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28.09.2022 - 14:34
Aggiornamento: 15:54

A due mesi dai Mondiali c’è chi sogna e chi ha gli incubi

Brasile e Argentina sembrano le selezioni più pronte. In Europa bene Spagna e Olanda, mentre per Francia e Inghilterra sono più i dubbi delle certezze

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Mancano meno di due mesi all’inizio dei Mondiali e le Nazionali che in Qatar si giocheranno la coppa tirano le somme dopo l’ultima finestra dedicata vuoi alla Nations League (in Europa), vuoi alle amichevoli. E c’è chi i 52 giorni che ci separano dal calcio d’inizio li vivrà tra mille dubbi e pochissime certezze.

Didier Deschamps e Gareth Southgate, rispettivamente c.t. di Francia e Inghilterra guardano al 20 novembre con non celata apprensione. I campioni del mondo in carica hanno vinto soltanto una delle ultime sei partite disputate, contro la modesta Austria (2-0) e si sono assicurati la permanenza nella Lega A di Nations League soltanto per il rotto della cuffia. È vero, Deschamps può aggrapparsi al fatto di aver dovuto rinunciare all’apporto di alcuni pezzi da novanta, in primis Karim Benzema, ma anche Hugo Lloris e Paul Pogba. È altresì vero che il bacino nel quale il tecnico dei Bleus può permettersi di pescare è tra i più ricchi di talento, per cui anche defezioni di per sé pesanti dovrebbero poter essere assorbite. «L’importante è recuperare tutti i nostri giocatori nel corso dei prossimi due mesi», ha affermato Deschamps.

Sprofondo Inghilterra

Se la Francia sta impicciata, peggio ancora è messa l’Inghilterra, semifinalista a Russia 18 e finalista agli Europei 2020. Al termine di una campagna disastrosa, è stata retrocessa nella Lega B d Nations League con tre pareggi e tre sconfitte. Sotto accusa il gioco di Southgate e un attacco che nelle ultime sei partite è andato a bersaglio una sola volta (oltretutto all’88’ e su rigore), un dato di per sé piuttosto strano per una squadra che nelle qualificazioni per i Mondiali aveva centrato ben 39 volte la porta avversaria. E qualche preoccupazione la desta pure il reparto arretrato, peraltro storicamente l’anello debole del calcio inglese. Il 4-0 casalingo contro l’Ungheria deve suonare come un campanello d’allarme, anche alla luce delle difficoltà incontrate nel suo club (Manchester United) da Harry Maguire, il leader difensivo della selezione di Southgate… «È un periodo strano. Pochissime squadre sono riuscite a trovare la forma», ha provato a giustificarsi il c.t. inglese.

Anche in Germania non si possono dormire sonni tranquilli. La Nazionale di Hans Flick, sconfitta in casa dall’Ungheria (1-0) ha mancato la campagna di Nations League (3° posto), così come aveva mancato gli ultimi Europei (eliminazione negli ottavi). Ma la storia ci ricorda come i tedeschi, quando i giochi contano per davvero rispondano quasi sempre presente. Anche perché possono contare su un bacino ampio e su giovani rampanti, all’immagine di Jamal Musiala. In Qatar alla Germania non saranno permessi passi falsi, perché nel gruppo E avrà a che fare, oltre che con la Spagna, anche con gli insidiosi Giappone e Costa Rica.

Nemmeno la Spagna, unanimemente considerata tra le Nazionali più forti, è esente da qualche dubbio. Il gioco voluto da Luis Enrique è seducente, il tasso tecnico dei singoli elevatissimo e l’età media decisamente bassa (all’immagine dei gioiellini di centrocampo Pedri e Gavi, rispettivamente 19 e 18 anni), ma la costanza di rendimento non ha ancora raggiunto i livelli di affidabilità desiderati. Contro la Svizzera, ad esempio, il possesso palla è stato quasi sempre fine a sé stesso, anche perché in area di rigore l’assenza di un vero centravanti si fa sentire. Ciò detto, per raggiungere le final four di Nations League era d’obbligo una vittoria in Portogallo e la vittoria è puntualmente arrivata, contro una compagine lusitana che deve metabolizzare e gestire la decrescente influenza di Cristiano Ronaldo (37 anni), in Nazionale come nel Manchester United.

Chi invece sembra non avere problemi di salute è l’Olanda, grande assente dell’edizione 2018. Arriva all’appuntamento con una nuova generazione di talenti e sullo slancio della qualificazione alle final four a spese del Belgio, semifinalista quattro anni fa in Russia e sempre alla ricerca di un primo trofeo per una generazione d’oro ormai passata dalla parte sbagliata dei trent’anni (Thibaut Courtois, Eden Hazard, Kevin de Bruyne…).

Neymar e Messi protagonisti

Ma se proprio si vuole andare a scovare una possibile favorita, bisogna forse varcare l’Atlantico e sbarcare in Sudamerica. Il Brasile ha vinto le ultime sette partite, con un bottino di 29 reti segnate e appena 2 subite. La Seleçao di Tite potrà contare su un Neymar in grande spolvero, in Nazionale come nel Psg. «Siamo sulla buona strada», ha commentato Thiago Silva dopo la larga vittoria contro la Tunisia (5-1).

Anche l’Argentina accampa giustificate pretese di vittoria. L’Albiceleste è imbattuta da 35 partite, ha vinto la Copa America 2021 a spese del Brasile e la Finalissima di Wembley con una prestazione di altissimo spessore contro l’Italia (3-0). Inoltre, dopo un’ultima stagione in chiaroscuro Lionel Messi appare in forma smagliante a poche settimane da quello che sarà il suo ultimo Mondiale.

Dall’Africa giungono più dubbi che certezze. Le ultime amichevoli hanno rassicurato il Senegal e il Marocco, ma Ghana e Tunisia sono state entrambe nettamente sconfitte dal Brasile. Il Camerun di Rigobert Song, primo avversario della Svizzera, è fermo a due sconfitte ben poco rassicuranti contro l’Uzbekistan (2-0) e la Corea del Sud (1-0).

Infine, due parole pure sulla selezione ospite. Il Qatar, campione d’Asia 2019 e alla sua prima esperienza in una fase finale, è stato chiaramente battuto da una selezione speranze della Croazia (3-0) e dal Canada (2-0), prima di un pareggio contro il Cile (2-2).

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