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laR
 
24.03.2021 - 05:30
Aggiornamento: 17:09

Il futuro degli spazi verdi e dei beni culturali

Sono passati quasi sette anni dalla consegna di due importanti iniziative popolari che meriterebbero un’evasione in tempi decisamente più veloci

di Fabio Dozio
il-futuro-degli-spazi-verdi-e-dei-beni-culturali
Quanto ci vorrà per veder applicata la volontà popolare? (Ti-Press)

Tempi lunghi per attuare la democrazia. Sono passati quasi sette anni dalla consegna di due importanti iniziative popolari, che nel 2014 sono state firmate, ognuna, da 15 mila cittadini. E non è ancora finita!

Iniziative lanciate in contemporanea da due associazioni. “Spazi verdi per i nostri figli”, promossa dai Cittadini per il territorio del Mendrisiotto, con l’adesione dell’Unione dei contadini e di Agrifutura e con il sostegno di associazioni ambientaliste. “Un futuro per il nostro passato: per un’efficace protezione del patrimonio culturale del territorio ticinese”, lanciata dalla Stan, la Società ticinese per l’arte e la natura, sezione di Heimatschutz svizzera.

Due associazioni eccellenti che ben rappresentano, in modo diverso, la società civile. La Stan, un’istituzione pluricentenaria che continua a lanciare battaglie in difesa del patrimonio culturale, architettonico e paesaggistico del Ticino. I Cittadini per il territorio è stata fondata nel 2010, espressione dei movimenti ambientalisti e dei gruppi che sono nati e cresciuti attorno a rivendicazioni concrete e significative per la protezione e la salvaguardia del territorio.

“Spazi verdi” propone di vincolare nella Legge sullo sviluppo territoriale il principio che gli spazi verdi di fondovalle non edificabili - o non edificati in larga misura - vadano protetti e tutelati come zona agricola, forestale o per lo svago e che dove ancora queste zone non sono edificate venga ridotta l‘edificabilità. Insomma, difendere il verde, dove ancora sopravvive, con una pianificazione cantonale.

“Un futuro per il nostro passato” chiede di creare un inventario cantonale dei beni culturali protetti, che deve comprendere anche oggetti e luoghi censiti dall’Inventario federale degli insediamenti svizzeri da proteggere (Isos), di sostenere finanziariamente questi beni e di imporre l’obbligo di ripristino se ci fossero alterazioni della cosa protetta. A un anno dalla consegna dell’iniziativa, nell’ottobre del 2015, il governo ha licenziato un messaggio che propone una revisione della Legge sulla protezione dei beni culturali (Lbc) che asseconda in larga parte i contenuti dell’iniziativa presentata dalla Stan, che a sua volta ha accolto positivamente la proposta governativa.

Però, da più di cinque anni, le due iniziative sono ferme sui tavoli della Commissione ambiente, territorio ed energia del Gran Consiglio.

Finalmente, la Commissione ha concluso il rapporto su “Spazi verdi” proponendo una correzione, non sostanziale, rispetto a quanto richiesto dagli iniziativisti, che ora devono valutare se accettare questo compromesso o se andare al voto popolare.

Per l’iniziativa della Stan la Commissione deve ultimare il rapporto sul messaggio del governo. In Commissione si esprimono anche gli interessi dei privati e dei Comuni, meno propensi a sostenere le misure di protezione proposte dalla Stan e dal governo.

Nelle prossime settimane dovremmo capire quale sarà il destino delle due iniziative. Si proteggerà il verde e si salveranno ville storiche e preziose, e non solo?

Quanto ci vorrà, ancora, per veder applicata la volontà popolare? Gran Consiglio e governo sono ingolfati da atti parlamentari, interrogazioni, interpellanze e mozioni. Con tutto il rispetto per i deputati, va detto che le iniziative popolari, espressione privilegiata della nostra democrazia, meriterebbero un’evasione in tempi decisamente più veloci.

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