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CICLISMO
18.08.2022 - 13:23
Aggiornamento: 19:17

Antonio Ferretti: ‘Abbiamo una grande scuola’

L’ex professionista analizza i successi continentali elvetici nelle prove contro il tempo

antonio-ferretti-abbiamo-una-grande-scuola

«Bissegger e Küng sono stati straordinari, perché battere Ganna non è facile, il varesino è un vero fenomeno». Inizia rendendo omaggio al grande sconfitto l’analisi di Antonio Ferretti della strepitosa doppietta elvetica nella crono europea. E prima di commentare l’impresa di Bissegger e Küng, l’ex giornalista e professionista delle due ruote spende due parole anche sulla medaglia d’oro – sempre contro il tempo – riconquistata da Marlen Reusser. «Un bis strepitoso, anche perché la bernese è arrivata al ciclismo abbastanza tardi».

Prima della gara, su quale dei due elvetici avresti scommesso? «Avrei scelto Küng, con cui ho parlato pochi giorni fa in Engadina e mi era parso davvero carico. E credo che se il tracciato non fosse stato così breve, avrebbe vinto lui. 24 km sono davvero pochi per una gara che mette in palio un titolo così importante, anche se va detto che, per le esigenze televisive, è la misura ideale. Altrimenti, coi 40-42 km standard, il pubblico finisce per annoiarsi. Bissegger comunque è stato molto bravo, aveva feroce determinazione, voleva scacciar via tutta la sfortuna avuta quest’anno, e ce l’ha fatta. Il modo con cui ha disegnato le curve è stato perfetto».

In ottobre, in Australia, ci sarà la crono iridata: il duello rossocrociato si ripeterà? «Credo di sì, avversari permettendo. E sono curioso di vedere se Küng saprà mantenere la forma fino all’autunno. Il secondo posto nella crono di Monaco, pur prestigioso, per lui è stato una specie di sconfitta, a livello psicologico potrebbe risentirne. Ha disputato una bella stagione, è stato protagonista al Fiandre e all’Amstel, ha fatto un bel Tour de Suisse e un Tour de France di grande sacrificio. Purtroppo a cronometro, malgrado il suo stile impeccabile, trova sempre qualcuno in grado di batterlo, gli manca sempre qualcosa per il grande trionfo».

A cosa dobbiamo questi grandi risultati elvetici nelle gare contro il tempo? «Già dagli anni 80 in Svizzera abbiamo una grande scuola di ciclismo, non solo per ciò che concerne il cronometro, e Paul Koechli è stato la figura di riferimento. Lui fondò la scuola di ciclismo nell’ambito di Gioventù e Sport, con metodologie davvero all’avanguardia, tanto che Bernard Hinault a un certo punto lo aveva scelto come allenatore. Molto tecnici famosi, d’inverno, da tutta Europa venivano a Macolin ad aggiornarsi proprio con Koechli. Grande merito ce l’ha anche Daniel Gisiger, che come tecnico nazionale della pista ha lavorato benissimo, puntando molto sull’inseguimento, disciplina che forma al meglio i cronomen. Bissegger e Küng, ma anche Hirschi (il più versatile) sono creature di Gisiger – allenatore assai esigente ma all’avanguardia – che è sempre stato bravo a scovare talenti della strada e condurli alla pista. Infine, i nostri cronomen non sarebbero oggi così forti se non ci fosse stato il Velodromo di Grenchen. La sua costruzione ha permesso il reclutamento e la crescita ottimale dei nostri atleti, che finalmente avevano un luogo ideale per imparare e per allenarsi».

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