MOTOCICLISMO

È scomparso Jacques Cornu, leggenda rossocrociata

Molto più di una semplice presenza nel paddock, il neocastellano aveva conquistato tre Gp nella classe 250

(Keystone)
28 aprile 2026
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Il mondo del motociclismo rossocrociato piange Jacques Cornu. Come riferito dal portale arcinfo.ch, il neocastellano è scomparso ieri (all’età di 72 anni) a seguito di una lunga malattia lasciando un vuoto in quella generazione che visse il Motomondiale come un’epoca di coraggio, tecnica e artigianato della velocità. Non è stato un campione della velocità, ma sicuramente molto più di una semplice presenza nel paddock.

Il suo ‘materiale’ non era competitivo, eppure nel 1984 sul circuito di Assen (in occasione del Gp dei Paesi Bassi) conquistò un incredibile secondo posto nella classe 250. Ha poi continuato la sua carriera diventando un anno più tardi pilota ufficiale grazie alla Parisienne, allora coordinata da Michel Métraux. Il nonno delle golfiste Kim e Morgane. E pensare che il grande Jacques, com’era soprannominato, ha iniziato a sfrecciare in motocicletta perché lo stipendio di meccanico non permetteva lui di acquistare un’automobile. Le due ruote sono pertanto divenute la strada maestra del neocastellano, capace di laurearsi più volte campione svizzero prima di salire di categoria. Cornu può infatti vantare un bel palmarès nella quarto di litro, dove ha vinto tre Gran Premi (Austria e Francia nel 1988 nonché Belgio nel 1989) chiudendo in entrambe le occasioni terzo nel Mondiale. In totale ha conquistato ventuno podi.

Eclettico, aveva in precedenza già scritto un’importante pagina nell’endurance mettendo in bacheca il titolo iridato nel 1982 e l’anno successivo la 24 Ore di Le Mans. I ricavi ottenuti avevano permesso lui di finanziare parzialmente il suo debutto nei Gran Premi. Falcidiato da numerose lesioni, il neocastellano ha sempre trovato la forza di rialzarsi e tornare in pista segnando in maniera indelebile la sua epoca. Dopo il ritiro dalle corse, a fine 1990, non si allontanò da questo mondo. No. Trasmise le sue competenze a numerose generazioni di motociclisti grazie alla Cornu Master School, cui fine ultimo era d’insegnare a controllare il mezzo così da evitare incidenti. La salute ha iniziato a vacillare, ma lui ha continuato a lottare. Come quand’era in pista. Non aveva bisogno di tante parole: bastavano una pista veloce, il suo modo pulito d’interpretare la corsa e una motocicletta.

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