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CICLISMO
08.09.2021 - 17:50
Aggiornamento: 18:15

Trento crocevia europeo per una Svizzera ambiziosa

Ai campionati continentali, Swiss Cycling punta alle medaglie, soprattutto nelle cronometro di domani. Domenica nella prova in linea al via pure Matteo Badilatti

trento-crocevia-europeo-per-una-svizzera-ambiziosa

A cavallo tra Olimpiadi di Tokyo e Mondiali nelle Fiandre (19-26 settembre), nel Trentino sono iniziati oggi i Campionati europei che vivranno domani il primo appuntamento importante, quello con le cronometro. La delegazione svizzera punta a lasciare l’Italia con in tasca qualche podio e l’occasione più ghiotta dovrebbe proprio essere quella con le prove del “tic tac”. Swiss Cycling, infatti, presenta al via il campione uscente Stefan Küng (4º ai Giochi) e Stefan Bisegger (argento un anno fa negli U23). Tra i due turgoviesi, l’ultimo confronto è andato in scena settimana scorsa nel Giro del Benelux, con Bissegger, al terzo successo della stagione, più veloce di 20” rispetto al connazionale su un percorso pianeggiante di 11 km. Il tracciato di Trento sarà simile, ma più lungo. Avversari principali il campione del mondo Filippo Ganna, il francese Cavagna, il danese Asgreen, lo sloveno Pogacar fresco vincitore della Vuelta.

In campo femminile, la Svizzera potrà contare sulle qualità di Marlen Reusser (argento mondiale e olimpico), ma anche su Elise Chabbey per la prova in linea. Le due sono in grande forma come ha dimostrato la recente Challenge by La Vuelta, chiusa rispettivamente al secondo e al terzo posto, alle spalle di Annemieck van Veluten la quale, come la connazionale Anna van Breggen, ha deciso di rinunciare alla cronometro.

Per la prova in linea di domenica, la Svizzera punta in primo luogo su Gino Mäder (quinto alla Vuelta) e Marc Hirschi. I due saranno spalleggiati, tra gli altri, anche da Matteo Badilatti, al primo grande evento in maglia rossocrociata… «È vero – conferma il grigionese –. Per me si tratterà dell’esordio con la Nazionale dopo le esperienze fatte con la selezione di Swiss Cycling a Romandia e Tour de Suisse. È un grande onore. Tra l’altro, per me si tratta di una delle corse più vicine a casa di tutta la stagione, poco più di 150 km di trasferta. Meglio di così...».

Badilatti raggiungerà i compagni di Nazionale, già a Trento in vista delle cronometro, soltanto nella giornata di venerdì, quando avrà pure l’occasione di scoprire il percorso… «In effetti, non lo conosco, il mio giudizio si basa soltanto sull’analisi dell’altimetria. Osservandone sulla carta le caratteristiche, si direbbe il tipico tracciato che lascia ampio spazio all’interpretazione dei corridori: se vorranno fare la corsa dura, allora ci sarà da soffrire. Il circuito finale sembra non dare respiro, per quanto la salita di Povo non appaia impossibile».

Come consuetudine, l’Unione europea di ciclismo ha optato per un chilometraggio piuttosto ridotto, 179,2 km con un inizio di 73,4 km in linea e, a seguire, un percorso di 13,2 km da effettuare otto volte, incentrato sulla salita di Povo (3,6 km al 4,7%). L'asperità più importante della giornata resta il Monte Bondone, circa 10 km al 6-7% che andrà superato nel tratto in linea, prima dell’ingresso nel circuito finale. «Esatto, le salite più impegnative la avremo nella prima parte del percorso, mentre quella di Povo sembra essere pedalabile. È però vero che il fatto di doverla affrontare per otto volte e su un circuito non particolarmente lungo può rendere la gara nervosa».

Non sarà, dunque, un Europeo adatto agli scalatori… «Vedo bene gente come Colbrelli, corridori che sanno tenere bene in salita e possiedono uno spunto veloce in caso di arrivo allo sprint».

La tattica della squadra rossocrociata non è ancora stata messa a punto… «Ne parleremo venerdì, quando tutti saremo a Trento. Ma ritengo che le due frecce all’arco di Michael Albasini siano Gino Mäder e Marc Hirschi. Al momento stanno pedalando entrambi molto bene e su questo tipo di percorso possono diventare molto pericolosi».

‘Speravo di più dal Giro’

La stagione è lungi dall’essere conclusa, ma ha comunque imboccato la dirittura d’arrivo. Matteo Badilatti non prenderà parte ai Mondiali nelle Fiandre («Non è il tipo di percorso adatto a me. Non sarei utile né a me stesso, né alla squadra»), per cui può iniziare a guardarsi indietro per analizzare la prima stagione con la maglia della Groupama… «Per quanto riguarda il mio programma futuro, potrebbe esserci il Lombardia: sono stato inserito nella selezione di massima, ma ovviamente bisognerà rivalutare la situazione prima della corsa, alla luce della forma del momento. Se provo ad analizzare la stagione, posso dire che mi sarei aspettato qualcosina di più dal Giro d’Italia, nel quale le mie prestazioni non sono state brillanti come avrei voluto. In generale si è trattato di una stagione piuttosto lineare: sono rimasto costante, ma non ho mai avuto quel picco che mi sarei aspettato. Peccato anche per il Tour de Suisse, disputato sull’onda del Giro d’italia, ma durante il quale mi sono dovuto confrontare con un'infezione a un piede che mi ha poi fermato durante il mese di luglio. Dopo aver curato il problema, sono tornato in gruppo nel Tour de l’Ain, iniziato bene con il terzo posto. Questa stagione ha dimostrato che la mia base è cresciuta e che possiedo ancora margini di miglioramento. Adesso parto da un livello più alto e riesco a essere sempre costante. Purtroppo, mi è mancato il picco che speravo sarebbe giunto durante il Giro. È altresì vero che in Italia la meteo con acqua e freddo non ha sicuramente aiutato uno come me che predilige un clima caldo».

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