Nonostante le assenze di spessore, la Svizzera è stata capace di superare la Colombia nell’appendice dei rigori e scrivere una splendida pagina di storia

Quando i riflettori hanno smesso d’illuminare il manto erboso del Bc Place, la sensazione che prevaleva sui volti di giocatori e staff era di aver compiuto qualcosa d’incredibile: scialacquate numerose occasioni, finalmente la Svizzera ha retto l’urto della storia raggiungendo i quarti di finale. Un’impresa possibile solo perché ogni pezzo del puzzle si è incastrato alla perfezione, senza concedere alle stelle il diritto insomma di replica. E, ciò, nonostante le assenze di peso dell’ultimo minuto che avevano rievocato spiacevoli ricordi. Quel (maledetto) ottavo di finale disputato in Qatar. Stasera in palio c’era più di una ‘semplice’ vittoria. C’era una pagina indelebile del nostro calcio e di quello planetario. Un posto nel firmamento del pallone, a cui da ormai parecchi anni si dice che Xhaka e compagni spettano non trovando però mai conferma sul campo. Questa volta la fame di riscatto è stata più forte della paura di perdere, permettendo alla Nati di prenotare il suo ticket per l’Olimpo dei quarti di finale. Eccoli finalmente! Siamo fra le migliori otto squadre del mondo, come successo l’ultima volta un’epoca fa.
Non era facile siccome la Colombia era temibile, ma soprattutto Manzambi ha dovuto rinunciare a scendere in campo a causa di una scocciatura muscolare: senza il nostro gioiellino, spesso e volentieri nel tabellino dei marcatori durante questa rassegna iridata, la squadra ha perso un pizzico di sfrontatezza e verve. Poche le occasioni create, tant’è che sino alla pausa solo Rieder e Ndoye hanno testato i riflessi di Camilo Vargas. Più efficace la difesa, che non ha lasciato passare macchia, sostenuta dai poc’anzi citati esterni nonché da Jashari. Il centrocampista del Milan, che ha impiegato una buona mezz’oretta prima di trovare le misure, si è sacrificato parecchio in fase di chiusura non disdegnando qualche passaggio illuminante. Non abbastanza però da rimanere in campo pure nella ripresa, rimpiazzato da Sow, il cui ruolo era maggiormente congeniale alle sue capacità. E, subito, si è fatto trovare nella posizione perfetta incrementando la sicurezza della Svizzera.
La squadra di Lorenzo puntava invece su profumi decisamente intensi. Quel ritmo e quella brama del calcio sudamericano: i Cafeteros hanno dimostrato già dall’inno nazionale (da brividi) di volersi riprendere la storia, come nel 2014, aiutati dall’estro senza tempo di un intramontabile James Rodriguez. Da non dimenticare i nobili e pericolosi Luis Diaz e Suarez, capaci di schiacciare il piede sull’acceleratore a piacimento e stravolgere l’economia della sfida. Ad esempio trascorsa una ventina di minuti a causa di un pallone malamente perso. Puerta è tuttavia stato fermato dall’eccellente smanacciata in corner di Kobel. I nostri rivali hanno cercato di abbassare il ritmo, trovando l’imbucata fra le maglie. E, allora, nella ripresa la Svizzera ha preso in mano le redini dell’incontro mostrandosi più aggressiva e famelica. Due leggerezze di Xhaka, che si è lasciato cadere in cerca di un presunto fallo perdendo il pallone, hanno però rianimato la Colombia senza per fortuna cambiare il risultato.
Nei minuti finali e pure nei supplementari la tensione si è potuta tagliare a fette. Ogni disattenzione poteva costare a carissimo prezzo. La squadra di Yakin ha rischiato parecchio quando Lucumi si è issato più in alto di tutti facendo riecheggiare la traversa. Poca l’aria rimasta nei polmoni a entrambe, ma Xhaka e compagni hanno mantenuto il sangue freddo conquistando il successo nei calci di rigore. Nonostante le numerose critiche, anche stavolta Yakin ha estratto il coniglio dal cilindro. Ha studiato minuziosamente i nostri rivali, bilanciando alla perfezione la rosa e aggiungendo in corso d’opera qualche spezia in grado di conferire imprevedibilità e velocità. Quel tocco di piccante, e inaspettato, alla manovra rossocrociata. E poco importa se l’attacco non è stato affilato e pronto a incidere la punta della lama. La metropoli di Vancouver, anche se non abbiamo sbloccato le marcature subito nella ripresa, ci ha di nuovo sorriso.
La squadra di Yakin ha scritto una pagina di storia, ma questa rassegna iridata può definirsi la migliore di ogni secolo? Una domanda piuttosto difficile. Il cammino della Svizzera non era infatti fin qui stato cosparso di ostacoli veramente insuperabili. Sia nella fase a gironi che nei sedicesimi di finale abbiamo incontrato rappresentative battibili. Questo stadio della competizione, dunque, era il minimo sindacale considerata la generazione d’oro. Questa sera bisognava mostrare il carattere, quella capacità di superare ogni limite. Pure l’imprevedibile. Come successo a ‘big’ del nostro continente, ma non solo, l’inciampo era dietro l’angolo. Queste manifestazioni celano sempre qualche insidia e figuraccia. Un calo di concentrazione, poca ispirazione, e anche la selezione meno attrezzata non perdona. Il successo di Xhaka e compagni non era scontato, anzi, ma ora sono in una nuova dimensione. Non hanno più nulla da perdere, ma (solo) sogni da realizzare: i loro e quelli di un intero Paese che fantastica già sull’impossibile. Ossia battere i campioni uscenti dell’Argentina.
Svizzera - Colombia (0-0 0-0) d.r. 4-3
Rigori: Quintero 0-1; Xhaka 1-1; Sanchez -; Amdouni 2-1; Campaz 2-2; Akanji -; Hernandez -; Itten 3-2; Diaz 3-3; Vargas 4-3.
Svizzera: Kobel; Ricardo Rodriguez (71’ Muheim), Akanji, Elvedi, Zakaria (86’ Widmer); Freuler, Xhaka, Jashari (45’ Sow); Rieder (103’ Amdouni), Embolo (86’ Itten), Ndoye (90+1’ Vargas).
Colombia: Camilo Vargas; Mojica, Lucumi (118’ Mina), Sanchez, Munoz; Lerma (82’ Rios); Arias (66’ Campaz), Puerta; Diaz, Suarez (82’ Hernandez), James Rodriguez (66’ Quintero).
Arbitro: Barton (El Salvador).
Note: 55’000 spettatori. Ammoniti: 51’ Xhaka, 59’ Zakaria, 60’ Suarez, 95’ Sanchez, 105’ Muheim. Svizzera priva di Aebischer, Jaquez e Manzambi (infortunati). Pali: 99’ Lucumi (traversa).