Calcio

‘La sconfitta fa male, ma la reazione c’è stata’

I protagonisti della finale di Coppa Svizzera commentano la sconfitta da parte dello Young Boys

(Ti-Press/Crinari)
4 giugno 2023
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La parola che ricorre più frequentemente a fine match è rammarico. Il primo a snocciolarla è Mattia Bottani. «È un peccato in quanto eravamo davvero vicini al pareggio, poi, una questione di centimetri, ha compromesso ogni nostra possibilità di completare la rimonta». Il terzo gol ha un po’ smorzato l’entusiasmo dei bianconeri. «Eravamo veramente a un passo dai supplementari, ma, invece, sono loro ad alzare al cielo la coppa. Questo è il calcio». Nel primo tempo lo Young Boys è stato più incisivo: «Hanno messo tanta energia, fisicamente sono mostruosi. Secondo me hanno la squadra più forte a livello nazionale e lo hanno dimostrato in campionato (chiuso con ben 16 punti sulla seconda classificata, il Servette, ndr). Noi, però, eravamo in grande slancio visti i risultati ottenuti nelle ultime partite. Abbiamo fatto una grandissima partita anche oggi». Entrato nella ripresa Bottani ha subito irradiato la squadra di positività, realizzando anche il primo gol di fattura bianconera. «Non è il momento di fare polemica. Chi è stato schierato titolare l’ha meritato grazie alle prestazioni nel finale di stagione. Poi, bisogna anche ammettere che è difficile togliere un Nacho o uno Steffen, entrambi straordinari. Il mister deve fare delle scelte, ma sapevo che sarei entrato nella ripresa. Perciò ho cercato di dare il massimo».

Sulla medesima lunghezza d’onda anche Amir Saipi. «Non ho parole, solo parecchia amarezza. È una delusione molto grande. Abbiamo fatto un buon match... peccato. Un pensiero, tuttavia, ai tifosi che sono arrivati dal Ticino. Purtroppo questo è il calcio: una squadra vince e l’altra perde. Non posso dire altro». Il risultato è stato compromesso nel primo tempo e, sicuramente, l’uscita in occasione del secondo gol non è stata impeccabile. «Ho analizzato nella pausa quanto successo e non potevo fare molto. Ho giocato la palla, ma in aria è difficile avere il pieno controllo. C’è stata una simile situazione anche dall’altra parte, ma, in quell’occasione, l’arbitro ha fischiato fallo. La maggior parte delle volte succede così, ma oggi non è stato il caso». Nella ripresa il 22enne ha comunque effettuato qualche intervento decisivo. «È il mio lavoro. Il risultato è sicuramente frustrante perché abbiamo fatto molto bene, ma sono parecchio soddisfatto della squadra. Due finali di Coppa Svizzera consecutive è qualcosa di cui andar fieri. Loro hanno molti nazionali e nel primo tempo sono stati migliori. Nel secondo abbiamo reagito, ma, purtroppo, non è bastato».

La rete di Renato Steffen a pochi minuti dalla conclusione è stata una boccata d’ossigeno in seguito al colpo del ko inferto da Elia. «Perdere è sempre difficile – ha spiegato proprio il nazionale rossocrociato –. Alla fine non siamo riusciti a insaccare il pallone in rete quando ci siamo creati le occasioni e, questo, si paga a caro prezzo. Loro hanno molta qualità, soprattutto in altezza. Sì, vero, il terzo gol ci ha un po’ spezzato le gambe. Nel secondo tempo siamo comunque stati migliori rispetto al primo. Chi vuole conquistare la coppa deve essere performante sull’arco di novanta (e più) minuti, questa è stata la grande differenza. Possiamo parlare molto, ma alla fine rincasiamo senza il trofeo. L’anno prossimo cercheremo di imparare la lezione e riscattarci».

