Primo 'Deepfake Intelligence Report' di IdentifAI (2020-primi mesi 2026): la politica è spesso bersaglio sui social, X e TikTok i principali canali
Il 46% delle minacce a livello mondiale con l'utilizzo di deepfake avviene mediante video manipolati. Viaggiano prevalentemente sui social, nel mirino c'è la politica. È quanto emerge dal primo 'Deepfake Intelligence Report' della società tecnologica IdentifAI che copre a livello mondiale un arco temporale compreso tra il 2020 e i primi mesi del 2026.
Quasi un deepfake su quattro, il 24,6%, ha avuto finalità di manipolazione politica mentre uno su cinque, il 20,1%, mira alla frode. La pornografia ha riguardato l'11,3% delle manipolazioni, mentre l'abuso di celebrità e la satira registrano rispettivamente il 9,3% e il 3,2% di esse.
La gran parte degli incidenti ha riguardato gli Stati Uniti dove si è concentrato il 46,9% degli attacchi, al secondo posto, ma a distanza, il Regno Unito con l'8,2% degli episodi, seguito dall'India con il 7,2% e Israele con il 6,6%.
I metodi più comuni di attacchi deepfake sono video (45,6%), media misti (25,2%), immagini (17,4%) e clonazione vocale (10,5%). I social media fungono da principale motore di distribuzione dei deepfake. Le seguenti piattaforme sono risultate le più colpite: X rappresenta il 51,2% della propagazione degli incidenti, TikTok è la seconda piattaforma più utilizzata con il 21,1%. YouTube e Facebook rappresentano rispettivamente il 10,0% e l'8,2% della distribuzione, seguiti da Instagram (5,0%), Telegram (1,4%) e WhatsApp (1,1%).
"I deepfake e altri media sintetici sono ormai strumenti standardizzati per l'estorsione e la disinformazione su larga scala. Mentre gli autori delle minacce si spostano verso la generazione in tempo reale e l'implementazione automatizzata, la finestra per l'intervento umano sta crollando", afferma Marco Ramilli, Ceo e co-fondatore di IdentifAI.