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laR
 
31.03.2022 - 05:15
Aggiornamento: 17:09

‘Grazie alla guida scio in sicurezza e con piacere’

Igor Crivelli, ipovedente, è membro del Gtsc. Con pochi comandi può raggiungere velocità sorprendenti. E nel gruppo ha pure conosciuto sua moglie Cinzia

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Igor guidato da sua moglie Cinzia

Alle recenti Paralimpiadi una delle discipline più particolari in programma era probabilmente lo sci per ciechi o ipovedenti (mentre una guida che lo precede gli fornisce delle indicazioni a mo’ di navigatore nel rally), sicuramente non la prima disciplina che qualcuno assocerebbe a un problema della vista. Non si tratta però di una pratica di nicchia, anzi anche alle nostre latitudini c’è chi si dedica a questa attività in maniera competitiva o meno. Nel secondo gruppo si annovera per esempio il Gtsc (Gruppo ticinese sportivi ciechi) del quale fa parte anche Igor Crivelli, che abbiamo sentito per capire meglio come possa lanciarsi da in cima a una pista innevata nonostante un debilitante problema alla vista: «I comandi fondamentali (impartiti da una guida per mezzo di una radiolina) sono pochi: per curvare "destra", "sinistra", per agganciarci con la guida per superare delle strettoie o dei posti affollati a mano "destra o sinistra e mano", mentre per fermarci abbiamo l’"alt" o lo "stop" in caso di pericolo, dove possibile invece ci viene dato il "libero". A noi in genere non viene spiegato come è il tracciato, anche se può capitare che ci vengano date delle indicazioni sulla ripidità della pista. Ma già solo dalla lunghezza dei comandi abbiamo un’indicazione su quale sia il tipo di sciata più adatta. Comandi più secchi indicano una pista più ripida e affollata, mentre più il comando è trascinato, maggiore è l’agio. Per noi infatti il primo pensiero va alla sicurezza e poi al piacere di sciare assieme, senza cercare grandi performance».

Il rapporto tra guida e cieco (per non tediare inutilmente i lettori, verranno definiti così anche gli ipovedenti) non si limita però a una sorta di pilotaggio: «Tendenzialmente la guida cambia dopo ogni giornata, per cui nel gruppo bene o male tutti guidano tutti. La base è la stessa, ma il carattere della persona può influire. Inoltre cambia anche guidare un cieco totale o un ipovedente. Dopo una o due discese però si è già creato un buon legame. Poi io all’interno del gruppo ho conosciuto, quasi trent’anni fa, mia moglie Cinzia e ovviamente con lei c’è un feeling particolare, che però sciata dopo sciata si può creare anche con altre guide».

‘Seguivo parenti e amici, ma li perdevo’

Per Igor il Gtsc ha rappresentato la possibilità di riscoprire una passione della sua giovinezza: «Io ho iniziato a sciare da piccolo, poi è subentrato un problema alla vista ma ho comunque continuato a sciare per un po’, seguendo magari mio fratello, mio cugino o degli amici. Ogni tanto però li perdevo di vista e rimanevo indietro. Poi verso i diciannove-vent’anni in seguito a un ulteriore calo della vista ho smesso poiché sciare era diventato troppo pericoloso. Sono entrato nell’Unitas e da lì ho conosciuto il Gtsc, ho provato e mi sono trovato bene con il sistema delle radio, inoltre ho potuto migliorare l’aspetto tecnico, abbandonando la paura d’incontrare qualche ostacolo imprevisto, potendo sciare in sicurezza, tranquillità e con piacere».

Non mancano nemmeno le sensazioni forti, visto che gli sciatori più dotati possono raggiungere velocità elevate e in condizioni ideali, pure lasciati liberi di fare la propria traiettoria senza ricevere comandi: «Su delle piste non troppo frequentate e belle regolari possiamo anche lasciare andare bene gli sci. Talvolta può essere sorprendente come si possa sciare bene pur essendo ciechi o ipovedenti. Quando poi la pista è sufficientemente libera e larga veniamo lasciati liberi e possiamo sfogarci e andare al ritmo che ci aggrada di più. Con il sistema delle radio, non bisogna preoccuparsi degli ostacoli, ma ci si può rilassare e concentrare sulla sciata, badando anche alla qualità tecnica della discesa. Insomma ci si può divertire benissimo. In condizioni ideali si può anche raggiungere una velocità ragguardevole, mantenendo la sicurezza, per cui c’è anche la componente adrenalinica».