Dal canto suo capitan Jonathan Sabbatini mette l’accento su qualche episodio sfavorevole, «che ha deciso la sfida. Non hanno rubato nulla – precisa –, ma siamo comunque riusciti a giocarcela alla pari. Anche da parte nostra, sul campo, è stata una bella partita. Una qualche occasione sfruttata meglio avrebbe potuto incanalare il match a nostro favore, ma sono cose che capitano». Il Lugano è sembrato entrare in campo un po’ timido rispetto a giovedì scorso. «Sì, mentalmente eravamo più carichi, sapevamo inoltre dove attaccare. Nel secondo tempo c’era più dinamismo e, infatti, siamo riusciti a riprenderci... Peccato! In campo non ci si rende conto, perciò è difficile cambiare subito atteggiamento. Non possiamo più lamentarci». Il 35enne precisa comunque ai tifosi che «la squadra è sulla buona strada. Loro ci hanno rispettato molto, questo è un buon segno. Mi spiace per i nostri supporter, dagli spalti si soffre di più che sul campo, ma posso assicurare che siamo consapevoli delle nostre forze e puntiamo sempre in alto. Ai giovani dico che ci saranno molte altre occasioni. D’altrone, ormai a fine carriera, non immaginavo di vincere una Coppa Svizzera e raggiungere la finale per due anni consecutivi. Spero l’anno prossimo di avere un’altra chance».

Dal canto suo Mattia Croci-Torti imputa il secondo gol incassato quale più grande (e unico) rammarico. «Ho tanta delusione perché ci credevo. La sconfitta fa male, ma sono orgoglioso dei ragazzi: hanno avuto una reazione di cuore, mentale, e soprattutto di gioco. Nel secondo tempo abbiamo messo completamente in difficoltà lo Young Boys, ma, purtroppo, non siamo stati altrettanto efficaci com’è invece stato Nsame. In una finale è inammissibile incassare due reti in questo modo, ma la squadra ha avuto una grandissima reazione». I padroni di casa non hanno concesso regali, eppure il Lugano si è creato le sue occasioni, su tutti Steffen e Arigoni. «Più degli errori individuali, recrimino la troppa timidezza nei primi minuti. Non è facile giocare con tranquillità e sfrontatezza al Wankdorf. L’unica nostra difficoltà, ripeto, sono state le spizzicate di Nsame. E, forse, anche i duelli sulle seconde palle. Nessuno può affermare che lo Young Boys abbia giocato a calcio: hanno sfruttato continuamente i lanci in profondità». Il Lugano, nel primo tempo, ha concesso molto a livello atletico. «Il nostro piano non è riuscito, la partita l’abbiamo persa noi. In una sfida secca è sempre possibile giocarsela e, così, abbiamo fatto. Poi, chiaro, la rosa da cui può attingere Wicky risulta un fattore determinante». Il ‘Crus’ non imputa la colpa della sconfitta a Saipi, «anche se, in quell’occasione poteva fare meglio; se vuole diventare un portiere di caratura internazionale questi errori non deve commetterli». Qualche parola più negativa nei confronti della terna arbitrale. «Solo cinque cartellini gialli e altrettanti minuti di recupero, ma non cerco scuse. La squadra è stata applaudita dal pubblico: malgrado la sconfitta, abbiamo guardato negli occhi i neocampioni svizzeri sino alla fine. Questo è importante. Abbiamo fatto una delle migliori partite degli ultimi anni. Il gol poteva ammazzarci e, invece, ci siamo rialzati. Rincasiamo senza la coppa, ma abbiamo dimostrato carattere».

Raphaël Wicky è invece felicissimo, seppur è stato molto difficile avere la meglio sul Lugano. «Campionato e Coppa Svizzera? Abbiamo scritto la storia del nostro club. Nella ripresa abbiamo sofferto, ma vincere in questo modo, in un simile contesto, forse è ancora più bello. Credo che il fattore campo abbia fatto un po’ la differenza».

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