Architettura

L’architetto: una professione non facilmente sostituibile

Nonostante il grande supporto dell’AI nell’analisi dei dati per gestire e progettare edifici, anche in futuro sarà necessario il controllo umano

Carta e penna sono già in pensione, per il cervello umano manca ancora un po’
(depositphotos)
27 luglio 2026
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L’intelligenza artificiale (IA) è oggi uno dei temi più attuali e dibattuti a livello globale. Si tratta di una delle tecnologie digitali con il maggiore potenziale di trasformazione del nostro modo di vivere e lavorare. Basata sull’interazione tra dati, algoritmi e capacità di calcolo, negli ultimi anni ha conosciuto uno sviluppo straordinario, pur richiedendo ancora una gestione attenta e consapevole.

L’IA è ormai parte integrante della vita quotidiana, con un numero sempre crescente di applicazioni pratiche. Dai sistemi di riconoscimento e sintesi vocale alla traduzione automatica in tempo reale, dal riconoscimento delle immagini ai servizi di cybersicurezza, fino ai modelli di previsione e automazione impiegati nei più diversi settori, le opportunità offerte sono innumerevoli. Rimane tuttavia indispensabile il ruolo dell’essere umano, chiamato a programmare le macchine, definire i criteri di funzionamento e, soprattutto, porre le domande giuste. Solo attraverso una reale collaborazione tra uomo e tecnologia l’intelligenza artificiale può esprimere appieno il proprio potenziale.

L’evoluzione dell’IA coinvolge anche il mondo dell’architettura. Ne parliamo con Lidor Gilad, membro dell’Istituto per l’architettura sostenibile e la tecnologia IAST presso l’Accademia di architettura dell’USI e docente all’Accademia stessa come responsabile di corsi di rappresentazione e di progettazione di edifici complessi.

Architetto Gilad, secondo lei l’intelligenza artificiale riveste oggi un ruolo fondamentale nell’architettura?

No, non penso che l’IA sia fondamentale per l’architettura. È semplicemente un nuovo strumento che ci aiuta nel brainstorming, nell’esplorazione di nuove idee e nell’individuazione più rapida di alcuni concetti. Oggi non è ancora così importante, perché l’architettura è una disciplina antichissima che si evolve lentamente ed è fondata soprattutto sull’esperienza umana, sulla capacità di comprendere lo spazio e la luce. L’intelligenza artificiale non ha ancora raggiunto questo livello: comprende immagini e testi, ma non è ancora uno strumento tale da poter fare a meno dell’architetto. In altri ambiti, come quello medico, è entrata in modo molto più incisivo, diventando fondamentale per svolgere analisi in tempi estremamente rapidi. Nell’architettura, invece, non siamo ancora a quel punto.

Sorge allora spontanea un’altra domanda: in che modo l’intelligenza artificiale può oggi entrare nei processi di progettazione e nella didattica dell’architettura?

Il progetto IA è iniziato alcuni anni fa. All’inizio era rappresentato principalmente da chatbot; oggi si è evoluto fino a comprendere anche la generazione di immagini. Negli ultimi anni lo sviluppo è stato rapidissimo e, da pochi mesi, l’intelligenza artificiale permette di controllare sempre meglio anche la geometria, consentendo di realizzare rapidamente studi sulle facciate e sperimentare diverse soluzioni progettuali. L’architetto lavora con la geometria: comprendere e controllare lo spazio significa, per me, controllarne la geometria. È proprio in questo ambito che l’IA procede ancora lentamente, almeno finché lo spazio continuerà a essere progettato attraverso modelli tridimensionali e schizzi. Oggi nessuno, senza una formazione specifica, è realmente in grado di progettare un edificio: non basta qualche clic per improvvisarsi architetti.

Esiste però un settore nel quale l’intelligenza artificiale offre già un contributo molto significativo: quello dell’analisi. Pensiamo alle analisi statistiche, alla classificazione automatica degli spazi, agli studi sull’impatto climatico ed energetico. L’IA è in grado di elaborare enormi quantità di dati con una rapidità impressionante, restituendoci feedback che permettono di migliorare i progetti sotto il profilo energetico e ambientale. Oggi disponiamo di modelli basati sul BIM (Building Information Modeling) che integrano materiali, caratteristiche costruttive e numerose altre informazioni. Questi sistemi, opportunamente addestrati, riescono a valutare rapidamente il comportamento energetico di un edificio e a simulare, per esempio, quale orientamento o configurazione delle facciate garantisca le migliori prestazioni. È un potenziale enorme, destinato probabilmente ad ampliarsi ulteriormente nei prossimi anni.

depositphotosCon un’elaborazione di dati più efficiente si potranno evitare sprechi

L’intelligenza artificiale apre dunque nuove opportunità, ma comporta anche alcuni rischi. Vale anche per l’architettura?

Per me il rischio è molto chiaro. Uno sviluppatore immobiliare o una persona priva della preparazione culturale necessaria potrebbe presto ottenere, con pochi clic, progetti apparentemente completi. Sarebbero probabilmente mediocri, ma potrebbero comunque invadere il mercato immobiliare. Non credo che possano distruggere una città, ma certamente potrebbero contribuire a diffondere un’architettura di qualità medio-bassa.

Fare l’architetto è un mestiere complesso, che richiede una formazione lunga, cultura, esperienza e capacità critica. Il rischio maggiore è mettere nelle mani di persone prive di competenze uno strumento che crea l’illusione di poter progettare. Noi architetti dobbiamo invece dimostrare il valore aggiunto della nostra professione: portiamo studio, creatività, consapevolezza e capacità interpretativa, elementi che l’intelligenza artificiale, basandosi su dati necessariamente limitati e lineari, non può sostituire.

Guardando al futuro, come immagina il ruolo di questa tecnologia nella vostra professione?

Non sono tanto interessato alla forma degli edifici del futuro, quanto alla possibilità di combinare il patrimonio storico delle città con la conoscenza dei limiti tecnici, materiali ed energetici. Oggi disponiamo finalmente di strumenti capaci di integrare geometria, analisi statistiche e simulazioni all’interno di un unico sistema. Questa, secondo me, è la vera magia dell’IA. Spetterà comunque a noi guidare questi strumenti e mantenerne il controllo. Immagino che in futuro il progettista lavorerà affiancato da una sorta di pannello di controllo, simile al cruscotto di un’automobile, che fornirà continuamente indicatori e suggerimenti per migliorare l’efficienza energetica, l’utilizzo dei materiali, l’economia di scala e, più in generale, la sostenibilità degli spazi.

Le applicazioni sono moltissime. Analizzando, ad esempio, i flussi tra luoghi di residenza e di lavoro, si potrebbero progettare nuove linee di trasporto pubblico più efficienti, incentivando una mobilità sostenibile. Oppure, studiando per uno o due anni i flussi all’interno di un ospedale, sarebbe possibile individuare i punti critici e intervenire con modifiche mirate, migliorando il funzionamento della struttura senza dover necessariamente investire miliardi in nuove costruzioni.

Conclusione

Sono soltanto alcuni esempi delle potenzialità offerte dall’intelligenza artificiale. Dalle parole di Lidor Gilad emerge con chiarezza una conclusione: l’IA rappresenta uno strumento destinato a diventare sempre più importante anche nell’architettura, ma non potrà sostituire il ruolo dell’architetto. Saranno infatti la preparazione, la cultura, l’esperienza e la capacità di interpretare i bisogni della società a guidare, anche in futuro, la progettazione di spazi innovativi, sostenibili e realmente al servizio delle comunità.

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