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06.06.2022 - 16:41
Aggiornamento: 19:07

Tutti i dubbi di Rafa. ‘Non posso, né voglio continuare così’

Sul futuro di un irripetibile Nadal si stagliano nuvoloni minacciosi. ‘Mai più in campo con un piede addormentato. Provo con la radiofrequenza pulsata’

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Keystone
Un cielo disseminato di nubi sopra la testa del Re Sole

È nel suo mondo, Rafa Nadal. Un mondo di lustrini e paillettes in cui, naturalmente, a brillare più di tutto sono i ventidue successi nello Slam, quattordici dei quali sulla quella stessa terra rossa parigina su cui il mancino più famoso al mondo, domenica, si è sbarazzato addirittura in tre set (di cui il terzo concluso nientemeno che con un fragoroso 6-0) del talentuso Casper Ruud. Quattordici volte Roland Garros, impresa unica e probabilmente irripetibile. Tanto che, come dice Ivan Ljubicic, l’allenatore di un Roger Federer che non necessita certo di presentazioni, «non basterebbe una statua, per celebrare ciò che è riuscito a conquistare in carriera».

Tuttavia, adesso bisognerà anche vedere quale futuro avrà il pianeta dorato del terraiolo di Manacor. Un futuro incerto, a questo punto, all’alba dei suoi trentesei anni, su cui piombano minacciose le nubi non appena Nadal si mette a evocare la dolorosa patologia al piede sinistro che l’accompagna certo da quand’aveva diciott’anni, ma che ne ha fortemente perturbato l’avvicinamento alla campagna 2022 sui campi alla Porte d’Auteuil. «È evidente che non posso, né voglio, continuare a giocare in simili circostanze» ammette Rafa, costretto da tempo a fare i conti con la sindrome di Müller-Weiss, rara patologia riconducibile a un processo spontaneo di necrosi dell’osso del tarso e che è causa di dolori cronici. «La sola cosa che potevo fare qui a Parigi per concedermi una possibilità era quella di addormentare il piede ricorrendo a iniezioni anestetiche prima di ogni partita», rivela l’ex numero uno dei valori mondiali, che grazie al suo ennesimo trionfo al Roland Garros risalirà dal quinto al quarto posto nella graduatoria Atp.

La domanda che tutti si pongono è ovvia: cosa potrebbe accadere a Nadal nel caso in cui decidesse comunque di continuare. Una risposta a tale quesito prova a darla Didier Meinard, il capo del servizio di chirurgia ortopedica all’Ospedale di Nancy, ai colleghi dell’agenzia francese Afp. «Nel caso delle persone che sollecitano molto un piede afflitto da tale patologia, l’osso finirà per disintegrarsi, appiattirsi, frammentarsi, e ciò potrebbe evolvere in un’osteoartrite con relativo accorciamento dell’arco plantare».

Verso Wimbledon? Sì, ma non a tutti i costi

Naturalmente, adesso l’attenzione è rivolta a ciò che capiterà in occasione del prossimo appuntamento di grido, ovvero l’edizione 2022 degli Internazionali d’Inghilterra, a Wimbledon, che andranno in scena già a fine mese (27 giugno-10 luglio). Vincitore a due riprese – nel 2008 e nel 2010 – di un torneo che non è certo dei più congeniali, Nadal spera comunque di poter metter piede in campo sui leggendari campi di Church Road, anche perché lo spagnolo è reduce da altrettanti successi nelle prime due uscite stagionali nello Slam, cosa che non gli era mai riuscita prima nonostante la sua lunghissima e gloriosa carriera. «Sì, Wimbledon è una priorità – ammette l’uomo dei record – e sono pronto ad andarci anche a costo di dover assumere degli antiinfiammatori, ma non lo farò a costo di dovermi nuovamente sottoporre all’anestesia del piede. Non voglio più dovermi ritrovare in una situazione del genere».

In attesa di vedere come evolverà la situazione, Nadal («già settimana prossima», aggiunge) si sottoporrà a delle sedute di «radiofrequenza pulsata che potrebbero aiutare a diminuire la sensazione di dolore persistente al piede». Questo tipo di tecnologia, di recedente sviluppo, genera in sostanza un campo elettrico attorno alla zona da trattare grazie all’inserimento di un ago collegato a un generatore di radiofrequenza, e il risultato che si può ottenere è la diminuzione sostanziale quando non addirittura la scomparsa del dolore stesso. Ovviamente la soluzione definitiva sarebbe quella di un intervento chirurgico radicale, ma per Rafa l’ipotesi ora come ora non è d’attualità. «Un intervento chirurgico potrebbe certamente migliorare la mia condizione ma non mi garantirebbe di poter continuare a giocare. Quindi – conclude – per prendere in considerazione una simile eventualità bisogna capire bene qual è la posta in gioco».

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