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22.01.2022 - 05:30
Aggiornamento: 24.01.2022 - 17:39

La mozione Paul Newman

Gli analisti politici del Wall Street Journal suggeriscono ai democratici di candidare di nuovo Hillary Clinton per un’eventuale sfida a Trump nel 2024

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L’attore Paul Newman, morto nel 2008 (Keystone)

“Ricordo ai delegati della mozione Paul Newman che Paul Newman è morto. Era perfetto. Volevamo candidarlo anche da morto, ma ci dicono che non è possibile”. Nella terra dei migliori stand-up comedian, forse qualcuno potrebbe – per una volta – dare una sbirciata altrove e ispirarsi a un ormai vecchio sketch di Corrado Guzzanti per deridere questa nuova mania tutta americana di voler presentare alle elezioni un campionario di candidati bolsi, cavalli perdenti e anatre zoppe ancor prima di salire alla Casa Bianca.

Sono passati più di 20 anni da quando Guzzanti, in versione Walter Veltroni, snocciolava nomi improbabili (Raoul Bova, Gabriel Batistuta, Napo Orso Capo…) per un centrosinistra allo sbando, concludendo rammaricato il comizio per l’impossibilità di presentare l’attore Amedeo Nazzari, il “candidato perfetto”: peccato fosse morto nel 1979.

Gli Stati Uniti, anzi l’America, come siamo stati abituati a chiamarla negli anni della Guerra Fredda, come se quell’enorme continente non contenesse altro, sembra invecchiata di colpo, come certi compagni di scuola che rivedi dopo una vita e nel frattempo hanno perso non solo i capelli, ma anche l’entusiasmo di un tempo, la capacità di sognare qualcosa, qualsiasi cosa.

Ma l’America non è invecchiata di colpo, anzi non sarebbe invecchiata affatto se il processo di rinnovamento portato avanti da Barack Obama non si fosse interrotto: peccato che la politica americana abbia infilato la sua elezione nei libri di storia senza studiare la lezione. Risultato? Joe Biden, quasi ottantenne, a un anno dalla sua elezione, ha un gradimento addirittura inferiore a quello di Donald Trump, 75 anni, il presidente della restaurazione post-Obama, quello che – dodici mesi fa – spingeva degli esagitati a entrare nel tempio della democrazia americana.


Barack Obama e Joe Biden nel 2016 (Keystone)

Stando ai grandi editorialisti americani (quelli che non ne azzeccano una dai tempi di Bush e Gore, e quindi dallo sketch di Guzzanti), Trump sarà il vecchio-nuovo candidato dei repubblicani nel 2024, come se non bastassero i suoi toni, le sue idee retrograde, le sue truffe o anche solo i suoi capelli a far dirottare la scelta su qualcun altro. Uno qualsiasi.

Per batterlo, il Wall Street Journal suggerisce ai democratici di affidarsi a Hillary Clinton, 74 anni, perché non solo Biden è in crisi, ma anche la sua vice Kamala Harris è già stata scartata: in quanto donna? In quanto nera? Sarà, ma i cowboy più saggi dicono che un buon cavallo non ha mai un brutto colore (Obama docet).

A firmare l’editoriale pro-Clinton del Wsj sono stati Douglas Schoen (69 anni) e Andrew Stein (76 anni): il primo un ex dipendente di Trump a Fox News, il secondo un politico conservatore travolto dagli scandali. Delle due l’una, o entrambe: o – da avversari – hanno buttato lì una polpetta avvelenata sperando che i democratici ci caschino o non sanno andare oltre al loro vissuto, come quelli che ti consigliano vecchi film in bianco e nero, ma si sono fermati a quelli e in più non sanno accendere la smart tv per guardarli.

Hillary, sconfitta alle primarie da Obama nel 2008 e poi da Trump nel 2016, pare sia compiaciuta e non dice no. Nel frattempo, per portarsi avanti col lavoro, ha prodotto con la figlia una serie tv dove magnifica grandi marchi come Kellogg’s e Heinz. Insomma, quelli con un sacco di soldi: perfetti per finanziare una terza, ricca, spettacolare, disastrosa campagna elettorale.

Era meglio Paul Newman.


Clinton e Trump bersagli in una partita di freccette (Keystone)

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