Dai social creati apposta per le intelligenze artificiali ai nuovi chatbot capaci di lavorare al computer senza intervento umano. I sistemi automatizzati, che oggi ricadono anche sotto il cappello di "IA agentica", si stanno letteralmente prendendo il mondo del digitale, con il rischio che l'uomo venga relegato a comparsa.
A conferma di ciò, gli ultimi dati di Cloudflare, una delle principali aziende al mondo che rende sicuri e veloci i siti web, secondo cui il 57% delle richieste ai portali che ospita, i clic sui siti e le pagine, proviene da bot e agenti artificiali, mentre all'uomo spetta solo il 43% del traffico generato. È la prima volta che si assiste ad un sorpasso del genere.
"È successo più velocemente di quanto avessi previsto", ha detto su X Matthew Prince, co-fondatore e amministratore delegato di Cloudflare. "Pensavo che questo momento sarebbe arrivato alla fine del 2027, poi all'inizio del 2027, ma il traffico generato da agenti è cresciuto così rapidamente che i bot hanno già superato il traffico umano online per la prima volta nella storia di internet".
Il motivo risiede nel boom dei chatbot che, quasi ad ogni richiesta degli utenti, cercando informazioni in rete prima di rispondere ad un quesito. È lo stesso Prince a ricordare nel corso di un'intervista alla Nbc News, che un essere umano acquista qualcosa su internet dopo aver navigato, in media, su cinque siti. In un tempo più ridotto, "un chatbot di IA può confrontare lo stesso articolo su 5000 pagine". Il divario nella capacità di esecuzione è molto ampio.
Ma il fenomeno non riguarda solo le ricerche sul web o gli acquisti. Anche i social media stanno cambiando pelle a seguito dei bot, almeno sotto due aspetti. Il primo riguarda l'uso di sistemi automatizzati per postare e commentare, spesso con finalità di propaganda. Un esempio su tutti è la "fabbrica dei troll" di San Pietroburgo, come venne ribattezzata la Internet Research Agency russa nel gennaio del 2017 dall'intelligence degli Stati Uniti. Un'agenzia che impiegava profili falsi su social network, forum, siti d'informazione e piattaforme video per promuovere gli obiettivi strategici del Cremlino.
Poi i bot che diventano il nuovo pubblico attivo dei social, come dimostra Moltbook, un'infrastruttura accessibile unicamente a sistemi di intelligenza artificiale. Nella prima settimana, ha attirato 1,6 milioni di agenti autonomi, che hanno sviluppato dinamiche di aggregazione, elaborato nuovi codici di comunicazione e strutturato un sistema di credenze assimilabile a un culto religioso. Un network in cui la presenza dell'uomo non è contemplata. Tutto nasce dal software open source OpenClaw, creato dall'imprenditore austriaco Peter Steinberger, oggi un modello di intelligenza artificiale da scaricare sul computer e a cui dare le chiavi di accesso di tutta la propria vita privata e professionale, non senza rischi legati alla privacy.
Eppure il futuro è dell'IA che si muove da sola, agentica e sicura. Ne è convinta Nvidia, che ha presentato un proprio progetto basato su OpenClaw, Microsoft che ha fatto lo stesso con Scout e OpenAI, che nel suo portafoglio ha l'agente autonomo Operator che naviga e compie azioni sul web. Ancora Prince, l'ad di Cloudflare, lega il particolare momento alla "teoria dell'internet morto", secondo cui, a causa dell'avvento dell'intelligenza artificiale, il web sarà un giorno composto in gran parte da bot che interagiscono tra loro, con gli esseri umani e i loro contenuti che diventeranno irrilevanti. Ma "i bot non cliccano sugli annunci pubblicitari", le sue parole a Nbc News. Un problema? Per come è concepito il modello tradizionale di internet si, dove ci si aspetta che le persone clicchino sui banner per portare pubblicità agli investitori. Ed ecco che nella delega agentica, potrebbero essere le IA a compiere questa attività al posto nostro. "Sarebbero i bot a pagare per accedere ai contenuti a pagamento", dice Prince, che poi rilancia, "da un certo punto di vista, potremmo essere alle soglie di una nuova età dell'oro di internet".