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24.03.2022 - 18:14
Aggiornamento: 19:08

Atp Challenger Lugano, è grande tennis pure senza le superstar

Anche Dominic Stricker al Conza per la seconda edizione. Margaroli: ‘Tabellone forte’. Canova (Artt): ‘Si portino i ragazzi a vedere i tornei in Ticino’

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Lo svizzero Dominic Stricker, vincitore della prima edizione dell’Atp Challenger Città di Lugano
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Il camion con la resina per la superficie di gioco bloccato in dogana, mentre gli operai stanno aspettando al padiglione Conza per la posa; gli striscioni pubblicitari che dovrebbero già essere già arrivati e invece sono in ritardo; un numero imprecisato di chiamate, per sistemare un altrettanto imprecisato numero di questioni. Non manca il daffare a Riccardo Margaroli, organizzatore (con l’indispensabile lavoro della moglie Isabella e di un rodato team) della seconda edizione dell’Atp Challenger BancaStato Città di Lugano. Il torneo prenderà il via con le qualificazioni domenica 27 marzo e si chiuderà con la finale domenica 3 aprile.

«La prima è stata un’esperienza molto soddisfacente – ci dice Margaroli, tra un colpo di telefono e l’altro –. Quando ti assumi un grosso rischio ma poi le cose vanno bene, non puoi che essere parecchio contento. Ricordo ancora come tutte le persone con cui avevamo parlato dell’idea, in maniera più o meno colorita mi avevano chiesto se fossi proprio sicuro di voler mettere in piedi un torneo di quel livello in Ticino, per di più durante un periodo complicato come quello della pandemia. Il risultato ha però entusiasmato tutti». La ciliegina sulla torta era poi stata la vittoria del giovane svizzero Dominic Stricker, che nel frattempo, a suon di risultati, ha scalato le classifiche (oggi è 155° al mondo) e che sarà di nuovo presente a Lugano.

Contrariamente all’anno scorso – quando a causa delle restrizioni contro il coronavirus, si giocò a porte chiuse –, sarà ammesso il pubblico, che potrà beneficiare di due tribune (una in più) rese più comode da cuscini, tra le novità di quest’anno. «Avere gli spettatori fa una bella differenza, perché creano ambiente». Lo slancio a riproporre quello che, nel 2021, era nato anche come occasione di dare impulso al tennis (che, come tutti gli sport, ha pesantemente risentito della pandemia), oltre a una prima edizione ben riuscita, pure il fatto di ‘tenersi stretti’ una data nel calendario che altrimenti, una volta liberata, sarebbe problematico richiedere se in futuro si volesse tornare a organizzare un torneo. «Con l’Atp siamo d’accordo che noi proponiamo l’evento nell’ultima settimana indoor»; che è appunto questa, in cui iniziano anche gli appuntamenti all’esterno (ad esempio il torneo di Marbella, di categoria maggiore, con gli svizzeri Wawrinka e Laaksonen). Per chi vuole ancora giocare all’interno, il torneo luganese, categoria Atp 80, è una bella occasione «e ciò spiega il tabellone forte, con quasi venti giocatori tra i migliori duecento al mondo, due tra i migliori cento. Dopo Gstaad e in assenza degli Swiss Indoors di Basilea, quello di Lugano è il torneo maschile più importante in Svizzera. L’idea, forze di tutti permettendo, è di farne un evento fisso nel tempo. Evento che non sarebbe possibile senza il sostegno della città di Lugano, che con BancaStato e Swiss Tennis, ci fa da sponsor principale».

Una bella possibilità per ammirare un tennis di alto livello. «È forse proprio assistendo alle partite dal vivo, che si capisce davvero come questi giocatori ingiustamente ritenuti di secondo o terzo piano, siano in realtà di assoluto spessore. Specie in un contesto indoor lo spettatore è a due passi dal giocatore, ne sente il respiro; si appassiona e si fa coinvolgere maggiormente». In campo svizzero, oltre a Dominic Stricker, da segnalare la presenza di Marc-Andrea Hüsler, Jérôme Kym, Leandro Riedi, Killian Feldbausch (semifinalista Austrialian Open junior); e dei ticinesi Rémy Bertola (wild card per il tabellone principale) e Luca Margaroli (nel doppio).

I biglietti si possono acquistare sul sito www.challengerlugano.com.

Canova (presidente Artt): ’Si portino i ragazzi a questi eventi’

In primavera sboccia il bel tennis in Ticino. Al Challenger di Lugano faranno seguito i due tornei femminili Itf W60 di Bellinzona (11-17 aprile) e Itf W60 di Chiasso (18-24 aprile). Entrambi di categoria inferiore, rispetto all’appuntamento maschile sulle rive del Ceresio, comunque di buon livello e meritevoli di una ‘visita’ (al pari dell’Itf M25 di Calsano, in programma in estate). Eppure in un passato anche recente, gli spettatori a tornei internazionali si sono sempre contati sulle dita di una mano. «Purtroppo sono eventi che passano inosservati e ciò che spiace è che succeda proprio tra gli addetti ai lavori – si rammarica Giuseppe Canova, presidente dell’Associazione regionale tennis Ticino –. In particolare mi spiace non osservare una presenza delle giovani leve, dei loro allenatori, e delle famiglie, che perdono occasione per far sentire ai figli il profumo del professionismo vero». Tra le spiegazioni che ci si può dare, c’è «forse, in Ticino, una mancanza della cultura del tennis; come invece c’è del calcio, dell’hockey o anche del ciclismo. Cultura che fa scattare nelle persone la voglia di mobilitarsi, che sia per la partita di Super League o di calcio minore; o del passaggio del Tour de Suisse, che interessa anche chi magari non va mai in bicicletta. Per ciò che riguarda il tennis, si preferisce andare laddove fa prestigio dire di essere stati, come Roma o Monte Carlo».

Sebbene non ripagato dalla presenza di pubblico, il fermento che c’è in Ticino fa «felice» il presidente di Artt. Poiché significa che «abbiamo tantissime persone nei club, che hanno voglia ancora di mettersi in gioco e organizzare appuntamenti di questa caratura; per i quali occorrono tempo e soldi. Oltre a tanta passione, che da noi c’è in abbondanza. Sono orgoglioso di come il Ticino abbia risposto alla strategia voluta da Swiss Tennis, ossia aumentare il numero di torneo internazionali in Svizzera; e che nel cantone si propongano quattro eventi di questo genere». L’auspicio – aggiunge Canova – è che questi tornei «diventino uno stimolo per ragazzini, maestri e genitori, affinché si faccia assaporare il mondo professionistico ai giovani talenti di casa nostra. Ancora troppo oggi ci si limita al campo da tennis; mentre la crescita, di un singolo così come di tutto un movimento, passa anche attraverso molto altro».

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