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17.09.2021 - 10:44
Aggiornamento: 15:18

Schiave invisibili dei trafficanti

Per incastrare i criminali servono testimoni, ma le vittime vanno difese meglio e sostenute, altrimenti nessuno parla

schiave-invisibili-dei-trafficanti
(foto Sabine Rock)

La schiavitù esiste ancora per donne, bambini e uomini: schiavi e schiave. Sono persone sfruttate in cantieri o ristoranti senza paga, obbligate a vendere il loro corpo in condizioni disumane, forzate a lavori domestici e baby-sitting 7 giorni su 7. Vivono come fantasmi a Losanna, Zurigo, Lugano. Senza permesso, senza diritti. Sono schiavi perché subiscono violenza, controllo, minacce e non possono decidere liberamente della propria vita, in spregio ad ogni diritto di umanità e giustizia. Attirati in Svizzera con false promesse, spesso da connazionali che credevano amici, arrivano qui illegalmente e poi devono sgobbare da mattina a sera senza salario. Nelle orecchie sempre il solito ritornello: ‘Tieni la bocca chiusa, altrimenti ti denuncio e avrai sgobbato per niente! Se parli, ti arrestano perché qui tu non puoi lavorare senza un permesso’. Forzati a lavorare per ripagare un debito di viaggio esorbitante (dai 25 ai 60 mila franchi), contratto spesso a seguito di frodi. Diversi casi stanno emergendo nella moderna Svizzera, dove qualche mese fa per la prima volta, i 4 consultori elvetici specializzati nella lotta contro la tratta di esseri umani - riuniti in una piattaforma comune - hanno dato qualche cifra: 174 nuove vittime nel 2020. Dietro questi numeri ci sono storie allucinanti che svelano un volto opaco della Svizzera. Purtroppo sono solo la punta dell’iceberg di un fenomeno molto più diffuso (perché poco indagato) che non riguarda solo l’ambito della prostituzione, stanno emergendo situazioni di sfruttamento della forza lavoro (ad esempio nell’impiego domestico e nella ristorazione) e attività illecite (accattonaggio e furti forzati) svolte sotto costrizione.

La tratta di esseri umani è un crimine per sua natura nascosto, perseguibile d’ufficio: per contrastarlo sono necessari un occhio esperto e la volontà politica di combatterlo.

Senza la collaborazione delle vittime è difficile, se non impossibile, avviare inchieste di polizia e arrivare ad una condanna, di conseguenza le reti criminali continuano indisturbate a fare i loro loschi traffici e rafforzarsi soprattutto in quei cantoni dove l’assistenza alle vittime è insufficiente. In Ticino manca un dispositivo professionale per l’accompagnamento e la protezione di queste persone. Diversa la situazione nel Canton Vaud, un esempio virtuoso che vi raccontiamo, dove grazie alla volontà politica di combattere questo crimine, si sono investiti soldi e molte vittime di tratta stanno uscendo dall’ombra. In pochi anni, si è passati da 10 a 75 casi. Grazie al lavoro di identificazione e accompagnamento fatto dall’associazione Astrée a Losanna, queste vittime, in alcuni casi minorenni, hanno iniziato a collaborare con le autorità giudiziarie. Secondo la codirettrice dell’antenna, Angela Oriti, ci sono anche in Ticino, ma se non si fa nulla per identificarle, proteggerle e assisterle, questo crimine resta un fenomeno sommerso.

I venti casi emersi lo scorso anno in Ticino potrebbero essere molti di più. La Svizzera ha firmato la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla lotta contro la tratta degli esseri umani e deve quindi applicare i diritti delle vittime.

Scoperchiato il vaso di pandora, emergono situazioni allucinanti. In un cantiere di Ginevra sono stati scoperti operai clandestini dell’Est pagati tra 20 centesimi e 6 franchi l’ora. L’imprenditore lituano che li aveva reclutati con l’inganno e sfruttati è stato condannato a sei anni per tratta di esseri umani. Condannata anche una coppia dell’Est di Winterthur: la loro tata in nero, a cui avevano tolto il passaporto, doveva lavorare fino a tarda notte, 7 giorni su 7, con poca o nessuna paga.
Grazie al coraggio delle vittime gli autori sono stati condannati. Già, ma alla fine del processo che succede alla vittima? Secondo disposizioni internazionali dovrebbero ottenere un permesso di soggiorno indipendentemente dalla collaborazione con le autorità giudiziarie. Questo in teoria, in pratica queste persone possono essere rispedite a casa loro.

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