Tadej Pocagar attacca anche a Le Lioran e spegne le velleità di Vingegaard, che ora accusa oltre tre minuti e mezzo di ritardo dallo sloveno

L’attacco arriva nell’ultimissimo chilometro del temibile Pertus, quattro chilometri e mezzo sopra l’otto per cento. Quando, per la primissima volta in questo 113esimo Tour de France, Tadej il Cannibale si trova tutto solo, abbandonato dai suoi uomini. E lui che fa? Attacca, sul più bello. Lasciando di stucco il suo (unico?) rivale, quel Jonas Vingegaard che, pur se in quel gruppetto, lanciato all’inseguimento dell’unico battistrada Richard Carapaz, c’è l’italiano Davide Piganzoli, che fa l’andatura. Ma è tutto inutile: quando meglio crede, la maglia gialla piazza un affondo a cui nessuno è in grado di replicare, e scava un divario di una trentina di secondi in appena settecento metri, divorando l’asfalto metro dopo metro per poi raggiungere in men che non si dica l’ecuadoriano, prima di passarlo a velocità doppia, o quasi.
È un nuovo attacco al resto del plotone, ma soprattutto è un nuovo attentato alla suspense di questa Grande Boucle, che scema ancor più dopo la decima frazione, con arrivo a Le Lioran, nel Massiccio del Cantal, dove Pogacar non soltanto vince, ma guadagna altri secondi su Vingegaard, che ne regala oltre quaranta al marziano di Kranec, scivolando a oltre tre minuti e mezzo nella generale. Dove, maglia gialla esclusa, ovviamente, il miglior affare di giornata lo realizza Remco Evenepoel: il ventiseienne belga a un certo punto sembrava sul punto di scoppiare, e invece negli ultimi metri che portano al traguardo improvvisamente risorge, guadagnando il secondo posto e anche l’abbuono che gli permette di recuperare una posizione in classifica, scavalcando un Isaac Del Toro curiosamente alla deriva (tanto da scivolare in settima posizione in graduatoria, da terzo che era), per piazzarsi al terzo posto a 4’06’’ da un Tadej Pogacar a questo punto semplicemente irraggiungibile.
Nel secondo martedì di una Grande Boucle che pare un monologo, nel giorno della festa nazionale francese, sulle cui strade Tadej il Terribile ha già conquistato ben ventiquattro successi di tappa, per quanto riguarda i colori rossocrociati c’è da segnalare l’ottimo comportamento di Yannis Voisard, il giurassiano della Tudor, miglior elvetico del plotone dall’alto del suo sedicesimo posto, che in una frazione montagnosa che aveva in programma non meno di sette ascensioni, ha saputo reggere l’urto, chiudendo al sedicesimo posto di tappa, staccato di tre minuti dal vincitore. Il che gli ha permesso di guadagnare terreno anche in classifica, dove lamenta sì un ritardo di 15’36’’, ma in cui il decimo, l’inglese Tom Pidcock, è già staccato di quasi dodici minuti.