ULTIME NOTIZIE Opinioni
il commento
4 ore

Tornato Netanyahu, tornate le stragi

Dietro l’escalation di violenza tra israeliani e palestinesi non si può non vedere l’ombra di ‘Bibi’, appena tornato al potere
La formica rossa
2 gior

‘Guerra bbbrutto’

"Esigere la pace" è la presunta soluzione al conflitto in Ucraina di chi si oppone alla consegna dei carri armati a Kiev
IL COMMENTO
2 gior

Soldi finti, pirati veri

Riflessioni sulle dinamiche che, negli ultimi anni, hanno portato al fallimento della squadra rossoblù
IL COMMENTO
3 gior

Lugano sorride alla cultura alternativa. L’ora della svolta?

Diversi segnali positivi, a partire dalla Straordinaria ma non solo, fanno ben sperare nel 2023. La strada è in salita, ci vogliono pazienza e volontà
il commento
4 gior

Carri armati a mezzanotte

La Germania sblocca la fornitura di Leopard, che aiuterà l’Ucraina, ma indispettisce il Cremlino
IL COMMENTO
4 gior

Le parole della politica (sono importanti)

La sfiducia del Consiglio comunale di Mendrisio nei confronti dei vertici del dicastero Aziende ha portato all’esonero del municipale responsabile
IL COMMENTO
5 gior

La mondina, il carbonaio e la pomata miracolosa

L’ultimo rapporto Ustat conferma il divario del 20% tra salari ticinesi e d’Oltralpe
il commento
6 gior

Jacinda & Jacinta contro il leader testosteronico

Le dimissioni gentili di Jacinda Ardern, un anno dopo l’addio precoce al tennis di Ashleigh Jacinta Barty, sono la risposta al mito dell’infaticabilità
IL COMMENTO
6 gior

Psicoterapia e LaMal, il cerchiobottismo e l’occasione mancata

Le nuove norme sull’assunzione dei costi della psicoterapia sono un passo avanti, ma troppi paletti ne smorzano la portata a detrimento dei pazienti
IL COMMENTO
1 sett

Neutralità tra coerenza e opportunismo

Tra neutralità e indifferenza, così come tra equidistanza e codardia, tra coerenza e camaleontismo il confine è labile
IL COMMENTO
1 sett

Interpellanze in zucche: l’immorale ‘magia’ di Unitas

La richiesta di risposte chiare in merito all’audit sull’associazione ciechi e ipovedenti della Svizzera italiana potrebbe trasformarsi in interrogazione
laR
 
12.02.2022 - 05:30

Quando l’inflazione brucia i salari

Il rincaro dei prezzi è ancora moderato in Svizzera. Se però persisterà creerà disparità di reddito

di Generoso Chiaradonna
quando-l-inflazione-brucia-i-salari
Keystone
Merci importate sempre più care

Scomparsa dai radar macroeconomici da un paio di decenni e invocata da tempo, ma a piccole dosi, dai banchieri centrali per dare una spinta all’economia, l’inflazione è tornata di attualità e preoccupa governi e autorità monetarie perché se rimarrà a livelli elevati potrebbe vanificare l’attuale ripresa economica e deprimere il potere d’acquisto di chi vive di solo reddito fisso: salariati e pensionati.

Tradizionalmente l’inflazione è riconducibile a vari fattori di natura interna alle singole economie (salari, tariffe pubbliche e stampa di moneta) ma è anche determinata da trend globali. Un po’ d’inflazione, vicina ma inferiore al 2% indicato dalle banche centrali, è ritenuta positiva perché significa che l’economia è in buona salute. Un moderato aumento dei prezzi, infatti, è il sintomo che i consumi sono in rafforzamento e alimentano la crescita, che i salari aumentano grazie a un mercato del lavoro solido, che il sistema produttivo è in grado di sopportare aumenti dei costi che ancora riflettono un’economia in buona salute. Non è così se si è in presenza di inflazione molto elevata che di fatto tassa in modo iniquo i redditi fissi e più modesti e premia la rendita finanziaria.

Negli Stati Uniti il dato di gennaio (+7,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente) ha creato scompiglio. Per trovare un livello simile bisogna andare indietro di quarant’anni, al febbraio 1982. Anche in Europa la dinamica dei prezzi sta conoscendo una spinta al rialzo. Per rimanere nella zona euro, stando alle ultime stime della Commissione europea, l’inflazione segnerà un +3,5% (+3,9% nell’intera Ue). In Svizzera l’aumento è più moderato, ma i segnali inflattivi ci sono tutti: +0,2% a gennaio rispetto a dicembre. Nel confronto con un anno prima il rincaro è stato dell’1,6%. A incidere maggiormente è l’incremento dei prezzi dei prodotti petroliferi, delle auto d’occasione e in generale di tutti i prezzi dei beni importati. Negli Stati Uniti, a titolo di curiosità, i prezzi delle auto d’occasione a gennaio sono aumentati del 40%. Un’anomalia, quest’ultima, tipica di molti mercati e dovuta alle strozzature sul lato dell’offerta causate dalla ripresa post lockdown: mancando le auto nuove per la penuria di componentistica elettronica, i consumatori ripiegano sull’usato.

Nei decenni scorsi alcune economie occidentali hanno vissuto un periodo di iperinflazione con tassi a doppia cifra: tra il 15 e il 20% l’anno. Eravamo all’inizio degli anni 70 al termine del cosiddetto ‘trentennio glorioso’. Quel periodo coincise con il boom economico e la stagione delle conquiste sociali per tantissimi salariati. Conquiste, senza star qui a ricordare Reagan e Thatcher, fortemente ridimensionate negli anni successivi. Un fenomeno – quello dell’inflazione elevata – che non aveva risparmiato nemmeno la parsimoniosa Svizzera: tra il 1970 e il 1974 l’aumento dei prezzi al consumo, spinto dalla crisi petrolifera, viaggiava tra il 5,4 e il 11,9%. Tassi mai più sfiorati nei decenni successivi. Anzi, nell’ultimo, quello iniziato con la crisi finanziaria del 2007-2008, l’inflazione è addirittura scomparsa, nonostante massicci interventi di politica monetaria e acquisti sul mercato secondario di titoli del debito pubblico e privato (i famosi quantitative easing). È quindi chiaro che l’aumento generale dei prezzi non è un fenomeno monetario, ovvero di quanta moneta ci sia in circolazione. O meglio, se quest’ultima alimenta solo la finanza e non è trasmessa all’economia reale, non può trasformarsi in salari e quindi in maggiori consumi che spingono a loro volta la produzione.

Potrebbe interessarti anche
© Regiopress, All rights reserved