Cambiano i titolari, non la sostanza. Messo alle spalle l’ottimo Mondiale, finora nel contesto della Nations League non riesce a convincere appieno solo Rieder

Nelle prime due uscite internazionali post-Mondiale, Murat Yakin è stato costretto a effettuare alcuni cambiamenti. Zeki Amdouni, Ardon Jashari e Zachary Athekame hanno ben impressionato, mentre Fabian Rieder ha trovato qualche difficoltà in qualità di ala. Né le assenze di Ruben Vargas e Denis Zakaria dovute a infortuni, né quelle più controverse di capitan Granit Xhaka e Breel Embolo hanno però intaccato l’assetto della Svizzera che fin qui è stata capace di convincere anche nel contesto della Nations League. E, ora, attende di giocare dinanzi alla propria tifoseria così da blindare ulteriormente il primato nel Gruppo 1 e ipotecare la (ri)ascesa nella Lega A. Messo alle spalle il successo colto sulla Macedonia del Nord, squadra rivelatasi piuttosto debole, la Nazionale rossocrociata ha risolto in scioltezza pure il sulla carta ostico compito dell’Hampden Park di Glasgow. Trascinati dai ‘soliti noti’ Nico Elvedi, Remo Freuler, Johan Manzambi e Dan Ndoye, in questi due incontri altri giocatori sono riusciti a emergere.
A ritrovarsi sulla bocca di tutti è stato in primis Zeki Amdouni, capace di realizzare tre gol e fornire un passaggio decisivo. Non in grado di lasciare il segno durante la rassegna iridata, poiché ancora in fase di recupero dalla rottura del crociato, l’attaccante ha brillato a Skopje assistendo Freuler e in seguito confezionando la doppietta personale. Nemmeno tre giorni più tardi ha quindi sancito la fine del match contro la Scozia calando il tris. Forte di quattordici gol in trentacinque presenze, Amdouni (che in rossocrociato non segnava dal 2025) ha marcato un ritorno trionfale. Una prestazione che riflette il buon inizio di stagione fra le file del Burnley, dove ha gonfiato due volte la rete in otto incontri, nonostante la complicata situazione in cui si ritrova il suo club: ultimo nella seconda divisione britannica.
Un discorso che non vale appieno per Jashari. Mentre il Milan occupa la quinta piazza, a due punti dalla capolista, il centrocampista ha collezionato appena ottanta minuti di gioco. E la prima uscita (da titolare) in Champions è stata decisamente amara: 2-0 contro il Benfica. Dopo la rapida crescita delle ultime stagioni, che ha condotto il rossocrociato da Lucerna fino a Bruges e poi alla città meneghina, da un anno deve affrontare un momento più complesso. Il più difficile, forse, della sua giovane carriera. E, dunque, le prestazioni offerte con la Svizzera hanno destato ancor più impressione. Chiamato a sostituire capitan Xhaka, non è sembrato patire la pressione. No. Ha confermato di avere buone qualità, amministrando il ritmo insieme al più navigato Freuler. Non si è fatto intimidire nemmeno dall’atmosfera infernale dell’Hampden Park. Una forma e fiducia che potranno solo migliorare nelle prossime due partite, dove cercherà di convincere ancor di più Yakin.
Pure il giovane Athekame si è inserito alla perfezione nei rodati meccanismi della Svizzera. Il difensore ha fornito due passaggi decisivi nella sfida contro la Macedonia del Nord, ben comportandosi anche in Scozia. Dopo il ritiro di Silvan Widmer e in assenza del già citato Zakaria, che aveva ricoperto il ruolo di terzino destro (che da ormai qualche anno scarseggia di alternative) durante l’ultima Coppa del Mondo, ha saputo rispondere alle grandi aspettative riposte nei suoi confronti. Nella cornice dell’Hampden Park è tuttavia stato in primis Ndoye a catturare l’attenzione: lanciato in profondità da Michel Aebischer e Manzambi, l’attaccante del Nottingham Forest si è procurato il fallo che ha lasciato in dieci la Tartan Army e permesso a Ricardo Rodriguez di sbloccare il marcatore su calcio di punizione, prima di fornire anche due assist.
Altra rivelazione della Coppa del Mondo, il poc’anzi citato Manzambi non si è dimostrato così prolifico come prima dell’infortunio. Ha tuttavia confermato di essere tornato in forma, facendo ammattire la difesa scozzese. Il ginevrino ha inoltre ampiamente contribuito alle numerose azioni offensive rossocrociate, che in questa Nations League non hanno disdegnato le conclusioni da lunga gittata. Proprio come il losannese Alvyn Sanches, Winsley Boteli ha invece bagnato il suo debutto ufficiale con la Nazionale mettendo piede in campo nel finale della partita contro la Macedonia del Nord. Nonostante la sua brillante condizione in Super League (sei gol), il giocatore del Sion deve contendere il posto di centravanti a un inarrestabile Amdouni. Una situazione comunque positiva in ottica elvetica, considerando le incertezze sul futuro di Embolo.
Fra i meno convincenti, c’è un giocatore che non si dovrebbe ritrovare in questa categoria: Rieder. Il centrocampista ha iniziato la partita contro la Macedonia del Nord sulla corsia sinistra, mentre nella seconda è subentrato in zona mediana... offensiva. A fianco di Freuler, in assenza di Xhaka, Yakin ha infatti preferito in entrambe le occasioni Jashari. E pensare che fra le file dell’Augsburg, in questo ruolo, il 24enne in stagione ha mostrato di poter avere una buona influenza. In rossocrociato, però, nelle gerarchie del renano ci sono altri giocatori davanti a lui nella posizione che maggiormente predilige. Xhaka, Freuler e Jashari. Non troverà quindi molto spazio, anche se la sua versatilità risulta una benedizione.