Hockey

È un hockey senza vincitori né vinti

Riuniti a Ittigen i club decidono di fatto di cancellare la stagione. Ambrì e Lugano plaudono alla coerenza, alla solidarietà e al consenso

Arrivederci a settembre (Ti-Press)

Niente da fare per gli Zsc Lions, che in virtù del loro primato in classifica al termine della stagione regolare, si sono presentati all'assemblea straordinaria dei delegati di Ittigen con l'intento di rivendicare a tavolino quello che per loro sarebbe stato il decimo titolo della loro storia. «Era naturale che lo Zurigo rivendicasse il titolo - racconta il direttore generale dell'Ambrì Piotta Nicola Mona -. All'assemblea, i rappresentanti dello Zurigo ha esposto le sue motivazioni sul perché a loro modo di vedere ci sarebbero stati gli estremi per procedere con la designazione di una squadra campione, ma al momento dei voti, a larghissima maggioranza (era necessario il consenso di almeno tre quarti dei presenti) è stata avallata la proposta di non assegnare alcun titolo».

L'assemblea straordinaria dei delegati dei club di Lega Nazionale è andata in modo relativamente spedito: «Tutto sommato di grandi discussioni non ve ne sono state - prosegue Mona -. E questo nonostante a prima vista all'ordine del giorno ci fossero temi importanti, e direi di rilevanza quasi vitale per alcune società. Tutti, o, almeno, la larga maggioranza dei presenti si è allineata su una linea che definirei di coerenza. Ragion per cui, avendo riconosciuto che il campionato è interrotto, non c'erano i presupposti, gli 'strumenti', per decretare un campione a tutti gli effetti. E, di riflesso, gli estremi non erano dati nemmeno per decretare un promosso dalle leghe inferiori (Swiss League e MySports League, ndr), così come un relegato». Niente vincitori né vinti: a Ittigen si è dunque deciso di tirare una riga sull'intera stagione. «Il succo di quanto discusso oggi in pratica è questo: nessun campione, nessun promosso e nessun relegato. E questo in tutte le leghe raggruppate sotto il cappello della Lega, dunque compresi U20 e U17 Elite».

E ancora meno discussioni sono state necessarie per dirimere la questione legata a promozioni e retrocessioni. «Si può dire che le cose fossero a grandi linee chiare già prima di questa assemblea straordinaria - precisa ancora Mona -. Una relegazione rappresenta né più né meno un rischio esistenziale per una società. E decretare un simile verdetto a tavolino sarebbe stato eccessivo, oltre che discutibile. Questo aspetto fondamentale era già emerso nelle precedenti riunioni che avevamo avuto, convenendo che una relegazione andava giocata fino in fondo, dando così fino in fondo la possibilità di sottrarsi sul campo a questo destino. A questo proposito, anche nelle scorse settimane eravamo concordi che in nessun caso avremmo accorciato i playout. E che nel caso di impossibilità di mantenere questo modus, non ci sarebbero state relegazioni. E in questo senso abbiamo deliberato».

Detto delle retrocessioni, veniamo ora alle possibili promozioni, che per quanto concerne il salto di categoria dalla Swiss League alla National League interessavano da vicino Kloten e Visp: «Entrambi hanno esposto le loro argomentazioni, che tuttavia non ha raccolto la maggioranza dei voti dei club. L'eventuale allargamento del massimo campionato poteva anche essere sposabile come principio, ma a condizione di mantenere quel numero negli anni seguenti. E questo, nello specifico, non era uno dei temi su cui eravamo chiamati a esprimerci oggi». E bocciate, di riflesso, pure le richieste di Martigny e Basilea, le finaliste di MySports League, di poter essere promosse d'ufficio nel campionato cadetto, «abbiamo preso atto delle loro richieste, fatteci pervenire in forma scritta, ne abbiamo discusso convenendo che la cosa più corretta da fare fosse quella di adottare lo stesso principio fatto con le promozioni dalla Swiss alla National League».

Di riflesso, a Ittigen i delegati hanno pure ufficializzato la salvezza dei Rockets, che al momento dello stop ai campionati deciso dalla Lega occupava l'ultimo posto nel 'ranking round'. Verdetto che, di riflesso, fa felice anche l'Ambrì Piotta: «Nella tristezza globale, è una notizia positiva. Come lo è quello della salvezza degli U20. Quando ha detto il ghiaccio fino al momento dell'interruzione delle competizioni deve tuttavia essere preso come un campanello d'allarme: occorre da subito mettersi a lavorare per evitare che tra dodici mesi di ritrovarci al cospetto del baratro della retrocessione».

