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29.11.2021 - 05:300
Aggiornamento : 15:25

Legge Covid, un assist che il governo ora deve saper cogliere

Il Consiglio federale esce rafforzato dal secondo, chiaro ‘sì’ alle urne. Ma adesso deve agire con maggior risolutezza per contrastare la pandemia

Più di 11mila persone sono morte di Covid-19 in Svizzera. Eppure a qualcuno pare importargliene poco. In piena quinta ondata, con contagi e ricoveri da settimane in forte crescita e una nuova “preoccupante” variante (Oms) che s’affaccia alle nostre latitudini, i sedicenti paladini della democrazia e delle libertà individuali preferiscono parlare d’altro. Gettano benzina sul fuoco. Coprendosi di ridicolo, in alcuni casi.

Dopo il chiaro ‘sì’ (il secondo in pochi mesi, più netto del primo) espresso dal popolo svizzero alla legge che tra le altre cose sancisce il certificato Covid, ci è toccato sentire il consigliere nazionale Udc Jean-Luc Addor parlare di «un’occasione mancata», perché «il mondo intero aveva gli occhi rivolti alla Svizzera». Josef Ender, coordinatore dell’Alleanza dei cantoni primitivi e portavoce del comitato per il ‘no’, ha fantasticato su una «immunizzazione naturale» quale ‘strategia’ d’uscita dalla pandemia. I compagni di referendum di Mass-Voll hanno definito “non legittimo e non vincolante” il risultato, denunciando improbabili “massicce irregolarità”, a loro dire senza eguali “nella storia recente”. Tutti, Udc compresa, hanno ripetuto la storia della “spaccatura della società” e del “mancato rispetto dello Stato di diritto”, addossando beninteso la colpa al Consiglio federale e ai partiti che lo hanno sostenuto. E in un ennesimo slancio di amor patrio – dopo i ripetuti, recenti affondi retorici sulla frattura tra città e campagna – il primo partito del paese ha paventato (bel senso della responsabilità!) “conseguenze imprevedibili” se dovesse diffondersi il “malcontento sociale”.

Se non un salto nel buio, abbiamo evitato perlomeno di complicarci la vita. La maggioranza del popolo svizzero ha dato prova di saggezza. Le modifiche della legge Covid offrono infatti qualche strumento in più alle autorità per contrastare la pandemia e mitigarne le conseguenze economiche e sociali. Dover mostrare a ogni piè sospinto il certificato Covid è spiacevole. L’obbligo del ‘pass’ va abrogato non appena possibile, non vi è alcun dubbio. Ma questo al momento è l’unico mezzo che ci permette di riassaporare una certa normalità, per quanto precaria essa sia. E dato che di alternative non ce sono, se non ulteriori chiusure e restrizioni ancor più dolorose (come quelle decretate in Austria e altrove in Europa), allora il temporaneo certificato è davvero il minore dei mali.

Il Consiglio federale esce rafforzato dal voto. Benché sconfitto sull’iniziativa per le cure infermieristiche, la sua politica di gestione della pandemia è legittimata da un altro confortante ‘sì’ popolare, per di più espresso in una votazione che ha attirato alle urne ben il 65,7% degli aventi diritto. Una solida base da cui ripartire, ingranando finalmente la quarta. Tanto più che una maggioranza degli svizzeri – rivela un sondaggio pubblicato dal ‘SonntagsBlick’ – desidera regole più severe nei confronti di chi non è vaccinato.

Mercoledì scorso, dopo aver dormito per settimane, il governo ha rinunciato ad adottarne sul piano nazionale, lasciando la palla nel campo dei cantoni. Ma da allora «molti [di loro] non hanno fatto niente», ha dovuto riconoscere a denti stretti ieri il ministro della sanità Alain Berset. Il Consiglio federale adesso deve darsi una mossa: estendendo l’obbligo della mascherina, inasprendo la raccomandazione del telelavoro, magari anche rendendo di nuovo gratuiti i test; e soprattutto dando un deciso impulso alla tardiva e balbettante campagna per la terza dose del vaccino.

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