FREESTYLE
14.02.2019 - 06:020

Dal lato sbagliato del vetro

Per la terza volta in carriera Nicole Gasparini fermata da un grave infortunio: 'Non è facile vedere la luce in fondo al tunnel, e non so ancora cosa farò’

Una finestra. Dall’altra parte, oltre il vetro, la pista forse più famosa del globo per gli amanti delle gobbe, quella di Deer Valley. Che è anche una delle più difficili. Ma questo a Nicole Gasparini non importa, perché lanciarsi su quel pendio è forse la cosa che in quel momento desidera di più al mondo. Ma non può farlo. Perché con lei, nella stanza dalla quale osserva l’ambito tracciato, c’è un medico che le sta visitando il ginocchio sinistro, dolorante (ma nemmeno troppo) dopo un atterraggio non perfetto di qualche ora prima in allenamento nel vicino Colorado, dove si stava preparando per quella che avrebbe dovuto essere, sei giorni piu tardi, la sua gara d’esordio a un Mondiale.

‘In questo momento non è facile guardare avanti e vedere la luce in fondo al tunnel. Non so ancora cosa farò’.

«Dopo un salto sono atterrata e ho sentito come se il ginocchio sinistro fosse uscito e poi rientrato, ma senza troppo dolore, tanto che non sono nemmeno caduta – ci racconta a proposito di quanto capitatole una decina di giorni fa la 21enne di Cadro, che già nelle stagioni 2014/2015 e 2016/2017 era stata costretta a saltare tutta la stagione (rassegna iridata compresa) a causa di un grave infortunio al ginocchio, prima al destro e poi al sinistro –. Mi sono tirata fuori dalla pista e sono scesa fino in fondo. Avevo un po’ di male, ma niente in confronto alle altre volte e infatti mi sono detta che magari per una volta mi andava bene, che non era niente di che. Abbiamo quindi deciso di farmi visitare da un medico di Swiss-Ski che si trovava già a Deer Valley. Lui ha subito ipotizzato che si trattasse del crociato e il giorno dopo purtroppo la risonanza lo ha confermato».
A far male, da quel momento, è stato il cuore... «Mi è crollato il mondo addosso. È stato un misto di delusione e incredulità, ho pensato “no, no, non è possibile, non un’altra volta”. Ero lì, così vicina, vedevo la pista dalla finestra. Se proprio doveva succedere, avrei preferito che fosse dopo la gara, che ci tenevo tantissimo a disputare».

Un sapore amarissimo quello rimasto in bocca alla ticinese, accentuato e non certo lenito dalla consapevolezza di aver fatto tutto il possibile per arrivare nel migliore dei modi all’appuntamento mondiale... «È vero che a volte, visto quanto capitato in passato, la paura di farsi nuovamente male riaffiorava. Una volta cominciata la stagione però ero molto più serena e in particolare in Colorado stava andando tutto per il meglio, mi sentivo benissimo. E questo non fa che rendere ancora più incomprensibile e difficile da accettare quello che è successo, perché spesso gli infortuni capitano quando sei stanco o quando stai attraversando un periodo difficile nel quale hai tante cose per la testa, ma stavolta come detto non era assolutamente così».

Così come non aiuta neppure il fatto di esserci già passata in altre due occasioni, anzi... «È vero, so cosa serve per tornare e ho tante persone che mi stanno vicine, ma in questo momento prevale ancora lo sconforto per essermi fatta male per la terza volta e tutto mi sembra più difficile. Anche perché se la riabilitazione dovesse essere ancora più lunga, vorrebbe dire perdere più stagioni. In questo momento è tosta guardare al futuro e vedere la luce in fondo al tunnel».

Già, la riabilitazione, tappa obbligata qualsiasi sarà il prossimo passo... «Negli Usa mi avevano detto che il legamento era completamente strappato, in realtà dai successivi esami è emerso che non lo è del tutto, anche se in realtà cambia poco in quanto sembrerebbe comunque essere necessaria l’operazione. E in questo caso le possibilità sarebbero due, perché solitamente si utilizza il tendine della coscia per ricostruire il legamento, ma io li ho già usati entrambi per cui o si utilizza il tendine rotuleo (pratica però più invasiva) o lo si preleva da un cadavere con una nuova tecnica praticata solo da alcuni chirurghi. Sto però aspettando ancora il parere di un medico per capire se ci sarebbe anche la possibilità di non andare sotto i ferri e seguire una terapia conservativa».

In ballo c’è il futuro di una sportiva d’élite, ma ancor prima di una ragazza di 21 anni... «In questo momento più ci penso, più non so cosa farò (riguardo alla possibilità di continuare o meno l’attività agonistica, ndr), per cui preferisco cominciare a mettere a posto il ginocchio e poi con il tempo capirò».

E magari un giorno tornerà (glielo auguriamo di cuore) a guardare attraverso quella finestra. Ma stando dall’altra parte, quella giusta, in pista.

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