Ciclismo

Giro d'Italia, è Magnier la prima maglia rosa

Il francese vince in volata la prima tappa bulgara della Corsa rosa 2026, contraddistinta nel finale da una maxicaduta

(Keystone)
8 maggio 2026
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La prima tappa bulgara della storia del Giro d'Italia veste di rosa un francese. È il verdetto del rettilineo finale di Burgas, la quarta città più popolosa della Bulgaria, che al termine di una volata disputata da una dozzina di corridori appena – gli unici a essere riusciti a scampare a una maxicaduta a poche centinaia di metri dall'arrivo – vede imporsi Paul Magnier, velocista francese della Soudal Quick-Step, davanti al danese Tobias Lund Andresen e al britannico Ethan Vernon.

Nel giorno in cui la Corsa rosa fa conoscenza col Mar Nero, alla partenza dall'antichissimo villaggio di Nessebar, la Bardiani e la Polti firmano la prima fuga, rispettivamente con Manuele Tarozzi e Diego Pablo Sevilla. È lo spagnolo che vince la prima volata del Gpm di Agalina, mettendo in chiaro le cose anche per il passaggio sulla salitella successiva. Il destino dei due fuggitivi, però, è segnato fin dal mattino, e a 23 chilometri dall'arrivo il gruppo li riassorbe. Da qui in poi, sono solo preparativi per la volata finale, mentre i big della corsa si mettono nelle ultime posizioni, al riparo da eventuali imprevisti. E fanno bene, perché davanti è tutto spallate, gomiti larghi e confusioni. E a 600 metri dall'arrivo, ecco il patatrac: Erlend Blikra, della Uno-X, va giù trascinando per terra un'altra decina di ciclisti – tra cui gli sprinter Groenewegen e Groves –, ostruendo del tutto una carreggiata troppo stretta per un arrivo del genere. Davanti, dunque, restano in pochi ed è Magnier, unico con un piccolo treno rimasto a disposizione, a sfruttare il lavoro dei suoi uomini, in un venerdì in cui il miglior svizzero, ventinovesimo, è Jan Christen. «Vincere una corsa è fantastico, farlo al Giro d'Italia lo è ancora di più» racconta il francese, che scatterà con le insegne del leader nella seconda frazione, domani, quella di 220 km tra Burgas e Veliko Tarnovo che si presentano più mossi, con l'ultimo strappo che porta al Monastero di Lyaskovets, piazzato a poco più di dieci chilometri dal traguardo. Un arrivo, forse, più da finisseur che da velocisti.

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