Più ‘Big’ della Duster, spicca per la generosa accoglienza e la funzionalità, senza disdegnare qualche tratto in off-road

Quando la Duster va un po’ stretta di misura, viene in soccorso la Bigster. Nasce proprio per completare la gamma verso l’alto, offrendo maggiore spazio ma con contenuti tecnici molto simili. Anche se, come vedremo, nell’impiego quotidiano la vettura sa mettere in campo carattere e qualità proprie, che la rendono un modello con un’anima a sé stante, dimostrandosi ben più di una semplice variante allungata della popolare Duster.
Basata sulla medesima piattaforma CMF-B, porta in dote circa 23 centimetri aggiuntivi in lunghezza, con il maggior sviluppo suddiviso tra uno sbalzo posteriore più pronunciato e un lieve incremento dell’interasse: l’ingombro longitudinale raggiunge così quota 4,57 metri. Lo stile segue, giocoforza, i canoni estetici della Duster, aggiungendo però una maggiore ricercatezza, con forme e superfici più levigate e muscolari; la coda più estesa modifica tuttavia le proporzioni della carrozzeria, suggerendo meno dinamismo a favore di una presenza su strada più slanciata e familiare. Il listino competitivo resta un “must” anche per questa Bigster, tra le poche proposte europee (se non l’unica) in grado di confrontarsi con la concorrenza cinese più aggressiva.
In movimento, il piccolo 1.2 turbo tre cilindri riesce ad assicurare il brio necessario un po’ in ogni condizione, svettando in particolare ai regimi medi. Lo aiuta, in ripresa a bassa andatura, la soluzione ibrida leggera con la piccola unità elettrica capace di aggiungere una spinta ausiliaria (circa 14 cv) per breve tempo, sfruttando la riserva di corrente immagazzinata nella compatta batteria al litio da 0,84 kWh. Nell’insieme le prestazioni non deludono, anche se non ci si devono aspettare capacità particolari di scatto e ripresa; i sei rapporti del cambio manuale sono comunque ben spaziati, con le marce basse piuttosto corte e quelle centrali ideali per trovare la spinta necessaria in ogni condizione. Peccato giusto per la manovrabilità della trasmissione, senz’altro perfettibile: gli innesti non sono rapidissimi e la leva ha una corsa lunga. A ciò si aggiunge una risposta all’acceleratore poco intuitiva; queste due caratteristiche, sommate, rendono la marcia in città spesso meno fluida e più “laboriosa” di quanto ci si aspetti.
Gli ingombri, tuttavia, non penalizzano la maneggevolezza, anche urbana, potendo tra l’altro contare su un raggio di sterzata contenuto. Tra le curve la Bigster 1.2 4x4 ibrida leggera se la cava con discreta naturalezza; la compostezza è sempre ben presente, più marcata rispetto a quella rilevata sulla Duster, gli appoggi sono generalmente sicuri e il rollio, pur presente, non risulta mai eccessivo, anche se sufficiente per non invogliare a “correre” oltremisura. Sebbene sia sempre poco pronto, lo sterzo appare calibrato meglio rispetto a quello della Duster. Valido poi l’assorbimento offerto dalle sospensioni, capaci di garantire un isolamento efficace e composto su ogni genere di asperità: una dote che avvantaggia il comfort complessivo, il quale tuttavia paga una silenziosità apprezzabile solo a basse e medie andature. In autostrada, infatti, l’insonorizzazione perde decisamente tono, lasciando filtrare fruscii aerodinamici e rumore di rotolamento che generano un sottofondo acustico ovattato ma comunque avvertibile nell’abitacolo. Sempre un po’ bruschi e a tratti disordinati gli interventi dell’elettronica di gestione della stabilità, se chiamati in causa; anche la dotazione degli ausili alla guida non è tra le più complete.
L’altezza minima da terra pari a 219 mm, la trazione integrale con blocco del differenziale centrale e le modalità di marcia specifiche per i terreni naturali consentono infine un potenziale off-road sopra la media. Sul piano dei consumi, il Suv Dacia si dimostra equilibrato, attestandosi mediamente tra 6 e 7 l/100 km.
A bordo, lo spazio è abbondante e suggerisce subito un piacevole senso di accoglienza, facendo passare in secondo piano una costruzione che impiega plastiche interamente rigide e materiali economici: l’insieme è solido e ben assemblato, l’ergonomia altrettanto curata. La libertà di movimento è apprezzabile su entrambe le file di sedili, con sedute relativamente rialzate e panoramiche che invitano alla convivialità. Funzionali i vari comandi, con schermo centrale da 10,1” reattivo e completo e pratici pulsanti fisici per regolare la climatizzazione bi-zona. In seconda fila la libertà per le gambe è generosa e sono presenti sia la sezione centrale ribaltabile individualmente sia le bocchette di aerazione dedicate. In coda, il vano di carico è completo di doppiofondo a soglia regolabile e di comandi automatici per ribaltare gli schienali, offrendo una cubatura di tutto rispetto (da 556 litri); per i più avventurosi è inoltre disponibile il Pack Sleep da campeggio con box di supporto in legno e materasso pieghevole, per realizzare un letto matrimoniale sfruttando tutta la zona dietro alle poltrone anteriori.
| Modello | Dacia Bigster |
| Versione | mild hybrid 130 4x4 extreme |
| Motore | 3 cilindri, benzina turbo, 1.2 litri, ibrido leggero |
| Potenza, coppia | 130 cv, 230 Nm |
| Trazione | Integrale |
| Cambio | Manuale a sei rapporti |
| Massa a vuoto | 1’590 kg |
| 0-100 km/h | 11,2 secondi |
| Velocità massima | 180 km/h |
| Consumo medio | 6,3 l/100 km (omologato) |
| Prezzo | 31’190 Chf |