A Ittigen, però, non si è parlato di diritti televisivi. «Ne avevamo discusso la precedente riunione, e avevamo convenuto che essendoci stata decisione da parte dell'autorità, non ci sono motivi per pensare a una violazione unilaterale del contratto per la ritrasmissione delle partite. E non essendoci violazione di contratto, bisognerà tornare al tavolo delle discussioni per trovare una soluzione confacente per tutte le parti in causa. Occorrerà ovviamente vedere anche da parte dei proprietari dei diritti quali saranno i danni subiti, perché è innegabile che in una situazione come questa ognuno sia confrontato con delle perdite».

Marco Werder: 'Non si può interrompere una maratona dopo trenta chilometri'

«C’è stata grande solidarietà e anche consenso da parte dei club, in una riunione in cui la parte sportiva l’ha fatta da padrona, ed giusto che fosse così». A dirlo è Marco Werder, il Ceo del Lugano di rientro da Ittigen, al termine di un’assemblea straordinaria in cui i delegati dei 24 club di Lega nazionale hanno messo il punto finale a quella che essere definita una non-stagione. «Di fatto è così, visto che purtroppo non siamo riusciti ad arrivare alla fase conclusiva: è come se durante una maratona si decidesse di interrompere la gara al trentesimo chilometro, ma purtroppo non funziona così. E se non arriva al traguardo non c’è nessun vincitore. Così come non può esserci un ultimo classificato».

Ecco, spiegato, il perché si è deciso di lasciare tutto com’era, senza titoli, promozioni o retrocessioni. «Un po’ di discussione c’è stata naturalmente, ma c’è stata anche piena comprensione per quei club come il Kloten, che hanno fatto un notevole sforzo negli ultimi anni per cercare di ottenere la benedetta promozione, e che sono quelli toccati più duramente in realtà, perché hanno fatto grandi sforzi, grossi sacrifici e adesso non hanno la possibilità di provare a salire. Purtroppo, però, la situazione è questa: c’è chi è colpito più duramente e chi meno, ma alla fine tocca tutti». 

Sul più bello, cioè all’inizio dei playoff, che è praticamente una stagione a sé. «Ma è sbagliato pensare che la regular season sia una specie di fase di riscaldamento. Non è assolutamente così: la regular season è una battaglia per riuscire a piazzarsi nelle posizioni che contano per poi giocarsi il titolo di campione svizzero. Questo è un cambio di mentalità che dobbiamo assolutamente fare nel nostro hockey: sono due fasi che hanno entrambe la loro ragione di esistere e la loro importanza. Poi, naturalmente, viste le premesse, la salute va messa davanti a tutto, ma io avrei desiderato fortissimamente giocare questi playoff. E sarei stato molto curioso di vedere come la squadra avrebbe reagito: perché è vero, le ultime partite sono state un po’ così, ma non dobbiamo dimenticare da dove siamo partiti a inizio gennaio, quando eravamo undicesimi e abbiamo vinto un sacco di partite importantissime, scendendo in pista sempre con il coltello alla gola. Un periodo in cui la squadra ha dimostrato di saper giocare in maniera molto compatta».

Squadra che, invece, da giovedì è ufficialmente in ferie. «Per forza, nel senso che in vigore c’è un divieto di svolgere attività all’interno di impianti sportivi, quindi ieri (giovedì, ndr) abbiamo salutato i ragazzi, chiedendo loro di svuotare lo spogliatoio. Ora sono ognuno a casa loro, e stanno seguendo le regole consigliate dalle autorità sanitarie, cercando di stare perlomeno tranquilli per non ammalarsi e, naturalmente, per riposarsi un attimino».

In attesa che, prima o poi, si cominci a ragionare sulla nuova stagione. «Fino a poche ore fa il divieto era fino al 29 marzo, e a quanto sembra il Consiglio federale ha deciso di estenderlo fino al 30 aprile. Il fatto è che si tratta di una situazione nuova, e nei prossimi giorni dovremo capire come organizzarci. Anche perché, è chiaro, non possiamo lasciare che i giocatori non si allenino per due mesi, questo non funziona naturalmente. Ma io non sono né un virologo, né un medico: per adesso li lasceremo un po’ tranquilli, poi dovremo capire come poter tornare ad allenarli, o a far sì che si allenino individualmente, magari mandandoci dei dati. Vedremo».

Poi c’è anche l’aspetto societario, quello prettamente legato alle finanze. «È chiaro che questa cancellazione fa male anche a livello finanziario, e in maniera importante, ma dovremo analizzare bene la situazione a bocce ferme. E non appena saremo in grado di fare un riassunto dettagliato della situazione, a quel punto vedremo come muoverci».

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