il commento

I Guardiani dell’Involuzione

Gli agenti dell’Ice, trasformati da Trump in una sorta di milizia personale che risponde alla sua voglia di spargere terrore, evocano ricordi orrendi

In sintesi:
  • Il volto scoperto, l’anonimato, il branco, lo sanno perfino i bambini che sono le scorciatoie verso la violazione delle regole e l’impunità
  • Da Guerre Stellari al Ku Klux Klan, c'è un lungo immaginario che ha fatto e continua a fare danni in tutto il mondo
  • La strada per salvarsi la cantò Bruce Springsteen un quarto di secolo fa, dopo la tragica morte di uno studente africano a New York, ma non ci si è più mossi. Anzi
Il cartello ‘Vergogna’ esposto davanti ai membri dell’Ice
(Keystone)
13 gennaio 2026
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Ci sono cose che, istintivamente, capisce anche un bambino e che perfino un bambino può mettere in atto. Come la meschinità e il senso di impunità concessi dall’anonimato e dal branco. Basta una maschera – ancor meglio in mezzo ad altre maschere – per abbassare i freni inibitori morali e comportarsi peggio di come si farebbe a volto scoperto, anche a un’età in cui non si sa nulla di “freni inibitori morali” e magari nemmeno le tabelline.

Nella notte di Halloween del 1976, a Seattle, un gruppo di studiosi mise in alcune case del classico giro “dolcetto o scherzetto” dei contenitori pieni di dolci e denaro. Poi invitò dei bambini mascherati e altri no a prendere solo una cosa ciascuno mentre gli adulti si assentavano o si fingevano distratti. Risultato: a trasgredire tra i bimbi soli e a volto scoperto era solo il 7%, contro il 57% di quelli in gruppo e mascherati.

In Guerre Stellari, mascherati e indistinguibili tra loro, sono gli Stormtrooper di Darth Vader così come le guardie personali dell’imperatore Palpatine. Gli esempi sono tanti e vanno dal cinema alla storia (il Ku Klux Klan), dai fumetti alla tv (Squid Game).

KeystoneGli Stormtrooper di Guerre Stellari

Da lì prende spunto l’evoluzione – o meglio, involuzione – degli agenti dell’Ice: reparto anti-immigrazione nato in seguito agli attacchi dell’11 settembre che Trump sta trasformando in una specie di milizia privata (e spregiudicata quanto lui) che terrorizza e talvolta uccide, come accaduto a Minneapolis, chi – in teoria – dovrebbe difendere.

Fino a un anno fa, i membri dell’Ice agivano a volto scoperto e seguivano un processo di selezione meticoloso che non è più tale, con maglie più larghe per ingigantirne le file e contribuire al folle obiettivo di arrestare tremila persone al giorno. Che poi – dati alla mano – il 58% di chi finisce in galera non sia mai stato citato in giudizio per alcun crimine pare importare poco a Trump, e a chi l’ha aiutato a mettere su questo parastato di polizia in un Paese in cui lo strapotere cieco e ottuso delle forze dell’ordine, rinforzato dalla (quasi) certezza dell’impunità, ha fatto danni incalcolabili (dalla marcia di Selma, sessant’anni fa, al caso Trayvon Martin).

Mentre l’American Civil Liberties Union cita la Gestapo quando parla dell’Ice, pare sempre più chiaro l’obiettivo dell’amministrazione Usa: spargere terrore mutuando i metodi degli squadristi, della Stasi e dei Guardiani della Rivoluzione che proprio in queste ore ammazzano senza pietà quegli iraniani che hanno deciso di rialzare la testa dinnanzi al regime codardo degli ayatollah, che pur di sopravvivere si nasconde dietro a Dio per schiacciare gli uomini.

KeystoneUn agente dell’Ice spruzza uno spray al peperoncino a un manifestante

Nel 1999, nella sua struggente “American Skin (41 Shots)”, Bruce Springsteen – uno che a Trump proprio non va giù – raccontò la storia vera di un giovane studente guineano a New York fermato da quattro poliziotti e crivellato con 41 colpi semplicemente per aver tirato fuori il portafoglio dalla tasca. Ai quattro bastò dire che pensavano fosse un’arma per essere assolti.

Nulla è cambiato, se non che questi Guardiani dell’Involuzione che terrorizzano in nome della legge possono frapporre una maschera tra sé stessi e le proprie responsabilità.

Springsteen, nel suo brano, si chiedeva se mai saremmo riusciti ad attraversare “questo fiume insanguinato” fino all’altra sponda. Oltre un quarto di secolo dopo siamo ancora lì, a metà del guado e una pericolosa corrente che avanza, quella sì, fieramente a volto scoperto.

KeystoneLe proteste a New York