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07.07.2018 - 17:00

Misure di accompagnamento, l'Ue in parte capisce la Svizzera

Per la deputazione ticinese a Berna si tratta di provvedimenti sacrosanti. E Lombardi segnala una certa comprensione in seno al parlamento di Bruxelles

di Pablo Crivelli/Ats
misure-di-accompagnamento-l-ue-in-parte-capisce-la-svizzera
Archivio Ti-Press

Le misure di accompagnamento in Svizzera sono ormai consolidate e accettate e non sussiste quindi alcun motivo per metterle in discussione. È l'opinione espressa a Keystone-Ats da diversi deputati ticinesi a Berna, secondo cui il Consiglio federale si trova in difficoltà nei negoziati con Bruxelles per la conclusione di un accordo istituzionale. Intanto sembra che dall'europarlamento inizi ad esserci comprensione per l'intransigenza elvetica sul questo punto.

Per alcuni rappresentanti del cantone italofono sotto il "Cupolone" di Palazzo federale, non vi è urgenza di concludere un'intesa con l'Unione europea. Non tutti, però, condividono questa opinione.

Secondo il consigliere nazionale Marco Romano (Ppd), al momento il Consiglio federale "naviga a vista" per quanto riguarda l'accordo istituzionale.

Per il suo collega di partito, il consigliere nazionale ticinese Fabio Regazzi, il dossier europeo è "impantanato" e "il governo non sa come uscirne". Secondo l'imprenditore locarnese, sulla scorta di quanto indicato mercoeldì dal ministro degli esteri, Ignazio Cassis, sarà difficilissimo trovare un compromesso durante l'estate con sindacati e Cantoni sulle misure di accompagnamento.

L'Ue che chiede concessioni

Come noto, l'Ue chiede concessioni alla Svizzera, in vista della conclusione di un accordo istituzionale, sulla regola degli otto giorni per lavoratori distaccati e "padroncini" (attivi meno di 90 giorni) e sulla cauzione che le imprese estere devono versare prima di inviare i loro dipendenti in Svizzera.

Mercoledì in conferenza stampa, al termine della settimanale seduta del Consiglio federale, Cassis ha dichiarato che le misure collaterali non si toccano - le famose "linee rosse" - ma che a suo dire si è aperta una finestra di "opportunità" per discuterne con Cantoni e partner sociali. L'Europa vorrebbe che la Confederazione adeguasse le proprie misure volte alla protezione dei salari alle sue direttive europee sui distaccati che vanno nella stessa direzione.

Secondo Regazzi, le affermazioni di Cassis sull'intoccabilità delle misure d'accompagnamento sono probabilmente il risultato delle pressioni del Governo che ha voluto riportare un po' di serenità nel Paese dopo che lo stesso ministro ticinese, in un'intervista radiofonica di qualche settimana fa, aveva ventilato la possibilità di fare concessioni su questo aspetto generando reazioni negative da parte soprattutto della sinistra e dei sindacati.

'Nessuna fretta di chiudere l'accordo con l'Ue'

Per Regazzi, come anche per Romano, vista la situazione in Svizzera e le difficoltà con cui è confrontata l'Europa (migrazioni, Brexit, elezioni imminenti) non vi è alcuna fretta di concludere un accordo istituzionale con Bruxelles. «Certo sarebbe bello averne uno, specie per l'economia, ma ormai siamo abituati a convivere con una certa instabilità nelle nostre relazioni con l'Ue», dichiara Regazzi. Concessioni da parte del Governo, aggiunge, non farebbero che alimentare consensi per l'iniziativa dell'Udc contro la libera circolazione delle persone, tema sul quale saremo chiamati a votare. Senza l'opposizione della sinistra e dei sindacati, questa iniziativa rischia di passare.

Per Romano, le misure collaterali sono un fatto interno alla Svizzera e ogni concessione da parte del Consiglio federale sarebbe "scriteriata". A detta del deputato di Mendrisio, non vi era alcuna necessità da parte di Cassis di aprire un fronte negoziale con l'Ue sulle misure di accompagnamento senza avere le spalle coperte nel Paese: pur non essendo contrario a un accordo istituzionale, aggiunge, "non si può accettare supinamente ogni richiesta di Bruxelles".

'Ma non si può nemmeno rimandare ad oltranza'

Per il consigliere agli Stati Fabio Abate (Plr), Cassis ha fatto bene a ribadire l'importanza delle misure collaterali. Ad ogni modo, dice, pensare di poter rinviare il problema dell'accordo istituzionale alle calende greche nell'attesa delle elezioni in Europa, e nella speranza che le nuove istituzioni comunitarie siano meno rigide nei nostri confronti, è illusorio.

La consigliera nazionale Marina Carobbio (Ps) ribadisce chiaramente la posizione del suo partito, ossia che le misure di accompagnamento non sono negoziabili. Seppur favorevole a un accordo istituzionale, la vicepresidente del Partito socialista svizzero ritiene che non sia una soluzione mettere la protezione dei salari contro l'accordo istituzionale. «In questo senso le dichiarazioni del consigliere federale Cassis delle scorse settimane sono state un inaccettabile tentativo di indebolire le misure di accompagnamento che semmai andrebbero rafforzate», sostiene.

Comprensione tra gli eurodeputati

Incanto sembra esserci comprensione, almeno da parte della delegazione del Parlamento europeo responsabile dei rapporti con la Svizzera, circa l'importanza delle misure di accompagnamento per la Confederazione, tuttavia essa crede che sarebbe buona cosa avere un accordo quadro entro quest'anno.A dichiararlo a Keystone-Ats è il senatore Filippo Lombardi, recatosi a Strasburgo nei giorni scorsi in qualità di presidente della Commissione di politica estera del Consiglio degli Stati.

L'incontro, il 37esimo finora, con la delegazione europea e quella elvetica si è tenuto il 4 e 5 luglio nella località francese. Durante le discussioni si è parlato «ovviamente delle trattative in corso tra Svizzera e Unione europea volte alla conclusione di un accordo istituzionale».

Secondo Lombardi, i delegati del Parlamento europeo si sono detti soddisfatti dei progressi fatti finora a livello di risoluzione delle vertenze tra Svizzera e Ue, mediante l'istituzione di un tribunale arbitrale, e a livello di aiuti di Stato. Insomma, per quanto riguarda i due maggiori ostacoli si è a buon punto.

«In principio non vi era comprensione, ma spiegando loro l'importanza per la Svizzera, e soprattutto per i Cantoni di frontiera, di proteggere salari e condizioni sociali dei nostri lavoratori, il loro atteggiamento è cambiato», afferma il consigliere agli Stati ticinese.

Quanto all'ipotesi di un piano "B" in caso di fallimento dei negoziati, l'idea di un grande accordo di libero scambio non ha convinto la delegazione del Parlamento europeo, ha aggiunto il "senatore" Ppd. Abbiamo convenuto che una simile alternativa sarebbe svantaggiosa. Le nostre relazioni con l'Europa vanno infatti ben oltre il semplice scambio di merci, ha detto Lombardi.

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