Il valore del giovane jolly rossocrociato, protagonista in Bundesliga, ha già raggiunto i 50 milioni di euro

Da più parti indicato come meritevole di giocare titolare, Johan Manzambi ha trovato in America una terra che già conosce bene. Fu infatti proprio negli Usa che cominciò la sua avventura in maglia rossocrociata, nell'estate del 2025. Il 3 giugno di un anno fa, infatti, quand'era solo 19enne, il ginevrino si affacciava al palcoscenico internazionale, sul campo di calcio dell'Università dello Utah. Era stato un po‘ l'invitato a sorpresa della tournée elvetica fra Salt Lake e City e Nashville.
Il jolly del Freiburg, ai tempi, aveva come unico compito quello di fare la conoscenza dei compagni di Nazionale, oltre naturalmente a destare una buona impressione nello staff tecnico. Ma, alla fine della scampagnata al di là dell'Atlantico, il bilancio andò oltre la più rosea aspettativa: esordio contro il Messico e prima volta da titolare (e primo gol) contro gli Usa. In seguito, Manzambi in Germania – dove voleva soltanto ’giocare più partite possibile' – ha davvero bruciato le tappe: 47 match disputati, 7 reti e 9 assist, davvero niente male per uno che sarebbe (in teoria) un centrocampista difensivo. «È stata una stagione incredibile questa mia prima annata completa», ha detto il ragazzo, che in maggio ha perso contro l'Aston Villa la finale di Europa League (eletto miglior giovane della competizione) con la maglia del suo club. «Sono fiero di me, lo ammetto», ha aggiunto.
Servette puro sangue – quartiere e club –, Johan è oggi uno dei più promettenti talenti europei. Il suo valore di mercato è schizzato infatti a 50 milioni di euro (secondo Transfermarkt), e il suo nome animerà certo il mercato estivo, dato che ad esempio un gol segnato al Mondiale può davvero valere milioni. Ovunque gli esperti lo indicano come il giocatore da seguire con più attenzione al torneo iridato: l'Equipe lo ha infatti inserito fra le 5 possibili rivelazioni della kermesse, come lo furono il francese Mbappé nel 2018 e l'argentino Enzo Fernandez nel 2022. Quasi incredibile, se pensiamo che Manzambi, soltanto un anno e mezzo fa, giocava nella squadra riserve del Freiburg. «Ciò mi rende felice, perché significa che sto crescendo alla grande. In fondo, però, non do troppa importanza alle voci: voglio soltanto dare il massimo e vincere tutto», confessa con disinvoltura lo svizzero.
Nel tempo libero, il giovanotto sta al telefono con gli amici, gioca alla Playstation (Fifa) e va a messa. «In tedesco è più difficile seguire la messa», rivela, «ma io prego molto, prima di dormire, il mattino appena sveglio e anche quando entro in campo. Per me è importante». Prima delle partite, il numero 9 della Nati ascolta musica gospel. Il suo primo ricordo della Coppa del mondo, del resto, è di tipo musicale: si tratta dell'inno di Sudafrica 2010. Sedici anni dopo, Manzambi è pronto a vivere di persona il più grande degli eventi sportivi.
Ma con quale ruolo? «Mi affido all'allenatore», dice. «Finora, se l’è cavata bene!», scherza. «Ho mostrato di poter fare la differenza come subentrante, segnando due volte contro la Svezia (in ottobre e in novembre). Ma se vorrà schierarmi titolare, sarò comunque pronto». Sceso in campo da titolare contro la Giordania (4-1) e l'Australia (1-1) nelle ultime due amichevoli – in un ruolo più centrale ma non meno offensivo rispetto alle sue precedenti apparizioni in rossocrociato – al termine della preparazione pre-Mondiale è senz'altro fra gli elvetici più in vista e più in forma. E infatti pare aver preso un certo vantaggio su Fabian Rieder nel ruolo di collegamento fra l'attacco (Ndoye, Embolo e Vargas) e l'insostituibile duo di centrocampo formato da Xhaka e Freuler.