Occhiali smart, crescono i divieti globali per la privacy e si cerca una regolamentazione europea
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Occhiali smart, crescono i divieti globali per la privacy e si cerca una regolamentazione europea

Dalla Norvegia all'Australia, sempre più Paesi e luoghi pubblici limitano l'uso dei dispositivi indossabili con IA, mentre gli esperti chiedono regole specifiche anziché un bando totale.

10 ottobre 2026
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Il governo norvegese pensa a un divieto temporaneo all'uso di occhiali intelligenti in determinati luoghi pubblici. L'Australia sta indagando su modalità e luoghi in cui l'azienda produttrice di un'app per popolari smart glasses raccoglie e conserva i dati personali. Questi dispositivi sono vietati nelle aule di tribunali nel Regno Unito e a New York.

Esiste già un mosaico di restrizioni sull'uso degli occhiali intelligenti: un mercato che nel suo complesso, secondo gli analisti di Idc, è cresciuto del 167% su base annua nel primo trimestre del 2026.

Le preoccupazioni sulla privacy arrivano quindi mentre le aziende tecnologiche scommettono sui dispositivi indossabili dotati di IA, anche come sostituto futuro dello smartphone. Dopo il lancio pionieristico dei Google Glass nel 2013, a dare una spinta al mercato ci ha pensato Meta insieme a EssilorLuxottica, ma ci sono anche gli occhiali di Snapchat, di Xiaomi - solo per citarne alcuni - ed entro fine anno è previsto l'arrivo di un dispositivo in partnership tra Google e Samsung.

Il nodo resta il consenso nello spazio pubblico per proteggere chi quegli occhiali li incrocia per strada. Ad esempio, una delle principali catene di ottica olandesi ha sospeso la vendita dei Ray-Ban Meta nei Paesi Bassi e in Belgio. Nel Regno Unito locali e catene di pub ne stanno limitando l'uso, così come i tribunali. Anche New York ha vietato l'uso di occhiali intelligenti in tutte le corti. E l'Australia, pioniera nel divieto sui social ai minori, sta valutando la possibilità di bloccarne l'uso negli uffici pubblici. Gli smart glasses sono finiti nel mirino delle autorità europee della Privacy e di alcuni legislatori; il Comitato europeo per la protezione dei dati ha inoltre commissionato un rapporto sulla loro "accettabilità sociale".

No a un divieto generalizzato

"La questione è complessa: le regole vanno aggiornate, ma un divieto generalizzato sarebbe la risposta sbagliata - spiega all'agenzia italiana ANSA Claudio Conti, Direttore dell'Osservatorio XR Technologies & Immersive Experience del Politecnico di Milano -. Più che vietare il dispositivo bisognerebbe regolare le singole funzioni come il riconoscimento facciale, la registrazione continua e l'uso delle immagini per addestrare l'intelligenza artificiale. E andrebbe fatto a livello europeo, per evitare 27 regole nazionali diverse".

Gli occhiali intelligenti "non sono una moda passeggera", aggiunge l'esperto, "di certo la tecnologia evolve molto rapidamente, ma le persone vanno tutelate e l'arrivo di smart glasses senza fotocamera va in questa direzione".

All'ultima conferenza per gli sviluppatori di Meta 'Connect', l'azienda di Mark Zuckerberg pioniera nel campo, ha infatti lanciato una versione senza fotocamera dei RayBan Meta. E ha sottolineato che ogni paio di occhiali è dotato di una spia Led a prova di manomissione, che lampeggia quando l'utente sta registrando o scattando foto. Altre startup hanno sviluppato occhiali senza fotocamera, come Even Realities con sede a Shenzhen, mentre l'americana Pocket punta su un registratore audio da fissare al telefono che richiede la pressione di un tasto fisico.

"Sono passi nella direzione giusta - conclude Conti -. Le polemiche sulla privacy non fermeranno la diffusione di questi dispositivi, ma la orienteranno. Nei prossimi anni vincerà chi saprà costruire il miglior ecosistema di applicazioni attorno a smart glasses e intelligenza artificiale. La fiducia diventerà un vero fattore competitivo e chi saprà garantire privacy 'by design' avrà un vantaggio soprattutto sul mercato europeo".

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni