senza zucchero

Dalla Cpi alla Cpr

Qual è il rischio di una Cantonal Political Resuscitation? Non la recuperi la fiducia nelle istituzioni diventando una scatola nera impenetrabile

In sintesi:
  • Siccome tutti oggi vanno dal cartaceo al digitale, ho fatto l’opposto ed eccoci qua
  • I membri della Cpi tratteranno i media come i funghi: li terranno all’oscuro e non gli daranno niente
Il ministro Hugh Abbot: pericolo scampato
(Bbc)
2 febbraio 2026
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Qualche giorno fa Facebook mi ha bloccato l’account. Per chi non lo sapesse, da anni su Facebook provo a fare satira e dire che in questo cantone il re è nudo, con un seguito di intellettuali, gente perbene e talvolta entrambe le cose. Nota a margine: ho anche pubblicato un libro, si intitola ‘Il miracolo ticinese’ edito da questo giornale. Serve a farsi un’idea dell’aria che tirerà in questa rubrica. Fine marchetta.

Insomma, per una buona oretta non ho potuto espletare il mio bisogno di far sapere a tutti la mia opinione su tutto lo scibile umano e la cosa mi ha provocato un enorme disagio, ma mi ha anche fatto riflettere sul fatto che la vita è come la scaletta di un pollaio, per cui mi serviva assolutamente un’alternativa ai social media e siccome tutti oggi vanno dal cartaceo al digitale, ho fatto l’opposto ed eccoci qua. Iniziamo.

Nella puntata conclusiva della prima stagione della serie televisiva satirica della Bbc ‘The Thick of it’, che racconta le vicende di uno sgangherato ministero britannico, il ministro Hugh Abbot, al centro di uno scandalo, scopre che verrà aperta una commissione parlamentare d’inchiesta a suo carico. Non riesce a contenere la gioia irrefrenabile alla notizia: era sull’orlo delle dimissioni ma ora la cosa verrà congelata, i media parleranno d’altro e tornerà tutto come prima. Pericolo scampato.

La Cpi per il caso Hospita è stata istituita su indicazione della sottocommissione ad hoc, dopo aver dovuto constatare che servivano maggiori poteri per poter svolgere correttamente il lavoro a causa della scarsa collaborazione di alcuni diretti interessati. A dirigerla ci sarà Natalia Ferrara, che come prima cosa per permettere il pieno recupero della fiducia nelle istituzioni ha messo subito in chiaro che i membri della Cpi tratteranno i media come i funghi: li terranno all’oscuro e non gli daranno niente.

Mi pare un’ottima mossa. Ho subito pensato: “Speriamo non mi facciano sapere assolutamente nulla e facciano le cose senza informare minimamente la popolazione, che ci tengo”. Posso capirne le ragioni, non si vuole trasformare il tutto in un processo mediatico eccetera, però l’opinione pubblica in casi come questo è fondamentale come supporto quando ci sarà chi vuole fare il furbo, ostruire o insabbiare. Nello scandalo politico più famoso del mondo, il Watergate, l’opinione pubblica è stata fondamentale per il prosieguo delle indagini. Il Washington Post ha scritto sul tema dai 400 ai 500 articoli. Il rischio di chiudersi in una grotta senza nessun contatto con la popolazione e “far calare il silenzio” – come auspicato da qualcuno – è quello di trasformare la Cpi in una Cpr: Cantonal Political Resuscitation, fine a sé stessa. Non la recuperi la fiducia nelle istituzioni diventando una scatola nera impenetrabile.

Non ho dubbi che Natalia Ferrara farà un lavoro certosino a capo della Cpi, non è una che va nei gremi a scaldare le sedie e il fatto di non aver più il doppio cognome renderà difficile il lavoro di delegittimazione del Mattino della Domenica che non può più storpiarglielo, ma magari la prima cosa da dire alla popolazione poteva essere: “Andremo fino in fondo a questa faccenda” e non: “Ai media non diciamo un tubo”, perché altrimenti non capisco chi vuoi tranquillizzare e mi sembra di essere dentro una serie della Bbc.

Ah. Per chi se lo stesse chiedendo: “Sto iniziando una rubrica. Mi è accaduto altre volte e ho sempre avuto la forza di smettere nel giro di un anno. L’appuntamento settimanale corrode. Questa volta forse smetterò prima, provo soltanto, per far piacere al Direttore, uomo potentissimo e vendicativo, e in vena di novità” (Umberto Eco, dalla prima ‘Bustina di Minerva’, marzo 1985).