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04.05.2021 - 19:14
Aggiornamento: 21:32

Mauro Pini: ‘Porterò Petra Vlhova in un'altra dimensione’

Le prime impressioni del nuovo allenatore della slovacca vincitrice della Coppa del Mondo generale. ‘Il team? Sembra una famiglia ticinese’

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Mauro Pini sarà alla testa del team che circonda Petra Vlhova

È l'uomo del momento nel mondo dello sci. Mauro Pini allenerà Petra Vlhova e nel compito che lo attende – essere il nuovo tecnico di colei che ha appena vinto la coppa generale – può esserci l'azzardo di avere tutto da perdere. Non per lui che, spiega, ha sempre dato retta più all'istinto che ai ‘se’ e ai ’chissà’. «È un’occasione di mettermi alla prova e dimostrare che non è assolutamente così», ci dice da Airolo, di rientro dalla Slovacchia. «E le prime sensazioni sono buone».

Volevi tornare ad allenare in Coppa del Mondo?

La porta non è mai stata chiusa definitivamente; però sono dell'idea di voler evitare di fare l’allenatore per forza. È un mestiere talmente particolare, che secondo me non può passare da un giusto mix di passione, a un dovere o una routine. E poi mi conosco: devo avere dei progetti ambiziosi e una controparte che ci crede. Ho sempre funzionato bene avendo di fronte atleti professionisti nel vero senso della parola.

Un contatto c’era già stato in passato, ma non era andato a buon fine per motivi che Vlhova sui social indica essere stati finanziari. L'avvenuto accordo è una questione di soldi?

In Slovacchia in pratica non esiste una struttura federativa per lo sci. Quindi Petra (che quando ci sentimmo, cinque anni or sono, era all’inizio della carriera in Coppa del Mondo) e il suo entourage hanno dovuto costruirsi autonomamente, partendo letteralmente da zero e poggiandosi sulla piccola azienda meccanica del padre in termini di finanziamento. Io, peraltro, allora avevo altre priorità e i figli ancora piccoli; quindi a quel momento, dopo averne discusso serenamente, s’era deciso di non farne nulla.

Una seconda richiesta ti ha stupito?

Ho ricevuto la prima chiamata, subito dopo la separazione un po' burrascosa da Livio Magoni. È stata un po' una sorpresa; così come quando mi cercò Tina Maze. In entrambe le occasioni, non ci sono state avvisaglie. Con Petra e il suo team è stato sufficiente parlarci una volta: ho avvertito subito le giuste sensazioni e ci siamo trovati immediatamente in sintonia. Abbiamo discusso con una certa tranquillità, né io né loro, abbiamo voluto precipitare le cose.

Perché l’accordo di un solo anno?

Va bene così a entrambe le parti. Loro sono stati comprensibilmente scottati da quanto accaduto con Livio Magoni; mentre per quanto mi riguarda, non ho problemi ad avere un contratto a breve termine, del resto mi sono sovente mosso anno per anno. Trovo sia una soluzione che implica rispetto reciproco: se le cose funzioneranno, si continuerà; se per contro sorgeranno problemi di qualunque genere, si chiuderà l’esperienza in tutta serenità.

Su cosa impronterai il lavoro con un’atleta reduce dalla conquista di uno dei trofei più prestigiosi nel suo sport?

Per Petra c’è un prima e un dopo vittoria della Coppa del Mondo generale. Ritengo che per lei, quello attuale sia un momento di cambiamento, un nuovo ciclo che inizia. Fino a oggi ha funzionato a ‘frusta’: è andata a mille, in linea con la tipica mentalità dell’Est. Negli anni scorsi hanno fatto un lavoro davvero enorme e fuori dagli schemi. Un impegno che ha pagato, ma con me occorrerà entrare in una nuova dimensione e passare a un’attività più qualitativa, con una gestione maggiormente equilibrata di carichi e recuperi. L’obiettivo è anche evitare acciacchi, dolori o infortuni. I ritmi sostenuti negli scorsi cinque anni, hanno lasciato qualche scoria. Lei stessa mi ha confessato che non potrebbe più reggere cadenze del genere. Peraltro la Petra di oggi non è più la ragazzina alla quale si può chiedere tutto o quasi.

Cosa pensi di poterle dare di nuovo?

Tranquillità, equilibrio e una gestione maturata con l'esperienza. Dovrò cercare d'insegnare a lei, così come a tutto il team, a muoversi da numero uno. Ora non è più una ‘cacciatrice’, bensì quella da battere. Tutti gli occhi saranno su di noi; saremo osservati e additati, perciò un tema da introdurre in tutto l’entourage sarà quello legato all’autostima e alla consapevolezza di sé.

Che idea ti sei potuto fare della cellula attorno a Vlhova?

