una-manciata-di-minuti-per-salvare-una-vita
unsplash.com
SCIENZA E MEDICINA
30.05.2022 - 08:00
Aggiornamento: 15.06.2022 - 09:20
di Prof. Dr. Angelo Auricchio e Prof.ssa Antonietta Mira

Una manciata di minuti per salvare una vita

La statistica applicata alle scienze cardiovascolari per migliorare la sopravvivenza dei cittadini

Ore 7.30 di una bella mattina di primavera. È il momento che ha cambiato la vita del signor Antonio (nome di fantasia, ndr) e della sua famiglia. Mentre si preparava ad uscire per andare in ufficio, sull’uscio di casa avvertì un giramento di testa, poi uno strano malore ed improvvisamente divenne tutto buio. Si risvegliò in una camera d’ospedale in terapia intensiva senza riuscire a ricordare nulla di quanto accaduto. È trascorsa una settimana da quando è stato salvato da un arresto cardiaco, ma la memoria è ancora molto annebbiata. La figlia appena sedicenne racconta di aver visto – ma solo per caso – il padre accasciarsi, cambiare colore, sentire un russamento e poi più nulla. Senza perdere un attimo, si era affrettata a chiamare il 144. Dalla centrale di soccorso le dissero d’iniziare le manovre rianimatorie che aveva imparato a scuola qualche tempo prima; l’ambulanza e i primi soccorsi sarebbero arrivati a breve. E così è stato! Di lì a qualche minuto giunse un signore di mezz’età (proprio come il suo papà) che si qualificò come parte della rete di soccorritori volontari gestita dalla Fondazione Ticino Cuore. Portava con sé un defibrillatore automatico ed insieme lo hanno subito adoperato. Ricordava ancora distintamente l’esercitazione fatta a scuola su cosa fare: massaggiare il torace, applicare le placche del defibrillatore, ascoltare le istruzioni, aspettare lo shock elettrico e continuare a massaggiare. È quindi arrivata una pattuglia della polizia che ha continuato il massaggio cardiaco e, infine, l’ambulanza. Infatti, con la chiamata al 144, la figlia di Antonio aveva attivato la catena di primo soccorso.

Dopo il trasporto al Cardiocentro e la diagnosi dei medici – arresto cardiaco, non un infarto al cuore – cominciarono i giorni di attesa. Un’attesa lunga, anche perché dopo il risveglio Antonio non ricordava nulla. Con grande pazienza e molta fatica, si è gradualmente rimesso, ha riacquistato la memoria e, dopo diverse settimane di convalescenza e riabilitazione, è potuto ritornare lì dove il suo cuore si era fermato e la sua vita cambiata per sempre.

Oggi Antonio ha un defibrillatore automatico impiantato, un piccolo apparecchio che sorveglia continuamente il battito cardiaco e, se il suo cuore dovesse avere un nuovo disturbo del ritmo, questo sarebbe prontamente riconosciuto e trattato dal piccolo congegno salvavita.

Un caso isolato?

Nonostante importanti progressi nell’ambito della diagnosi e cura delle malattie cardiovascolari, la morte cardiaca improvvisa rimane la causa più frequente di decesso nelle popolazioni occidentali, superando di molto altre patologie – forse più temute dai molti – quali il cancro, l’Alzheimer o l’infezione da Hiv.

Purtroppo l’evento inaspettato si manifesta a qualsiasi età, nei bambini, giovani, adulti e anziani, anche se le fasce d’età maggiormente colpite sono quelle dalla quinta decade di vita in poi. Così la storia del signor Antonio non è unica, ma si ripete con tempi e modalità differenti e non sempre con un esito così fortunato. Nella mente di tutti i lettori di questo quotidiano, è ancora molto vivo il ricordo del beneamato sindaco di Lugano, On. Marco Borradori, che, in una calda giornata d’agosto dello scorso 2021, è deceduto improvvisamente colto anche lui da un arresto cardiaco. Una persona giovane, sportiva (si preparava per una maratona), insomma apparentemente sana, eppure il suo cuore si è fermato. In Ticino, quasi ogni giorno si verifica un arresto cardiaco e in tutta la Svizzera sono circa 9’000 i casi che vengono registrati ogni anno. Questo significa circa 1 caso ogni 1’000 persone.

L’arresto cardiaco un problema sottovalutato

Le cause di un arresto cardiaco sono diverse, anche se quelle dovute a patologie cardiovascolari acute rappresentano la stragrande maggioranza degli eventi. Le cause di un arresto sono alterazioni genetiche (quindi ereditarie), altre sono dovute a cambiamenti strutturali del cuore che portano ad avere un cuore ingrandito e con una ridotta funzione di pompa, oppure un infarto o un evento cerebrale di grande estensione. Alcune di queste problematiche mediche possono essere valutate dal proprio medico di famiglia, altre da uno specialista cardiologo ed altre ancora richiedono competenze mediche particolari ed esami specifici prescritti unicamente in centri molto specializzati come l’Istituto Cardiocentro Ticino.

