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26.10.2020 - 15:440
Aggiornamento : 18:33

Covid, tante voci e il disorientamento aumenta!

Altro che lettere, l’autorità decida misure appropriate e soprattutto spieghi ai cittadini, convincendoli, perché è necessario fare anche nuovi sacrifici

L’aspetto più delicato nella spinosa questione sanitaria è cosa comunicare ai cittadini e come farlo al meglio per far capire a tutti perché venga richiesto un certo sacrificio. Sacrificio col tempo più duro da sopportare. Il riferimento è ovviamente alla strategia di contenimento dello stramaledetto virus per il quale in primavera pendevamo giustamente dalle labbra dell’autorità (perché poco se ne sapeva), tanto che noi giornalisti eravamo persino tenuti (gentilmente) a distanza dal potere. Per fare un’intervista a membri del governo o a specialisti si doveva passare ai raggi x dello stato maggiore cantonale di condotta sotto la responsabilità del comandante della polizia Matteo Cocchi che se ne era persino uscito dicendo agli anziani di andarsene per qualche tempo in letargo.

In letargo

Ve la immaginate oggi una simile sortita? Ne seguirebbe una mezza rivoluzione. Questo perché adesso i nervi della popolazione sono più tesi: l’ondata del virus, inizialmente attesa per dicembre / gennaio, è già arrivata; all’orizzonte non c’è (comein primavera) l’estate col sole che si sperava capace di abbattere il virus e comunque di favorire le distanze all’aperto; oggi all’orizzonte c’è un inizio 2021 solitamente foriero di influenza!

Dal lockdown allo slowdown

Insomma, tutto ci spinge a porci mille interrogativi circa la tenuta del sistema sanitario e dell’economia (leggasi posto di lavoro). I politici del resto sono i primi a dirci che non possiamo permetterci un secondo lockdown e stanno coniando nuove parole chiave. Ad esempio ‘slowdown’. Un rallentamento che potrebbe portare ad un lockdown senza che venga decretato dall’alto e abbinato a risarcimenti. È dunque evidente che la paura e gli interrogativi sono sempre più pesanti.

Parlare con una sola voce

Ebbene, se in questo periodo ad altissima tensione anche chi ha responsabilità politiche non parla con una sola voce, anzi lascia filtrare tensioni interne (è avvenuto in Consiglio federale) o se chi, nelle vesti di esperto consiglia i politici, si mette a scrivere lettere all’esecutivo anziché incontrarsi e discutere, ovvio che nella popolazione si fa strada (e non va bene!) un certo disorientamento. Altrove, poco distante da noi, la popolazione è già scesa in piazza. Non vorremmo che…

Ieri il Consiglio di Stato ha reso noto nuove misure: lo avrebbe fatto di lunedì, se non ci fosse stata la fuga di notizie la domenica sulle missive degli esperti di materia? Ce lo chiediamo, a maggior ragione, partendo dal fatto che a Berna si decideranno e comunicheranno ulteriori misure a breve.

Insomma, politici e tecnici, visti i tempi che corrono, facciano in modo di non rincorrersi e si coordinino meglio. È fondamentale che l’autorità politica sia in grado di decidere serenamente le misure appropriate e poi che sia capace di spiegarle bene all’opinione pubblica per convincerla che è necessario fare anche dei nuovi sacrifici. Per sé e per gli altri.

 

 

 

 

 

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