Il Team Vlha, dal cognome del papà Igor, è l’unico che in Coppa del Mondo non è in qualche modo in relazione con la federazione nazionale, che in Slovacchia peraltro nemmeno c’è perché è stata addirittura bannata dalla Federazione internazionale di sci. Ora si stanno gettando le basi per una nuova federazione, per la quale è stata inoltrata alla stessa Fis la richiesta di riconoscimento. Quello che gira attorno a Petra è un team gestito dalla famiglia, in modo molto professionale e ottimamente organizzato. Inoltre mi sono bastati quattro giorni con lei in Slovacchia, per capire quanto sia popolare e quanta pressione ci sia a livello mediatico: è impresionante, una ’follia’. Oggi, in termini di personaggi importanti e popolari, c’è la Presidente Zuzana Caputova e poi c’è Petra, che in patria è un’eroina come nessun altro. 

Ci sarà dunque da gestire anche l’immensa popolarità di Petra.

Sì. E da questo punto di vista, è un bene che viva nei monti Tatra, sulla linea Budapest-Zakopane. Abitasse a Bratislava, sarebbe impossibile… È una situazione che però in parte già conosco, ne ho vissuta una simile con Maria José Rienda Contreras: l’attenzione che c’era in Spagna nei suoi confronti era pressoché ingestibile, poi fortunatamente allenamenti e gare si svolgevano lontano e quindi si riusciva a essere più tranquilli.

Entrare in una struttura gestita da un nucleo famigliare, non ti spaventa?

Penso di essere uno dei pochi allenatori che ha abbastanza esperienza in questo ambito: ho lavorato in strutture simili con la famiglia Gut, con Maze, negli Usa. Nelle scorse tre settimane, si sono messi sul tavolo tutti gli aspetti e anche questo. Io ho ricevuto carta bianca, con l’assicurazione che la priorità è e rimarrà la parte sportiva. Loro hanno puntato su un allenatore con determinate competenze proprio per questo: vogliono che i ruoli siano ben chiari, che sia il caposquadra a decidere, con la struttura a seguire le sue decisioni. Credo che Livio Magoni, per come lo conosco, fosse arrivato a un punto in cui non ce la facesse più a gestire tutto e sia ‘esploso’ In qualche modo, penso che abbia provocato lo scontro, così da avere un motivo per andarsene. È un allenatore la cui enorme bravura nel portare atleti giovani ad alto livello, è riconosciuta da tutti. Poi però, una volta in alto, fatica a trovare i giusti meccanismi e con Petra si è tirato addosso una grandissima pressione.

Avete già parlato di obiettivi concreti?

La prossima stagione sarà importantissima e il focus sarà sui Giochi Olimpici; mentre in Coppa del Mondo prenderemo gara dopo gara.

Conosciamo Vlhova campionessa, ci puoi già dire qualcosa su chi sia Petra?

In questi primi quattro giorni insieme ho potuto vedere una famiglia molto simile a noi, potrebbe essere una ‘classica’ famiglia ticinese. Hanno solidi principi, molto rispetto e i piedi ben piantati per terra. Petra è una ragazza normale, che ama molto i motori; mi ha mostrato la moto da cross e l’auto sportiva. Non è una spaccona, è un po’ introversa con i suoi giorni sì e quelli no, come tutti. Ha un fisico importante, soprattutto dal bacino in giù; gambe lunghe, tibia lunga, femore lungo: leve così non sono per forza un atout nello sci. La parte alta è invece un po’ più debole, è una caratteristica di famiglia; ma ci stiamo lavorando. Ha una forza mentale notevole, che del resto si è vista nelle gare. È una caratteristica dei grandi campioni, quella di riuscire a mantenere il livello o addirittura aumentarlo nei momenti di grande pressione.

Quale tipo di attività hai già iniziato con lei?

Il mio compito principale è la gestione del team e il lavoro tecnico, oltre che avere l’occhio su tutto ciò che accade attorno a Petra. Sulla neve abbiamo fatto tre giorni a bassa intensità a Jasna, a casa sua. Più che altro fino a ora abbiamo parlato e condiviso, per conoscerci meglio. Questo mese lei lo dedicherà alla condizione fisica, sei giorni su sette; il vero e proprio discorso tecnico insieme inizierà ai primi di giugno sullo Stelvio.

Le dimissioni dalla Valbianca: 

‘Se passa il treno giusto...’

Mauro Pini ha già rassegnato le dimissioni da direttore della Valbianca Sa, società che gestisce gli impianti di Airola Pesciüm. «Da subito ho tenuto informato il Consiglio di Amministrazione». Ora per la struttura leventinese inizierà «una fase di transizione. L’estate è però praticamente già pianificata e comunque io potrò ancora essere abbastanza presente. Presto verrà nominato il nuovo CdA, con cui cercheremo di mettere a fuoco un profilo ideale al fine di trovare la persona giusta, che possa entrare in carica in vista dell'inverno. Consentimi di ringraziare la Valbianca e gli azionisti, per avermi dato l’opportunità di gestire una tra le aziende più importanti delle Tre Valli; e la Rsi per avermi permesso di restare in contatto con la Coppa del Mondo». 

Lasciare la responsabilità delle piste di casa, gli dispiace, «certo. Però la vita è così. Sono sempre stato uno che, quando passa il treno giusto, non ci pensa due minuti e ci sale. Magari per qualcuno sono incosciente, però non ho mai riflettuto troppo sui rischi o su cosa potrebbe succedere di lì a qualche anno. Per me è una questione di feeling e sensazioni».

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