A coordinare il tutto un comitato di nove persone, capitanato dal presidente Giulio Clerici: «Il Gtsc offre anche la possibilità di praticare lo sci di fondo, le racchette da neve, le escursioni, il tandem, nuoto e palestra, oltre ad attività più particolari e saltuarie, come il bob o la barca a vela. Per i costi, il gruppo ci permette di fare delle belle uscite a prezzi ragionevoli, vengono organizzati trasporti, alberghi e giornaliere e spesso possiamo usufruire di sconti, che ci permettono di godere di posti bellissimi a prezzi non proibitivi. A inizio stagione il comitato prepara il programma, poi con un paio di settimane d’anticipo bisogna iscriversi ai diversi eventi. La partenza è prevista spesso abbastanza presto il venerdì o il sabato per non perdere giornate di sci, poi nel pomeriggio o serata di domenica si rientra a casa. Vengono però anche organizzate uscite di una singola giornata».

‘Cerchiamo piste larghe e lisce’

E dove si possono trovare gli esponenti del Gtsc (riconoscibili dalle giacche verdi, altrimenti molto discreti)? «Normalmente le nostre destinazioni sono stazioni come Arosa, Davos, Andermatt o St. Moritz, oppure anche all’estero, per esempio alle Dolomiti, dove troviamo piste larghe e lisce. Così è più facile sia per il cieco sciare, sia per la guida districarsi, quindi tendiamo a recarci in comprensori piuttosto grandi. Dove invece ci sono diversi passaggi stretti e si creano diverse gobbe è più complicato sciare».

Non ci sono però soltanto le uscite di gruppo, è anche possibile organizzare delle giornate a due: «Avendo una moglie guida capita qualche volta di andare solo con nostro figlio Giona che ci segue, magari a Splügen. Cinzia era entrata nel gruppo forse un anno prima di me, è una delle guide più longeve e lo fa sempre con piacere, trascinando talvolta anche me. Quest’anno ero però motivatissimo, visto che l’inverno scorso non avevo partecipato alle attività che erano proseguite nonostante la pandemia».

Igor è ormai un veterano del gruppo fondato già negli anni Settanta: «Io sono entrato nell’Unitas a metà anni Novanta, lì mi hanno parlato del Gtsc e ho deciso di provare, è stata una bella scelta. Infatti in tutti questi anni ho potuto praticamente sempre fare un paio di uscite a stagione, dedicandomi poi durante i mesi caldi al tandem. Per quattro anni sono anche stato membro di comitato. Il bello è infatti che non si fanno distinzioni fra ciechi e guide. Siamo un gruppo di amici, ma i volontari che si mettono a disposizione per il comitato hanno un lavoro impegnativo da svolgere».

Normalità è dunque la parola chiave, sia con gli sci ai piedi, sia senza: «In fondo la mia vita quotidiana si svolge abbastanza normalmente, lavoro come fisioterapista e massaggiatore-medicale e qualche volta tengo delle lezioni a scuola. Chiaramente però devo fare affidamento sui mezzi pubblici e sul mio cane guida e non prendo l’automobile. Anche a casa, quando posso, per esempio cucino».

Il Gtsc – Da quarant’anni sulle nevi

L’idea di formare un gruppo che offrisse la possibilità a ciechi e ipovedente di sciare scaturì nel 1975 da Rino Bernasconi ed Elio Medici (entrambi ciechi), che coinvolsero il direttore della Scuola svizzera di sci di Cardada Giorgio Piazzini. Nel corso del 1976 nacque ufficialmente il Gruppo ticinese sciatori (che diventò poi sportivi) ciechi e ipovedenti in contemporanea alle prime uscite con gli sci di fondo e alpino. Dal 1983-84 si aggiunsero alle attività proposte le escursioni in montagna, lo sci nautico, il tandem, il nuoto e la ginnastica in palestra. Il gruppo è affiliato alla Federazione svizzera di sci, alla Federazione Sci della Svizzera italiana e all’Unione Centrale Svizzera per il bene dei ciechi. Sommando le diverse uscite la scorsa stagione si sono contate 194 presenze, sommando tutti i partecipanti (fra cui una cinquantina da parte di ciechi) nello sci alpino, mentre fra tutte le attività del gruppo si superano le 700 presenze complessive.

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