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27.04.2021 - 05:30
Aggiornamento: 17:27

Lo spettro del ‘nuovo partito delle tasse’

Il partito è formato da illustri personaggi e istituzioni che chiedono di aumentare le tasse ai ricchi per sostenere i cittadini in difficoltà

di Fabio Dozio
lo-spettro-del-nuovo-partito-delle-tasse
Se lo dice lui (Keystone)

C’è uno spettro che si aggira per il mondo. Si tratta del Npdt, il nuovo partito delle tasse. In Svizzera, la Neue Zürcher Zeitung, il giornale padronale, come si diceva una volta, è preoccupata: “Il vantaggio della posizione svizzera è in pericolo”, titola. Il Tages Anzeiger, meno schierato con l’economia, non nasconde i timori: “Mette in pericolo il paradiso fiscale svizzero”. Sarà una rediviva Internazionale socialista che scorribanda fra le casseforti del capitalismo planetario?

No, niente di tutto questo. È un partito formato da illustri personaggi e istituzioni dell’establishment mondiale che chiedono di aumentare le tasse ai ricchi per sostenere i cittadini in difficoltà soprattutto a causa della pandemia.

In prima fila c’è l’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, che ha rilanciato la proposta di introdurre una tassa minima mondiale per le multinazionali, “aziende che hanno tratto grandi vantaggi dalla crisi pandemica e che quindi possono essere tassate dove sono le loro attività”.

Del Npdt fa parte anche Janet Yellen, ministra del tesoro degli Stati Uniti: “Stiamo lavorando con i Paesi del G20 per concordare un’aliquota minima d’imposta sulle società, che potrebbe porre fine alla corsa trentennale al ribasso”. Il suo piano sottolinea che, dal 1950 ad oggi, la quota delle tasse sui redditi da lavoro sul totale delle entrate Usa sono aumentate dal 50 all’attuale 85%, mentre quella delle aziende si è ridotta dal 28 all’8%. Propone di tassare maggiormente le aziende americane dal 21 al 28% e di raddoppiare l’imposizione per gli utili generati all’estero.

Fra i propugnatori di nuove tasse figura anche il Fondo Monetario Internazionale (Fmi). Nel recente fiscal monitor  pubblicato in aprile il FMI sottolinea che la pandemia ha “esarcerbato le preesistenti diseguaglianze di reddito e di accesso ai servizi pubblici di base, come la sanità e i vaccini”. Ciò rischia di alimentare tensioni sociali quindi bisogna riequilibrare il sistema fiscale che negli ultimi anni ha favorito i grandi ricchi. Il Fondo rilancia l’idea di introdurre una tassa sulle grandi ricchezze. Un prelievo dell’1% sui patrimoni dell’1% più ricco dei Paesi avanzati potrebbe ridurre le diseguaglianze.

Anche il Segretario Generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha proposto di tassare coloro che si sono arricchiti durante il Covid. “Gli ultimi rapporti – ha detto – indicano che la ricchezza dei più ricchi al mondo, nell’ultimo anno, è aumentata di 5 mila miliardi di dollari”, è quindi auspicabile introdurre una tassa di solidarietà o di ricchezza su coloro che hanno tratto profitto dalla pandemia.

Fra i paladini di una maggiore solidarietà mondiale non poteva mancare Papa Francesco che, come sua abitudine, ha parlato in modo schietto e chiaro: condividere la proprietà – ha detto, di fronte a infermieri, detenuti e rifugiati  – “non è comunismo, ma è cristianesimo allo stato puro”.

Il partito delle tasse non è più quello della sinistra, come da anni ripetono i ragionieri nostrani che con il pallottoliere cercano di far quadrare sgravi fiscali con parità di bilancio. No, è l’establishment finanziario mondiale: Fmi, Ocse, Onu, Usa. E l’Uomo vestito di bianco.

Che farà l’eldorado elvetico? La tassa mondiale proposta dall’OCSE a quanto ammonterà, 15 o 20%? Per ora, il ministro delle finanze Ueli Maurer ha detto che per la Svizzera sarà “sopportabile”.

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