Pochi minuti possono fare grande differenza

Sebbene la prevenzione e la cura di alcuni disturbi cardiaci siano uno strumento estremamente valido nella lotta contro la morte improvvisa, la probabilità di sopravvivenza di una persona colta da un arresto si riduce del 7-8% per ogni minuto di tempo che trascorre tra il verificarsi dell’evento acuto e l’inizio delle manovre rianimatorie. Dopo circa 12-15 minuti vi è quindi la certezza della morte. Un altro aspetto spesso sottovalutato è il danno cerebrale. Dopo un arresto cardiaco, l’ossigenazione cerebrale cade immediatamente così che, se non si garantisce un minimo di flusso di ossigeno al cervello (p.es. attraverso il massaggio cardiaco), il danno cerebrale diventa irreversibile. È possibile che accada che il cuore riprenda a battere ma le funzioni cerebrali siano purtroppo andate perdute per sempre.

Di solito, occorrono circa 8-10 minuti tra la chiamata al 144 e l’arrivo di un’ambulanza. Pertanto, gli sforzi della comunità medica e scientifica sono rivolti da un lato alla sensibilizzazione della popolazione generale e dall’altro – così come viene proposto dalla Fondazione Ticino Cuore sul territorio ticinese – all’insegnamento delle manovre rianimatorie iniziando già nelle scuole medie. A complemento di ciò vi è un piano di "medicalizzazione" del territorio, cioè al posizionamento di defibrillatori esterni ed alla formazione e gestione di laici volontari che, insieme a polizia, pompieri, guardie di confine e associazioni samaritane rappresentano la rete di primo soccorso "laico" extraospedaliero.


ti-Press
Uno dei defibrillatori sul territorio

Nel Canton Ticino, grazie all’attività di quest’indispensabile rete di primo soccorso, alle competenze mediche e tecniche presenti negli ospedali dell’Ente cantonale ed in particolare dell’Istituto Cardiocentro, all’incirca il 45-50% degli arresti cardiaci causati da un evento aritmico grave, testimoniati da un astante, riescono a sopravvivere ed a riprendere una vita normale. Questa percentuale è in assoluto la più alta in Svizzera ed una delle più alte dei Paesi industrializzati, Stati Uniti d’America compresi.

Parola chiave: IMMEDIATEZZA D’INTERVENTO

La comunità scientifica cerca soluzioni "intelligenti" per ridurre le tempistiche di attivazione e d’intervento della rete extraospedaliera di soccorso, nonché ridurre ulteriormente i tempi di arrivo dei mezzi di pronto soccorso. A tal fine, un progetto molto avveniristico viene attualmente condotto dall’Università della Svizzera italiana (con la Professoressa Antonietta Mira), dall’Istituto Cardiocentro Ticino (con il Professor Angelo Auricchio), dalla Fondazione Ticino Cuore in collaborazione con la Federazione delle ambulanze ticinesi e da MeteoSwiss, sostenuto dal prestigioso Fondo Nazionale Svizzero. Il progetto si prefigge di sviluppare modelli statistici avanzati per prevedere quanti eventi cardiovascolari accadranno in un determinato territorio – per esempio un comune – e un certo periodo di riferimento – per esempio un mese. In particolare, la ricerca effettua queste previsioni spazio-temporali per quegli eventi cardiovascolari cosiddetti "tempo-sensibili", dove cioè la tempestività d’intervento fa la differenza tra vita-morte, disabilità permanente-ripresa funzionale.

In pratica, si utilizzano le serie storiche degli arresti cardiaci, degli infarti miocardici e degli ictus cerebrali avvenuti in Canton Ticino negli ultimi 5-10 anni, combinandole in maniera adeguata con i dati della popolazione, con fattori d’inquinamento ambientale e meteorologici. Tutti elementi che sono correlati con lo scatenare un evento cardiovascolare acuto, come per esempio l’infarto del miocardio, gli eventi trombo-embolici cerebrali e l’arresto cardiaco stesso.

L’obiettivo è d’identificare aree territoriali che, in una determinata ora ed un determinato giorno della settimana, possono essere luogo di un evento cardiovascolare acuto. Un primo risultato di questo progetto è rappresentato dalla distribuzione strategica di defibrillatori sul territorio ticinese in aree urbane che, per loro caratteristiche, sono considerate particolarmente adatte a servire, in caso di necessità, astanti, cittadini o membri della rete di primo soccorso extraospedaliero.

Inoltre, si presume che le aree di maggior rischio non siano statiche ma abbiano un andamento dinamico cambiando quindi nel corso della giornata, della settimana, del mese e dell’anno per effetto di spostamenti di popolazione. Una volta identificate le zone di maggior rischio sarà possibile ottimizzare il soccorso preospedaliero migliorando ulteriormente la distribuzione sulle aree urbane e quelle rurali delle risorse mediche immediatamente disponibili ed eventualmente potenziare in orari e/o giorni particolari la presenza di soccorritori e mezzi dedicati alle patologie cardiovascolari. Queste unità mobili, trovandosi già in zona al momento dell’evento acuto, potranno intervenire con maggior prontezza ed iniziare manovre rianimatorie adeguate già pochi minuti dopo la chiamata al 144. Il risultato atteso è quello di aumentare in maniera significativa la sopravvivenza di persone colte da un arresto cardiaco, un infarto del miocardio o un ictus cerebrale.

Seleziona il tag per leggere articoli con lo stesso tema:
arresto cardiaco larubrica scienza e medicina ticino cuore
Potrebbe interessarti anche
© Regiopress, All rights reserved