Hockey

La parola a Patrick Fischer. ‘È scorretto, non avrei dovuto farlo’

Per la prima volta dallo scoppio del caso, l'ex coach rossocrociato rompe il silenzio. ‘Col senno di poi, si è sempre più saggi’

(Keystone)
9 giugno 2026
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Patrick Fischer rompe il silenzio. Per la prima volta da quando è scoppiato l’ormai famigerato caso del falso certificato Covid procurato su Telegram per andare alle Olimpiadi di Pechino senza vaccino. Il caso era scoppiato a inizio aprile, proprio sui social, quando l'ex coach della Nazionale – con la stessa modalità scelta oggi per dire la sua, in una lunga intervista-video diffusa su YouTube – aveva provato ad anticipare lo scoppio delle polemiche prima che Srf diffondesse pubblicamente la notizia. Cosa che, dopo qualche tentennamento da parte della Federhockey rossocrociata, aveva poi portato al siluramento del tecnico della Nazionale a poche settimane dall’inizio dei Mondiali (e poi, tra l'altro, a torneo concluso, alle dimissioni dello stesso presidente della Federazione, Urs Kessler).

All'inizio dell'intervista, condotta dal giornalista svizzerotedesco Peter Röthlisberger, Fischer spiega subito di aver deliberatamente aspettato prima di esprimersi, poiché dopo lo scoppio della bufera era importante riportare la calma affinché la Nazionale potesse concentrarsi sui Campionati del mondo di Zurigo e Friborgo. Ad alimentare il caso era stata una confessione dello stesso ‘Fischi’ durante un pranzo con una troupe dalla televisione svizzera tedesca, che stava girando un documentario su di lui proprio per lanciare i Mondiali. Contrariamente ai giornalisti di Srf, Fischer sostiene che si trattasse di una conversazione “off the record”, il cui contenuto quindi non avrebbe dovuto essere reso pubblico. Tra l'altro, a quanto dice Fischer, Pascal Schmitz, il redattore di Srf che ha poi diffuso la notizia, il giorno dopo la conversazione avrebbe poi inviato una email a Finn Sulzer, il responsabile delle relazioni con i media della Federhockey rossocrociata, assicurandogli di essere a conoscenza dell'accordo “off the record”. «Mi ha irritato che la Srf abbia poi dichiarato che non fosse così», afferma ‘Fischi”. «È stato il momento più difficile nei miei dieci anni in qualità di selezionatore nazionale» aggiunge, ripensando alla pandemia. «Non è stato corretto, non avrei dovuto farlo all’epoca, nel mio ruolo di commissario tecnico», ammette.

Tuttavia, l'ormai ex selezionatore nazionale assicura che avrebbe voluto rivelare pubblicamente la vicenda, indipendentemente dall'inchiesta giornalistica di Srf, ma soltanto alla fine del suo mandato. «Con il senno di poi, si è sempre più saggi», dice.

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