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Oggi il tabacco, domani il cervelat? Lo spauracchio non ha funzionato. (Keystone)
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laR
 
14.02.2022 - 05:30
Aggiornamento: 17:00

Il cervelat non spacca e la réclame del tabacco cambia pelle

Nel Paese delle sigarette gli svizzeri regalano a una generazione la libertà di poter scegliere se iniziare o meno a fumare. Ma attenzione ai social

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La salute prima del business. Il benessere di bambini e giovani prima degli affari miliardari dei giganti dell’industria del tabacco. Nel Paese delle sigarette, gli svizzeri hanno dato a una generazione la libertà di poter scegliere se iniziare o meno a fumare, senza essere manipolati da una pubblicità martellante e seducente, che li accalappia fin da piccoli e mese dopo mese ‘normalizza’ un prodotto che fa 9’500 morti l’anno in Svizzera. Ieri la maggioranza del popolo elvetico ha scelto la linea più dura, quella di vietare (come chiedeva l’iniziativa) ogni forma di pubblicità che raggiunga fanciulli e adolescenti.

Non ha convinto la legge (il controprogetto) più permissiva proposta da Consiglio federale e Parlamento che avrebbe vietato la pubblicità su edifici e veicoli pubblici, impianti sportivi, così come durante le manifestazioni sportive. Una legge frutto di compromessi, bocciata dal popolo elvetico perché giudicata troppo molle, una sorta di scudo bucato: sui social, ai festival, nei chioschi, i giovani sarebbero stati comunque esposti alla pubblicità. Gli svizzeri hanno optato per uno scudo che li proteggerà per davvero. Non si può pubblicizzare il tabacco tra i giovanissimi, bombardarli quotidianamente per anni, usando strumenti seducenti e manipolatori che il marketing ben conosce e poi pretendere che non fumino. È libertà, rendere una generazione di bambini e adolescenti dipendente dalla nicotina?

Quanti si alzano al mattino e fumano un cervelat?

La libertà era anche il tema dei contrari, che hanno abilmente scomodato il cervelat per insinuare il dubbio che un divieto tira l’altro e dopo il tabacco sarebbe toccato alla famigerata salsiccia elvetica, perché troppa carne fa male e inquina produrla. Tanto ingegnoso quanto ingannevole. Il cervelat non è un problema di salute pubblica, non crea dipendenza. Quanti si alzano al mattino e si ‘fumano’ un cervelat prima del caffè, perché non possono farne a meno? Il tabacco invece causa quasi 10mila morti l’anno. Il Paese delle sigarette (in Svizzera risiedono Philip Morris, Japan Tobacco e British American Tobacco) ha finalmente deciso, tra gli ultimi in Europa, di mettere uno stop. A nulla sono valsi i tanti soldi messi in campo dai giganti delle sigarette per una campagna sicuramente ben architettata, ma poco efficace.

Influencer reclutati per postare foto glamour con la ‘paglia’

L’industria del tabacco ha bisogno di nuovi mercati e di nuovi consumatori per mantenere o aumentare la sua cifra d’affari. E ci riesce già benissimo. Uno svizzero su 4 fuma, e metà di loro ha iniziato prima dei 18 anni, forse sedotto da una pubblicità accattivante, che sa illudere gli adolescenti di avere quel qualcosa in più con una ‘paglia’ in bocca. Lo dimostrano varie ricerche: i giovani esposti a messaggi pubblicitari rischiano maggiormente di diventare fumatori. Ora anche in Svizzera, questa pubblicità è proibita. Ma non illudiamoci troppo e teniamo la guardia alta perché la pubblicità sa cambiare pelle e adattarsi. Sui social vengono reclutati influencer (una sorta di ambasciatori) pagati per postare le loro foto glamour mentre usano sigarette tradizionali o elettroniche. I loro follower, tanti ragazzini, per amore dei loro idoli potrebbero imitarli senza riflettere troppo sul fatto che il fumo è la principale causa di decessi evitabili in Svizzera. La fattura è alta: 4,5 miliardi di franchi di costi per la salute pubblica e per l’economia. Appena deciso un divieto, c’è già pronto un modo, anche piuttosto subdolo, per aggirarlo.

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