Salute Sessuale

Quando la rinuncia non è una scelta

Il disturbo del desiderio ipoattivo è una situazione complessa che merita attenzione per curare il proprio benessere psicofisico

Anche bramare qualcuno è parte del piacere
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L’etimologia della parola desiderio rimanda a un movimento verso ciò che manca: deriva dal latino desiderium, con il significato evocativo di “mancanza delle stelle”. Nell’antichità le stelle erano fondamentali per orientarsi; la loro assenza generava smarrimento e senso di vuoto. Da qui nasce il concetto moderno di desiderio, inteso come spinta verso ciò che ancora non abbiamo. Nell’ambito della sessuologia, il desiderio sessuale è considerato uno degli aspetti più sfuggenti e complessi della sessualità umana. Sul piano biologico racchiude la nostra stessa sopravvivenza e dovrebbe essere qualcosa di naturale e innato, come il bisogno di nutrirsi, dormire o respirare. Dall’altro lato è una dimensione profondamente soggettiva, difficile da misurare e che richiede l’analisi di molteplici fattori per coglierne davvero il senso. Galit Atlas, nel libro L’enigma del desiderio, richiama una citazione di Muriel Dimen, secondo cui “il desiderio sessuale è sia il desiderio del piacere sia il piacere in sé” (1999). Atlas aggiunge che il desiderio sessuale contiene insieme sofferenza e gioia: l’incontenibile e l’irraggiungibile. In questa prospettiva, il desiderio è già piacere nel suo manifestarsi, ma porta con sé anche una sofferenza legata alla mancanza che, allo stesso tempo, genera eccitazione e vitalità nella ricerca. Alla luce di queste riflessioni si comprende meglio la complessità simbolica, psicologica e biologica delle dinamiche alla base del desiderio sessuale ipoattivo. Se nel desiderio sperimentiamo la tensione e la sofferenza legate all’assenza di qualcosa, nel desiderio sessuale ipoattivo questa tensione diventa sofferenza per la mancanza del desiderio stesso.

La situazione ieri e oggi

Il desiderio sessuale è stato riconosciuto come dimensione centrale della sessualità umana solo relativamente tardi negli studi di sessuologia. Negli anni ’70 veniva definito come una spinta psicologica all’attività sessuale, legata a fantasie erotiche e influenzata da fattori biologici e psicologici individuali. In questa prospettiva era visto soprattutto come un impulso interno. Successivamente, grazie a un crescente interesse clinico e scientifico, l’attenzione verso il desiderio sessuale è aumentata in parallelo ai cambiamenti culturali. In particolare, la sessualità - soprattutto quella femminile - ha iniziato a essere riconosciuta come un diritto al piacere e non più soltanto come un dovere procreativo. È diventato legittimo riconoscere e denunciare l’assenza di desiderio, così come rifiutare un’attività sessuale non desiderata. Proprio grazie a questi cambiamenti è stato possibile approfondire la comprensione del desiderio sessuale e proporre interventi più mirati.

Un cambiamento fondamentale nella visione del desiderio è stato quello di non considerarlo più come un’esperienza lineare e uniforme: accanto alla forma spontanea, più tipica del modello classico maschile, è emersa anche la forma responsiva, descritta da Rosemary Basson tra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2000. Secondo Basson, il desiderio responsivo si attiva come reazione a stimoli esterni adeguati, in un contesto relazionale e affettivo sicuro. Questo modello, inizialmente pensato per spiegare la sessualità femminile, è stato poi osservato anche negli uomini, soprattutto in situazioni di stress, stanchezza o crisi relazionali. La ricerca ha inoltre evidenziato che il desiderio sessuale è un fenomeno multifattoriale, frutto dell’interazione tra componenti biologiche, psicologiche, relazionali e sociali. Da qui la necessità di considerarlo sempre nella sua dimensione soggettiva, evitando di etichettarlo come disturbo quando non provoca sofferenza o difficoltà relazionali.

