta, precisa la nota, si basa sull'idea che ciò che secondo il diritto interno va disciplinato nella Costituzione sottostà obbligatoriamente a votazione e richiede l'approvazione del Popolo e dei Cantoni. Se un trattato internazionale prevede una norma analoga, va sottoposto a referendum obbligatorio allo stesso modo di una modifica costituzionale.

Un possibile caso di applicazione potrebbe essere, ad esempio, un trattato internazionale che amplia l'elenco dei diritti fondamentali ancorato nella Costituzione federale. Nella nuova formulazione dell'articolo 140 (alinea 1), l'esecutivo elenca anche i diritti politici, la nazionalità svizzera, i rapporti tra Cantone e Confederazione o le competenze della Confederazione, il regime delle finanze, l'organizzazione o le competenze delle autorità federali. Stando all'esecutivo, la modifica costituzionale proposta comporterà un limitato incremento degli oggetti posti in votazione.

Non è la prima volta che il Governo si occupa di questo argomento. Nel 2010, presentando il controprogetto diretto all'iniziativa popolare "Accordi internazionali: decida il popolo!", il Consiglio federale aveva proposto di sottoporre obbligatoriamente al popolo, mediante una modifica costituzionale, i trattati internazionali che contenevano disposizioni "che richiedono o equivalgono a una modifica della Costituzione federale". Il Parlamento aveva però respinto questa soluzione

Il Consiglio federale ha pure emesso ieri un parere, dopo aver esaminato un'iniziativa parlamentare della Commissione degli affari politici del Consiglio degli Stati, riguardante la denuncia dei trattati internazionali. L'iniziativa chiede che in futuro la denuncia non appartenga più essenzialmente del governo, "ma sia invece stabilita in base alla portata della denuncia".

Se la disdetta ha importanti ripercussioni sulla posizione giuridica della Svizzera o della sua popolazione dovrà essere approvata dal Parlamento e sottoposta a referendum. Nel suo parere, l'esecutivo, seppur valutando positivamente la normativa proposta, è dell'opinione che per l'attuazione dell'iniziativa parlamentare sia necessaria una base costituzionale.

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