dallo-stato-cuscinetto-allo-stato-lenzuolo
Keystone
ULTIME NOTIZIE Opinioni
Il commento
8 ore

La normalità di un Festival che doveva fare festa

Se già il Concorso ufficiale non ha luce, altri film sono destinati al buio. E non basta la Piazza, forse servirebbe una spiaggia, come fa Cannes
Commento
13 ore

Presidente, che ne dice di ‘Solarissimo’?

Marco Solari ha regnato più di Raimondo Rezzonico, ma ‘il presidentissimo è solo lui’ (e ‘Solarissimo’ fa troppo Megadirettore: si accettano proposte)
Commento
3 gior

L’ultimo apostolo del male social è Andrew Tate

Misoginia, sessismo, razzismo, omofobia, culto della violenza. I suoi contenuti incarnano il peggio della società, eppure è una webstar. Chi è?
il commento
4 gior

Bruce Springsteen ha perso la voce

Biglietti fino a 5mila dollari, i fan protestano, lui tace e manda avanti il suo manager. Eppure il Boss ci aveva insegnato la coscienza sociale
Commento
5 gior

Lugano senza Borradori, un anno dopo

La scomparsa dell’ex sindaco: un bilancio in chiaroscuro dell’operato del Municipio e uno sguardo verso i futuri appuntamenti elettorali
Commento
6 gior

Carlo Calenda, il guastatore

L’ego del nipote di uno dei maestri della commedia all’italiana rischia di consegnare l’Italia al centro-destra del trio Meloni-Salvini-Berlusconi
La formica rossa
6 gior

Aló Presidente, il richiamo ‘bolivariano’ di Alessandro Speziali

Se gli aperitivi in salsa elettorale iniziano già a metà agosto, come faremo ad arrivare ‘fit’ ad aprile 2023?
Commento
1 sett

Russia, teatro di uno scontro tra due generazioni

I 70enni, ubriachi di propaganda televisiva, appoggiano l’Operazione militare speciale. I minori di quaranta chiedono l’apertura di trattative con Kiev
Commento
1 sett

L’Ucraina e le ambiguità del Papa

Si sbloccano il viaggio a Kiev, l’incontro con Kirill e forse anche con Putin. Bergoglio doveva fugare alcuni dubbi dopo le sue dichiarazioni stonate
laR
 
23.02.2022 - 05:15
Aggiornamento: 16:46

Dallo Stato cuscinetto allo Stato lenzuolo

La situazione in Ucraina pare il prolungarsi del ‘secolo breve’: è cambiato il mondo, non abbastanza chi lo governa

Dagli Stati cuscinetto agli Stati lenzuolo che si possono tirare a piacimento dalla propria parte. Peccato che l’Ucraina sia un lenzuolo davvero troppo corto e il famoso letto matrimoniale (Berlusconi dixit) che vorrebbe occupare Vladimir Putin troppo grande e ambizioso. Un incastro impossibile da cui non può uscire nulla di buono, a partire da quel nome evocato dal Cremlino, Nuova Russia, che non è nuovo per niente, ma affonda le sue radici nel Settecento.

Nemmeno il secolo breve è stato capace di insegnarci granché, forse perché non è stato breve affatto: Eric Hobsbawm, che coniò quella definizione fortunata e troppo bella per essere confutata, lo fece iniziare nel 1914 (con lo scoppio della Prima guerra mondiale) e concludere nel 1991, con la dissoluzione dell’Urss. Ma negli anni abbiamo avuto la tentazione di spostarne la fine sempre più in là: chi nel 2001, facendola coincidere con l’attentato alle Torri Gemelle e l’arrivo del nuovo nemico dell’Occidente, il fondamentalismo islamico. Chi nel 2016, sotterrando Fidel Castro e un secolo a quel punto non più così breve.

Sembrava una forzatura, eppure nel 2022 siamo ancora lì a chiederci a che punto è il Novecento, se è ancora tra noi: certo, uno spauracchio e un’ideologia forte come il comunismo paiono ormai emarginati, incapaci di ripresentarsi con altrettanta forza. Ma alla morte della Guerra Fredda e della divisione in blocchi è sopravvissuto quel modo novecentesco di intendere le relazioni diplomatiche. Mentre il mondo si rivela sempre più fluido, chi lo comanda si mostra sempre più rigido. Non è un caso che i due grandi duellanti, Putin e Biden (a cui si può aggiungere il convitato di terracotta Xi Jinping) siano cresciuti dentro a quella contrapposizione netta, inzuppati di propaganda "buoni contro cattivi", semplificazione ridotta talmente all’osso che ormai non si trova nemmeno nella più sciatta delle serie tv.

Mentre il mondo viaggia a velocità supersonica sulla fibra ottica, Washington e Mosca si prestano a pachidermici summit, e il presidente russo proclama la guerra del prossimo futuro con alle spalle telefoni del passato remoto. Fatichiamo a capirli noi, faticano anche il presidente ucraino Zelensky e quello francese Macron che, quando il secolo breve veniva dato per finito, non avevano nemmeno quattordici anni.

È cambiato il mondo, non abbastanza chi lo governa. Le sfere d’influenza restano, ma non per forza devono coincidere con i confini, righe tirate sulle mappe, apparentemente inviolabili e poi rigorosamente aggirate, anzi ignorate, da chi fa muovere i mercati, e quindi i soldi, e quindi il potere (con cosa confinano Amazon e Facebook?). La scommessa ucraina di Putin fa paura forse proprio perché anacronistica e quindi dall’esito doppiamente imprevedibile, per di più in un’Europa che si crede sempre immune da certe dinamiche guerresche salvo poi riprodurle con una puntualità preoccupante.

E se gli orrori della Seconda guerra mondiale che hanno generato il mondo che Putin e Biden continuano a propinarci sono lontani, il fratricidio avvenuto negli anni Novanta nei Balcani è paurosamente vicino. Anche lì tutti tirarono quel che restava della Jugoslavia come un lenzuolo: rimasero poco più che brandelli, macchie di sangue mai davvero lavate. E una pace provvisoria e pesante come un macigno. Chiamiamolo col suo nome questo pezzo di storia: il secolo greve.

Seleziona il tag per leggere articoli con lo stesso tema:
putin russiaucraina
Potrebbe interessarti anche
© Regiopress, All rights reserved