depositphotosNon è questione di volontà

On/off: gli interruttori del desiderio sessuale

Paradossalmente, in un momento storico in cui il desiderio è sempre più legittimato, le richieste di aiuto per la sua assenza o il suo calo sono in aumento. Da un lato, la maggiore apertura culturale può aver ridotto le barriere che un tempo limitavano l’accesso a questo tipo di aiuto. Dall’altro, se un tempo il piacere era un tabù, oggi rischia di diventare quasi un “dovere sociale”. Già nel 1979 Willy Pasini osservava come la pressione sociale si fosse spostata verso l’obbligo di provare piacere, trasformando la sessualità in un terreno di prestazione e aprendo la strada al concetto di ansia da performance. Per questo è importante prendersi cura della propria sessualità, imparando a riconoscere e coltivare anche la forma responsiva del desiderio, che trae nutrimento dagli stimoli esterni, dalle relazioni e dai contesti affettivi sicuri. In questo senso, proprio come l’appetito vien mangiando, il desiderio sessuale può crescere nella misura in cui ci si permette di esplorarlo e viverlo, alimentandosi dell’esperienza stessa. Per comprenderne il funzionamento, il desiderio sessuale può essere paragonato alle altre pulsioni di base, poiché regolato da un equilibrio tra meccanismi di attivazione (sexual inciters) e di inibizione (sexual suppressors). In altre parole, il desiderio non dipende da un unico fattore, ma dal bilanciamento tra ciò che lo accende e ciò che lo spegne. Quando prevalgono i fattori inibitori la libido tende a spegnersi; quando prevalgono quelli attivanti, nelle giuste condizioni il desiderio si accende. Questi “interruttori” possono agire su diversi livelli: biologico, individuale e psicologico-relazionale. Sul piano biologico, una carenza di testosterone - uno degli ormoni principali coinvolti nel mantenimento del desiderio sessuale in entrambi i sessi - o l’alterazione di altri ormoni (androgeni, prolattina, ormoni tiroidei) può contribuire a una riduzione significativa della libido. Tra i sexual suppressors biologici rientrano anche alcuni farmaci antidepressivi, in particolare gli SSRI, noti per poter ridurre il desiderio sessuale; anche la depressione stessa (così come molte altre psicopatologie) è spesso associata a una marcata inibizione della libido. Analogamente, i farmaci antipsicotici possono influire significativamente sul desiderio sessuale. A livello individuale, tra i fattori che possono accendere il desiderio troviamo una stimolazione erotica percepita come adeguata, che passa anche attraverso una comunicazione efficace con il partner sui propri bisogni e preferenze. Anche il contatto emotivo, l’innamoramento e il corteggiamento svolgono un ruolo importante, ma nelle relazioni di lunga durata tendono spesso a ridursi, influenzando la libido. Non da meno, la capacità di creare fantasie erotiche rappresenta un ulteriore stimolo capace di mantenere viva l’eccitazione anche in assenza fisica del partner e quindi di influire sul desiderio sessuale. Su un piano psicologico e relazionale più ampio, il desiderio può essere influenzato da diversi fattori emotivi e contestuali. In una società sempre più esigente e caratterizzata da ritmi frenetici, lo stress rappresenta uno dei più frequenti inibitori del desiderio sessuale: può interferire sia con l’attivazione spontanea sia con la reattività ai segnali erotici. Tuttavia, allo stesso tempo è stato osservato che il desiderio sessuale, se vissuto positivamente, può contribuire a regolare lo stress quotidiano, generando un rapporto bidirezionale tra desiderio e benessere emotivo (Mües et al., 2025). Anche le emozioni e le opinioni nei confronti del partner possono influenzare la spinta sessuale: mancanza di attrazione, rabbia, risentimento o delusione possono compromettere il desiderio. Pensieri negativi, ansie e conflitti interiori possono inoltre alimentare la componente inibitoria. Inoltre, il desiderio è particolarmente sensibile al vissuto emotivo e alle esperienze passate. Secondo Helen Singer Kaplan possiamo imparare a sopprimere il desiderio in risposta a contesti percepiti come non sicuri o poco accoglienti. Questa inibizione può manifestarsi in modo automatico e inconsapevole, dando origine ai cosiddetti “turn-off”: pensieri, emozioni o immagini mentali che interrompono il desiderio senza che la persona se ne accorga. Basta pensare a disfunzioni sessuali pregresse, come la dispareunia, che crea dolore e quindi associazioni negative o traumatiche con la sessualità; oppure a relazioni disfunzionali o vissuti di violenza. Il tema del desiderio ipoattivo richiede quindi un’attenzione particolare, riconoscendo la centralità della dimensione soggettiva del desiderio: ciò che accende o spegne la libido varia da persona a persona e da coppia a coppia. Prendersi cura della propria sessualità significa anche prendersi cura del proprio benessere, imparando a riconoscere i fattori di attivazione e di inibizione per poterli gestire e, se necessario, affrontare con l’aiuto di un professionista.

Un’analisi per stare meglio con sé stessi

Purtroppo, ancora oggi il calo del desiderio sessuale viene spesso banalizzato o sottovalutato, talvolta anche da alcuni professionisti. Su questo tema permangono infatti numerosi pregiudizi e convinzioni errate che possono ostacolarne il riconoscimento e la presa in carico. È necessario innanzitutto sfatare il mito secondo cui la mancanza di desiderio sessuale non sarebbe un problema o addirittura sarebbe una scelta personale: se fosse soltanto questione di volontà, chiunque lo ritroverebbe facilmente. In realtà, come abbiamo visto, non è così semplice né possiamo ridurre il desiderio a una pura spinta biologica o a un istinto primordiale. Chi sperimenta una riduzione del desiderio sessuale si trova spesso a convivere con una situazione complessa, che merita attenzione e comprensione, perché può generare una profonda sofferenza personale e influire negativamente sulla relazione di coppia. Per questo è fondamentale svolgere un’attenta valutazione delle cause e delle dinamiche che inibiscono il desiderio, così da poter agire in modo mirato sulla situazione specifica. In molti casi, è utile adottare un approccio multidisciplinare, integrando aspetti medici, psicologici e relazionali per affrontare in maniera completa il problema.

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