Svizzera
29.09.2017 - 11:230
Aggiornamento : 11.12.2017 - 18:21

Per il web era Lucie: 4 anni e mezzo a un ex allenatore per abusi su 26 adolescenti

Il Tribunale correzionale di Ginevra ha condannato oggi a quattro anni e mezzo di prigione un 24enne, ex allenatore di calcio, per aver abusato sessualmente di 26 adolescenti. La procura aveva chiesto sei anni di reclusione. I fatti si erano svolti fra il 2009 e il 2013. I ragazzini – tutti calciatori in erba di età compresa fra i 12 e i 18 anni che per la maggior parte conosceva molto bene – erano stati attirati dal giovane sui social network: con lo pseudonimo di Lucie, l’uomo inviava alle sue vittime foto e video a luci rosse di una donna, spacciandosi per lei. Una volta catturato l’interesse delle sue vittime, chiedeva loro immagini personali che li ritraevano nudi o intenti a praticare autoerotismo. Usava poi queste istantanee quale mezzo di pressione per costringerli ad atti omosessuali.

L’intera vicenda è stata scoperta grazie alla perspicacia di due madri che, preoccupate per il comportamento dei loro figli, avevano visionato il contenuto dei telefonini. Durante la lettura della sentenza, la presidente del tribunale ha evidenziato come l’accusato abbia imperversato nella sua condotta per anni, facendo prova di grande insistenza. Il 24enne ha inoltre ingannato gli adolescenti, facendo loro credere di essere a sua volta finito nel mirino della fantomatica "Lucie". La corte ha inoltre evidenziato la crudeltà dell’imputato, che "non si è fatto scrupoli" nel tradire la fiducia di ragazzini per i quali era una sorta di confidente e fratello maggiore. Ha dunque valutato che la gravità del reato non fosse compatibile con una pena da scontare parzialmente con la condizionale. L’uomo è stato pure condannato a versare 120’000 franchi per torto morale alle sue vittime.

Il rappresentante del Ministero pubblico aveva a sua volta sottolineato durante la requisitoria la durata particolarmente lunga degli abusi e il numero importante di adolescenti coinvolti nella vicenda. Secondo l’accusa, l’imputato aveva messo a punto un sistema "sofisticato e machiavellico" per soddisfare le sue pulsioni. I difensori del giovane, che durante il dibattimento si era definito "veramente dispiaciuto", avevano domandato di evitare al loro assistito un ritorno dietro le sbarre, dove aveva già trascorso dieci mesi in detenzione preventiva tre anni fa.

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